Sono trascorsi dieci anni dalla tragica scomparsa di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano rapito e ucciso al Cairo nel gennaio del 2016, un caso che ha segnato profondamente l’Italia e i rapporti diplomatici con l’Egitto. Nonostante gli anni passati, la famiglia Regeni e la società civile continuano a chiedere con determinazione verità e giustizia per il ragazzo, simbolo di un impegno collettivo contro la violazione dei diritti umani.
Le tappe principali della vicenda Giulio Regeni
Il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, Giulio Regeni, dottorando all’Università di Cambridge impegnato in una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo, scomparve misteriosamente. Il suo ultimo messaggio fu inviato alle 19:41, ma da allora nessuna notizia fino al ritrovamento del corpo il 3 febbraio lungo l’autostrada per Alessandria. Il cadavere presentava evidenti segni di tortura: fratture multiple, bruciature, incisioni sulla pelle e ferite profonde, riconducibili a metodi di tortura documentati come caratteristici delle forze di sicurezza egiziane.
Nel corso degli anni, le indagini italiane hanno puntato il dito contro agenti dei servizi segreti interni egiziani, sospettati di aver sequestrato, torturato e infine ucciso Regeni per motivi legati alla repressione politica. Tuttavia, la collaborazione delle autorità egiziane è stata spesso insufficiente, con ripetuti depistaggi e negazioni di accesso a prove fondamentali. Nel 2021, quattro ufficiali della National Security Agency egiziana sono stati rinviati a giudizio in Italia per sequestro di persona, lesioni gravissime e omicidio, ma il processo ha subito numerosi rallentamenti a causa della mancata collaborazione del governo del Cairo.
La mobilitazione civile e le iniziative per ricordare Giulio
A Fiumicello, paese natale di Giulio Regeni, continua ogni anno la mobilitazione civile per mantenere viva la memoria e la richiesta di giustizia. L’evento “Giulio continua a fare cose…” raduna istituzioni, cittadini e artisti che, con musica, parole e immagini, riflettono sul significato del caso e sulla difesa dei diritti umani.
Il simbolo del giallo, colore scelto per rappresentare la vicenda, accompagna ogni manifestazione: alle 19:41 del 25 gennaio si osserva un minuto di silenzio in tutta Italia, con migliaia di persone riunite vicino a panchine gialle per accendere una candela e leggere brani dedicati a Regeni, sottolineando così l’importanza di un impegno collettivo per il rispetto dei diritti umani.
Il contesto internazionale e le ripercussioni politiche
L’omicidio di Giulio Regeni ha scosso la comunità internazionale, evidenziando le gravi violazioni dei diritti umani in Egitto, dove torture, sparizioni forzate e repressioni sono purtroppo frequenti. Il Parlamento europeo ha più volte denunciato che il caso Regeni non è isolato, ma parte di un sistema di violenza e intimidazione.
La vicenda ha anche provocato tensioni diplomatiche tra Italia ed Egitto, con momenti di rottura nelle collaborazioni giudiziarie. Nonostante ciò, la magistratura italiana ha proseguito il processo, con l’importante sentenza della Corte costituzionale del 2023 che ha permesso di iniziare il processo anche in assenza degli imputati egiziani, una misura eccezionale dovuta alla mancata collaborazione del governo di al-Sisi.
La battaglia per ottenere giustizia per Giulio Regeni è ancora aperta, con il sostegno di numerose istituzioni, università e associazioni che continuano a promuovere la campagna #veritàpergiulioregeni, affinché questa tragica storia non venga dimenticata.





