Bruxelles, 14 gennaio 2026 – Cresce la preoccupazione per le condizioni di ingresso negli Stati Uniti in vista dei Mondiali FIFA 2026, che si terrà dall’11 giugno al 19 luglio 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti. Il Partito Democratico Europeo (PDE) ha lanciato un appello formale alla Commissione Europea, ai governi europei, alla FIFA, alla UEFA e alle autorità statunitensi per ottenere garanzie certe e trasparenti sui permessi di ingresso, i controlli e i diritti di tifosi, atleti e delegazioni europee diretti oltreoceano.
Mondiali 2026: le richieste del Partito Democratico Europeo
In una lettera firmata dal segretario generale del PDE, Sandro Gozi, e da eurodeputati e dirigenti del partito, vengono evidenziate le criticità dovute a ingressi negati, visti bloccati e controlli sempre più invasivi da parte delle autorità statunitensi. Il documento denuncia pratiche come gli screening sui profili social e l’uso di sistemi automatizzati di controllo, che esporrebbero tifosi e delegati a “rischi di arbitrarietà incompatibili con uno Stato di diritto”.
Il PDE chiede l’istituzione di una task force consolare europea nelle città ospitanti le partite e un monitoraggio in tempo reale su eventuali respingimenti o incidenti. Inoltre, si richiedono linee guida precise sui diritti dei cittadini in caso di fermo o respingimento, limiti stringenti sui protocolli FIFA-UEFA con gli Stati Uniti in materia di diritti umani e non discriminazione, e l’attivazione di un numero di emergenza multilingue disponibile 24 ore su 24 per tifosi e delegazioni.
Le parole di Sandro Gozi e l’avvertimento al mondo del calcio
“Un evento globale come i Mondiali deve unire attraverso lo sport, non esporre milioni di persone all’arbitrarietà”, ha affermato Sandro Gozi, sottolineando come esistano precedenti che mettono in dubbio la prevedibilità delle procedure di ingresso e la tutela dei diritti fondamentali. Il PDE invita inoltre Washington a formalizzare impegni scritti su procedure di ingresso prevedibili, non discriminatorie e trasparenti, escludendo l’uso di strumenti automatizzati privi di possibilità di ricorso.
In caso contrario, conclude la nota, federazioni e istituzioni UEFA dovrebbero considerare anche l’ipotesi di non partecipare al torneo. Una presa di posizione che rilancia il dibattito sulle difficoltà burocratiche e politiche che accompagnano l’organizzazione della prima edizione della Coppa del mondo disputata in tre Paesi, con un format ampliato a 48 squadre e 104 partite complessive.






