Roma, 4 febbraio 2026 – Un episodio che ha suscitato scalpore nella comunità artistica e religiosa è avvenuto recentemente nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, dove un volto rappresentato come un angelo con la faccia di Giorgia Meloni è stato cancellato da un dipinto. Il protagonista di questa vicenda è il restauratore Bruno Valentinetti, che ha spiegato le ragioni dietro la sua decisione.
Il restauro e la cancellazione del volto angelico di Meloni
Fino a ieri sera, il dipinto nella chiesa romana ritraeva il volto di Giorgia Meloni come un angelo, un’immagine che aveva attirato l’attenzione per la sua forte connotazione simbolica e politica. Tuttavia, secondo quanto dichiarato da Valentinetti, la rimozione del volto non è stata una scelta personale, bensì una direttiva proveniente dal Vaticano. «L’ho coperto perché me l’ha detto il Vaticano», ha affermato il restauratore, sottolineando di aver eseguito l’intervento su richiesta della Curia.
Le motivazioni dietro la decisione
Bruno Valentinetti ha precisato di non aver mai considerato il volto dipinto come quello della premier, nonostante le interpretazioni pubbliche. «A me non interessa, continuo a dire che non era la premier», ha ribadito, ma ha accettato di procedere con la cancellazione in ottemperanza alle indicazioni ricevute dall’autorità ecclesiastica. Questo intervento solleva questioni importanti riguardo al rapporto tra arte, politica e potere religioso, soprattutto in un contesto come quello di una chiesa storica nel cuore di Roma.
L’episodio evidenzia come le opere d’arte, soprattutto quelle collocate in luoghi sacri, siano soggette a un controllo che va oltre il semplice valore estetico, entrando nel campo delle sensibilità istituzionali e religiose. La decisione della Curia di rimuovere il volto ha quindi una forte valenza simbolica, che riflette le dinamiche di potere e di immagine all’interno della società italiana contemporanea.






