La delusione per l’esclusione dai Mondiali della Nazionale italiana pesa ancora sul calcio italiano, come un’ombra che non si dissolve. Oggi a Roma, Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, ha preso la parola. Non ha evitato di parlare di riforme, di regole nuove – come quella che imporrebbe almeno quattro giocatori italiani in campo – e dell’ipotesi di un commissario federale. Le parole sono state nette, anche se lontane da facili promesse. Il sistema, insomma, è in bilico.
Abodi sul futuro della Nazionale italiana
Abodi ha messo l’accento sull’importanza di tornare a puntare sui giovani e su chi li forma, sottolineando che la rinascita del calcio passa dalla base. In questo quadro, si è detto disponibile a valutare la proposta di Ignazio La Russa, presidente del Senato, che vorrebbe una regola per cui le squadre di Serie A siano obbligate a schierare almeno quattro giocatori italiani in campo.
Il ministro ha però frenato sull’ipotesi di una norma calata dall’alto solo in Italia: serve un confronto a livello europeo, coinvolgendo l’Unione Europea per dare forza e legittimità alla misura. Una posizione che evita imposizioni unilaterali ma non chiude la porta a regole che possano davvero sostenere la crescita del nostro calcio e delle sue giovani promesse.
Sulla recente polemica nata dalle parole del presidente federale Gabriele Gravina, che ha distinto tra sport professionistici e dilettantistici suscitando malumori, Abodi ha invitato alla comprensione. Ha parlato di un errore di valutazione, un “momento di poca lucidità” comprensibile in una fase così tesa.
Commissario federale, la mossa per non perdere tempo
Sul fronte della guida della Federcalcio, Abodi ha consigliato prudenza di fronte all’idea di elezioni anticipate dopo un’eventuale uscita di Gravina. Per il ministro, buttarsi subito nelle urne significherebbe perdere l’occasione di affrontare con calma e metodo i problemi di fondo che il sistema calcio non è riuscito a risolvere da solo.
Ha quindi avanzato l’ipotesi di nominare un commissario, una figura di esperienza nel mondo del calcio ma libera da legami con le gestioni passate. Abodi ha chiarito che non si tratta di affidare tutto a una sola persona, ma di creare un organismo collegiale capace di guidare la transizione con competenza e responsabilità.
Alla domanda su una possibile candidatura di Paolo Maldini alla presidenza della Figc, il ministro ha riconosciuto il valore umano e sportivo dell’ex campione, ma ha rimandato la scelta al sistema calcio, ribadendo il rispetto per l’autonomia federale.
L’intervento di Abodi lascia aperta la strada a un percorso di rifondazione cauto e condiviso della Nazionale, lontano da scelte affrettate che rischierebbero di peggiorare una crisi già profonda. Al centro resta la ricerca di soluzioni concrete per rilanciare un movimento in difficoltà, ridare fiducia ai tifosi e a chi lavora nel calcio italiano.






