Roma, 20 febbraio 2026 – Il giudice per l’udienza preliminare (gup) di Roma ha disposto il non luogo a procedere per 29 persone, la maggior parte delle quali legate al movimento di estrema destra CasaPound, coinvolte nei fatti avvenuti il 7 gennaio 2024 durante la commemorazione della strage di Acca Larentia. In quella occasione, i soggetti indagati avevano effettuato il saluto romano, gesto contestato dalla Procura di Roma come violazione delle leggi Mancino e Scelba.
Indagini ad Acca Larentia e motivazioni della sentenza
Le indagini, affidate alla Digos della Questura e ai carabinieri, si sono basate sull’analisi di una serie di video che hanno permesso di identificare gli autori del gesto contestato. Tuttavia, il gup ha ritenuto che non vi fosse una “ragionevole previsione di condanna”, motivo per cui ha disposto il non luogo a procedere nei confronti degli indagati.
La sentenza si inserisce nel solco della giurisprudenza stabilita dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel gennaio 2025, che ha definito i confini giuridici del reato associato al saluto fascista. Secondo la Cassazione, per configurare il reato è necessario accertare “in concreto” elementi quali il contesto ambientale, la valenza simbolica del luogo, il numero dei partecipanti e la ripetizione insistita del gesto, elementi atti a concretizzare il pericolo di emulazione.
Il gup ha quindi valutato che, nonostante il gesto del saluto romano durante una commemorazione, non fosse configurabile un pericolo concreto di riorganizzazione del disciolto partito fascista, come previsto dall’articolo 5 della legge Scelba.
Reazioni e contesto giuridico
CasaPound ha accolto con favore la decisione giudiziaria, definendola una “vittoria del diritto contro anni di strumentalizzazioni, campagne mediatiche e tentativi di trasformare un momento di memoria in un reato”.
La sentenza di Roma giunge a pochi giorni dalla condanna emessa dal tribunale di Bari, che ha invece condannato 12 militanti per i reati di riorganizzazione del partito fascista e manifestazione fascista, sottolineando così le diverse valutazioni possibili in base al contesto e alle modalità di svolgimento delle manifestazioni.
Il caso evidenzia la complessità nell’applicazione delle norme antifasciste in relazione a gesti e comportamenti simbolici, sottolineando l’importanza del bilanciamento tra libertà di espressione e tutela dell’ordine democratico.






