Napoli, 3 gennaio 2026 – Circa duecento persone hanno partecipato ieri a Napoli a un corteo di solidarietà con il Venezuela, partito dal consolato venezuelano per raggiungere piazza Plebiscito, davanti alla prefettura. La manifestazione ha espresso un chiaro messaggio di opposizione all’azione militare statunitense contro il Venezuela, rilanciando slogan come “Venezuela libero” e “Liberare il Venezuela”.
Il corteo di Napoli e le dichiarazioni di sostegno

Il corteo, caratterizzato da bandiere e striscioni, ha richiamato l’attenzione sull’operazione militare ordinata dall’amministrazione Trump, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Durante la manifestazione è intervenuta una console venezuelana, che ha definito “gravissimo” l’attacco degli Stati Uniti, denunciando una violazione dei codici etici delle Nazioni Unite. L’evento ha ribadito la solidarietà al popolo del Venezuela bolivariano e al processo rivoluzionario chavista.
Tra i partecipanti anche Giuliano Granato di Potere al Popolo, che ha sottolineato come “l’azione di Trump sia motivata da interessi economici, in particolare per il petrolio venezuelano, e non da pretesti umanitari”, definendo l’intervento statunitense una scusa per ottenere benefici economici.
Contesto internazionale e politiche energetiche
L’iniziativa napoletana si inserisce in un quadro di forte tensione internazionale, con gli Stati Uniti che hanno intensificato la pressione sul Venezuela, definito uno Stato “narco-terrorista” e oggetto di un blocco totale delle petroliere sotto sanzione, come annunciato da Donald Trump nel dicembre 2025. Questo blocco ha avuto ripercussioni immediate sui mercati petroliferi, con un aumento delle quotazioni del Brent e del WTI.
Il Venezuela detiene le riserve petrolifere più grandi al mondo, pari a circa 303 miliardi di barili, ma la produzione è in calo a causa della crisi economica e delle sanzioni. Gli Stati Uniti mirano a indebolire il governo di Maduro per favorire un esecutivo filostatunitense, che potrebbe rilanciare la produzione petrolifera e revocare le sanzioni, consentendo a compagnie come la Chevron di espandere le esportazioni.
L’azione militare e le sanzioni economiche si inseriscono nella più ampia politica energetica degli Stati Uniti, che, sotto la presidenza Trump, ha privilegiato l’indipendenza energetica nazionale e il rilancio dell’industria petrolifera, nel contesto di una strategia che ha spesso contrastato accordi internazionali sul clima e politiche ambientali.
Il sostegno internazionale al Venezuela bolivariano, come ribadito nella manifestazione di Napoli, si accompagna a una forte critica dell’ingerenza statunitense, vista come una minaccia alla sovranità nazionale e un tentativo di controllo delle risorse energetiche strategiche.
Il corteo di Napoli rappresenta quindi un momento di mobilitazione civile e politica che riflette tensioni geopolitiche complesse legate al Venezuela, al suo ruolo energetico globale e alle strategie degli Stati Uniti, con un’attenzione particolare ai valori della sovranità e della solidarietà internazionale.






