Milano, 13 gennaio 2026 – Dall’ultimo “vergognatevi” contro il quarto ufficiale in Inter-Napoli alla lunga storia di proteste, cartellini rossi e sanzioni che hanno segnato la carriera da allenatore di Antonio Conte.
Inter-Napoli 2026: l’ultimo “sbrocco” e la squalifica
La scena è recente ma già entrata nella cronaca sportiva: nel match di Serie A tra Inter e Napoli al Giuseppe Meazza, l’allenatore azzurro Antonio Conte ha perso la calma dopo che il VAR e l’arbitro Daniele Doveri hanno convalidato un rigore per l’Inter.
Conte, in piena tensione agonistica, ha rivolto parole durissime al quarto ufficiale – ripetendo più volte “vergognatevi” – prima di calciare una bottiglietta e un pallone con rabbia. Questo comportamento gli è costato l’espulsione e, secondo le prime stime degli esperti, una probabile squalifica di almeno due giornate dal giudice sportivo della Lega Serie A.
Antonio Conte, Juventus-Genoa (2013): le origini delle proteste
Uno dei primi episodi clamorosi della carriera di Antonio Conte da allenatore risale alla sua avventura con la Juventus. Dopo un pareggio contro il Genoa, l’allora tecnico bianconero fu protagonista di dure proteste contro l’arbitraggio, accusando direttamente gli ufficiali di gara e rivolgendo loro insulti. Per questo atteggiamento, la FIGC lo sanzionò con una squalifica di 2 partite e una multa.
Questa fu una delle prime volte in cui Conte mostrò senza filtri la sua frustrazione nei confronti della gestione arbitrale, segnalando una tendenza che lo avrebbe seguito per tutta la carriera.

Chelsea vs Swansea (2017): espulsione in Premier League
Durante la sua esperienza al Chelsea, Antonio non fu da meno. In una partita di Premier League contro lo Swansea City, l’allenatore inglese fu espulso dopo aver ferocemente contestato il quarto ufficiale per una decisione arbitrale. L’episodio gli costò una multa di £8.000 da parte della Football Association per condotta impropria, anche se evitò una squalifica in panchina in quella occasione.
Questo episodio dimostrò che la gestualità e l’intensità di Antonio Conte fuori dal campo non conoscevano confini: nemmeno nel calcio inglese.
Inter-Udinese (2021): due giornate di squalifica
Nel corso della sua gestione all’Inter, Antonio Conte fu protagonista di un’altra celebre protesta. Dopo un pareggio a Udine, il tecnico venne espulso per aver protestato energicamente contro la direzione dell’arbitro e per aver continuato il suo sfogo anche dopo la fine della partita. Per queste condotte, la Lega Serie A gli inflisse una squalifica di 2 giornate e una multa da €20.000.
Anche l’allora team manager Gabriele Oriali fu coinvolto e sanzionato per la sua partecipazione alle proteste.
Premier League: la rissa con Tuchel (2022)
Un episodio più “fisico” ma sempre legato alla tensione arbitrale accadde in Premier League nel 2022: dopo un derby Chelsea-Tottenham, Conte e l’allora allenatore del Chelsea Thomas Tuchel vennero mostrati i cartellini rossi per un duro confronto nei pressi della linea laterale. Entrambi furono sanzionati per comportamento improprio, con Conte multato dalla FA per condotta non sportiva (senza però una lunga squalifica), mentre Tuchel scontò anche una giornata di stop.
Questo episodio, pur non essendo una protesta diretta nei confronti dell’arbitraggio, rappresenta ugualmente un momento di alta tensione che vide Conte perdere le staffe in modo plateale.

Certo — ecco un pezzo giornalistico e discorsivo che puoi inserire nell’articolo o nella timeline ampliata, dedicato al famoso episodio di tensione tra Antonio Conte e Andrea Agnelli allo Juventus Stadium, uno dei momenti più discussi della carriera di Conte fuori dal campo, stavolta con protagonista il presidente della Juventus.
Antonio Conte vs Andrea Agnelli: lo scontro “personale” allo Juventus Stadium
Se il rapporto di Antonio Conte con gli arbitri è stato spesso oggetto di cronaca, c’è un episodio che va oltre i cartellini, le proteste e le squalifiche: la lite a distanza con Andrea Agnelli, all’epoca presidente della Juventus, durante la semifinale di ritorno di Coppa Italia Juventus‑Inter nel febbraio 2021.
La tensione tra i due, che in passato avevano vissuto un rapporto professionale stretto e fruttuoso alla Juventus, esplose in modo plateale in una serata carica di significato per Conte. Nel corso dei primi 45 minuti, l’allenatore dell’Inter si rese protagonista di un gesto controverso: secondo varie ricostruzioni, mentre entrava negli spogliatoi all’intervallo, Conte avrebbe mostrato il dito medio verso la direzione della tribuna bianconera, dove si trovava Agnelli, forse stanco di provocazioni e commenti durante la partita.
Le immagini, immediatamente riprese dalle telecamere televisive, non lasciarono spazio a dubbi: fu un gesto forte, simbolico, capace di sintetizzare anni di tensione professionale tra i due. Ma non terminò tutto lì. Nel finale di gara, dopo lo 0‑0 che consegnò alla Juventus la finale di Coppa Italia grazie al successo dell’andata, la situazione degenerò ulteriormente. Dalle tribune Agnelli sembrò rivolgere parole durissime verso Conte mentre questi lasciava il campo, con insulti che alcuni media e microfoni a bordocampo registrarono come inequivocabili.

Una lite incredibile
Il botta e risposta verbale proseguì anche in diretta tv. Intervistato dopo il match, Conte non si limitò a commentare la prestazione della sua squadra, ma attaccò frontalmente la controparte: “Servono più educazione, sportività e rispetto per chi lavora”, disse ai microfoni di Rai Sport, aggiungendo che “il quarto uomo ha visto e sentito cosa è successo per tutta la partita“.
Il clima, carico di frustrazione da entrambe le parti, portò le autorità sportive a valutare possibili provvedimenti disciplinari — compresa un’eventuale segnalazione al giudice sportivo — viste le accuse reciproche e gli insulti captati dalle telecamere.
Questo episodio non fu solo una protesta contro un singolo episodio di campo, ma segnò un vero e proprio punto di rottura nel rapporto tra Conte e la Juventus, rompendo definitivamente i ponti con un club che, anni prima, lo aveva lanciato e consacrato sia come giocatore in campo, dove diventò anche capitano della Vecchia Signora, sia come tecnico di successo.
Per molti osservatori si trattò di una di quelle scene da calcio vissuto oltre il rettangolo verde, dove rivalità sportive, vecchi legami e orgoglio personale si mescolarono a frasi urlate e gesti che finirono per alimentare dibattiti su rispetto, sportività e limiti della competizione.
Quando Antonio Conte sbrocca davanti ai microfoni: le conferenze stampa entrate nella storia
Se in panchina Antonio Conte è un vulcano pronto a eruttare contro arbitri e quarto uomo, è spesso in conferenza stampa che la sua rabbia diventa manifesto pubblico. Nel corso degli anni, il tecnico salentino ha trasformato i post-gara in veri e propri comizi emotivi, alternando accuse, sfoghi personali e frasi destinate a diventare virali.
Una delle più celebri resta senza dubbio quella pronunciata durante la sua esperienza al Tottenham, nel marzo 2023, dopo una partita deludente in Premier League. Davanti a una sala stampa attonita, Conte parla di un club che “non è abituato a vincere”, attacca la mentalità dell’ambiente e definisce la situazione “agghiacciante”, termine che è ormai diventato iconico. Un intervento durissimo, durato diversi minuti, in cui il tecnico allarga il discorso ben oltre il singolo match, mettendo sotto accusa giocatori, società e cultura sportiva. Quella conferenza segna di fatto la fine della sua avventura londinese.
Ma non è un caso isolato. Già ai tempi della Juventus, Conte usava spesso il post-gara per togliersi sassolini dalle scarpe. Memorabile una conferenza in cui, dopo un arbitraggio contestato, parla di “mancanza di rispetto” e lascia intendere che alcune decisioni non siano casuali, senza mai dirlo apertamente. Un modo di comunicare tagliente, allusivo, che spesso gli è costato richiami ufficiali.
Antonio si ripete
All’Inter, lo schema si ripete. Dopo alcune partite segnate da episodi arbitrali controversi, Conte si presenta davanti ai giornalisti visibilmente nervoso, con toni accesi e frasi cariche di tensione. In più occasioni parla di “episodi sempre a sfavore” e di “limiti superati”, coinvolgendo implicitamente anche la classe arbitrale. Conferenze che spesso anticipano – o seguono – espulsioni e squalifiche.
Anche con il Napoli, il copione sembra non essere cambiato. Dopo Inter-Napoli, oltre allo sfogo in campo, Antonio Conte si presenta davanti ai microfoni con il volto tirato e parole misurate solo in apparenza, lasciando trasparire tutta la frustrazione per decisioni che giudica ingiuste. Nessun insulto diretto, ma un linguaggio carico di tensione, che conferma come il rapporto tra Conte, arbitri e sistema calcio resti uno dei più esplosivi del panorama italiano.
In panchina o in sala stampa, Antonio Conte resta fedele a se stesso: viscerale, polemico, incapace di nascondere il disagio, anche a costo di pagare il prezzo disciplinare e mediatico delle sue parole.
Antonio Conte, profilo disciplinare: una linea rossa costante
Antonio Conte, da quando ha intrapreso la carriera di allenatore, ha costruito una reputazione di tecnico passionale e battagliero, ma spesso anche polemico verso le decisioni arbitrali. Dalle piazze italiane a quelle inglesi, passando per espulsioni, proteste veementi e squalifiche più o meno lunghe, la sua carriera in panchina è stata caratterizzata da momenti in cui la tensione è esplosa in plateali “sbroccate”.
Il recente episodio in Inter-Napoli 2026 sembra inserirsi in un solco già scritto, segnando un ulteriore capitolo di un rapporto tra Conte e gli ufficiali di gara dove la linea tra passione e protesta è spesso sottile e controversa.






