ZENICA – Una notte storica per la Bosnia-Erzegovina, che ha superato l’Italia ai calci di rigore conquistando la qualificazione ai Mondiali per la seconda volta nella sua storia. Dopo aver già eliminato il Galles con lo stesso copione, la nazionale guidata da Sergej Barbarez ha completato l’impresa, lasciando fuori gli azzurri per la terza edizione consecutiva.
Mondiali, le parole di Barbarez dopo Bosnia-Italia
Nel clima infuocato di Zenica, il commissario tecnico bosniaco è stato il volto della calma. “Ho detto ai giocatori di scendere in campo e divertirsi”, ha spiegato a fine gara, sottolineando la fiducia totale nel gruppo. “Non sono mai entrato o uscito da una partita con tanta tranquillità: l’ho visto nei loro occhi, sono ragazzi con carattere”.
Eppure, la partita non era iniziata nel migliore dei modi. Sotto dopo appena 15 minuti, la Bosnia ha faticato a trovare equilibrio, pur contro un’Italia rimasta in dieci uomini già prima dell’intervallo. Il pareggio è arrivato solo a undici minuti dalla fine, al termine di una lunga rincorsa. “All’inizio abbiamo avuto problemi di organizzazione, lasciavamo spazi e subivamo contropiedi”, ha ammesso Barbarez. “Ma contro una squadra di livello mondiale si è visto che abbiamo sempre creduto nella rimonta”.
Determinante, ancora una volta, il contributo del giovane Kerim Alajbegovic. Il talento diciottenne, già decisivo contro il Galles, è partito dalla panchina anche contro l’Italia, entrando a gara in corso e trasformando uno dei rigori della serie finale. Una scelta ponderata, ha spiegato il ct: “Avevamo bisogno di lui come alternativa. È giovane, è alla sua prima stagione ad alto livello, ma capisce tutto. Ne abbiamo parlato e ha risposto nel modo migliore”.
L’emozione alla fine del match
A fine partita, l’emozione ha preso il sopravvento tra i protagonisti. Il difensore Nikola Katic ha raccontato senza filtri la portata del momento: “Non ho mai pianto dopo una partita, ma stavolta sì. Abbiamo dimostrato uno spirito incredibile contro avversari forti. Sono orgoglioso, sto tremando”.
Per Barbarez, il traguardo arriva anche in anticipo sui programmi: “Siamo due anni avanti rispetto alla tabella di marcia”. E ora l’obiettivo è chiaro: “Dobbiamo abituarci a partecipare a un torneo ogni due anni”.
A Zenica resta una notte da ricordare. Per la Bosnia è un’impresa, per l’Italia l’ennesima delusione.






