LMilano, 8 gennaio 2026 – Ospite della nuova puntata del BSMT di Gianluca Gazzoli, l’ex calciatore Alessandro Florenzi parla del passaggio alla nuova vita professionale dell’atleta, focalizzandosi sul suo recente ritiro e sul debutto nella Kings League con lo pseudonimo Spizzi. Florenzi riflette con sincerità sugli infortuni subiti e sull’importanza della salute mentale, sottolineando come il recupero fisico debba procedere di pari passo con l’ascolto di sé. Il racconto ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera, dall’esordio con la Roma ai successi con il Milan e la Nazionale, fino a toccare aspetti intimi come il legame con la famiglia e l’esperienza spirituale del Cammino di Santiago. L’incontro mette in luce il desiderio di Florenzi di vivere lo sport con autenticità e divertimento, distaccandosi dalle pressioni della performance agonistica pura.
Alessandro Florenzi: il calcio, la vita e la rinascita di “Spizzi”
L’intervista di Alessandro Florenzi al podcast The BSMT non è stata una semplice cronaca sportiva, ma un viaggio profondo nell’anima di un uomo che ha da poco deciso di chiudere un capitolo fondamentale della sua vita. Attraverso il dialogo con Gianluca Gazzoli, emerge il ritratto di un atleta che ha saputo trasformare il dolore in consapevolezza e la pressione in una nuova forma di libertà.

La nascita di Spizzi e la nuova era dell’intrattenimento
Uno dei temi centrali è il passaggio alla Kings League sotto lo pseudonimo di “Spizzi“. Alessandro Florenzi spiega che questo nome d’arte, nato da un soprannome d’infanzia e consacrato negli spogliatoi del Milan per distinguersi dagli altri “Ale“, rappresenta oggi un vero e proprio avatar. In questa nuova dimensione, l’obiettivo non è più la performance agonistica esasperata, ma il puro divertimento.
Riflettendo sulla Kings League, Florenzi la descrive come un ibrido tra calcio e spettacolo, pensato per un pubblico giovane che non ha più la pazienza di seguire 90 minuti di partita e preferisce l’immediatezza degli highlights. Questa velocità, tuttavia, nasconde un’insidia: l’incapacità dei giovani di “stare” nel momento, una lezione che Florenzi ha imparato duramente durante la sua carriera.
Il valore del dolore e l’importanza della salute mentale
Un passaggio particolarmente toccante dell’intervista riguarda il rapporto con gli infortuni. Florenzi confessa di aver vissuto gran parte della carriera senza poter mai “stare nel dolore“, costretto a silenziare i segnali del corpo con i farmaci per poter performare ogni tre giorni. Oggi guarda ai suoi infortuni non come a eventi contrari, ma come a messaggi dell’universo.
L’atleta sottolinea come la sua fretta di tornare in campo dopo il primo intervento al ginocchio abbia probabilmente causato il secondo infortunio solo cinque mesi dopo. Questa esperienza lo ha portato a comprendere l’importanza del supporto psicologico, che ha iniziato a frequentare con regolarità a 30 anni. Florenzi lancia un messaggio chiaro: non bisogna andare in terapia solo quando si sta male, ma come parte di un percorso continuo di miglioramento personale.

Dalla terra dei campetti al cielo di Roma
Il ritorno alle origini è un altro tema portante. Florenzi ha scelto di annunciare il suo ritiro in un video girato proprio in un campo di terra, simbolo di dove tutto è iniziato. Ricorda con emozione i pomeriggi infiniti passati a giocare dietro i container del centro sportivo gestito dalla madre, dove il muro era il suo compagno di squadra più fedele.
La sua ascesa nella Roma, da raccattapalle a capitano, è stata segnata dal rapporto con leggende come Francesco Totti e Daniele De Rossi. Se Totti era il leader silenzioso a cui bastava uno sguardo per comunicare, De Rossi era la guida carismatica, capace di spronare i compagni con la parola.
Il discusso addio alla Roma
L’addio di Alessandro Florenzi alla Roma non è stato un distacco cercato dal calciatore, ma piuttosto una separazione dolorosa dettata da dinamiche societarie e ambientali che lo hanno spinto lontano dalla squadra in cui sperava di restare per tutta la vita. Fin da bambino, quando a 11 anni scelse la Roma rifiutando la Lazio, il suo unico desiderio era quello di non andarsene mai e di ripercorrere le orme di grandi capitani come Totti e De Rossi.
Tuttavia, Florenzi racconta di aver iniziato a percepire uno “scricchiolio” nel rapporto tra i calciatori romani e la società con l’arrivo della nuova proprietà americana. Dopo aver assistito agli addii, da lui definiti “ambigui“, di Francesco Totti e Daniele De Rossi, ebbe la sensazione che fosse in atto una sorta di “pulizia” dei simboli romani e sospettò che il prossimo a dover partire sarebbe stato proprio lui.
Florenzi ha denunciato l’esistenza di una narrazione falsata, alimentata da alcune persone attraverso i media, per far credere ai tifosi che fosse lui a voler lasciare la Capitale, quando invece la realtà era opposta. Un aneddoto emblematico riguarda il suo periodo “fuori rosa“. Persino José Mourinho, appena arrivato, gli chiese stupito perché non fosse in gruppo, rivelando che gli era stato riferito (falsamente) che Alessandro avesse litigato con tutti nello spogliatoio. Nonostante Mourinho sembrasse intenzionato a reintegrarlo, Florenzi ritiene che qualcuno ai vertici glielo abbia impedito.
Le bandiere non possono più esistere
L’atleta suggerisce che, per la società del tempo, le figure rappresentative e molto legate all’identità del club potessero essere diventate “scomode“. Alla fine, fu il suo procuratore a fargli capire che stava continuando a “sbattere contro un muro” e che era giunto il momento di accettare la fine del progetto tecnico per lui, nonostante l’amarezza di non aver potuto concludere la carriera come “romano, romanista e capitano“.
Nonostante il dispiacere per come si è conclusa la sua storia in giallorosso, Florenzi riconosce che quella chiusura forzata gli ha permesso di scoprire realtà internazionali prestigiose come il Valencia, il Paris Saint-Germain e infine il Milan, dove ha ritrovato il successo.
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Il gustoso aneddoto dietro al gol di Alessandro Florenzi al Barcellona
L’aneddoto che lega il celebre gol da centrocampo segnato contro il Barcellona alla vita privata di Alessandro Florenzi è decisamente singolare: il calciatore ha rivelato che quella stessa sera è avvenuto il concepimento della sua prima figlia, Penelope.
Florenzi ha spiegato che, dopo l’incredibile prodezza sportiva, l’entusiasmo era tale da rendere quella notte la più bella della sua vita. Ricordando i momenti immediatamente successivi al gol, ha ammesso di essersi messo le mani in faccia perché non sapeva letteralmente cosa fare o come esultare davanti a un evento così straordinario.
Durante l’allenamento defaticante del giorno successivo, Alessandro Florenzi ha anche provato a ripetere il tiro dallo stesso identico punto del campo, ma la palla non è arrivata nemmeno al limite dell’area, scatenando le risate dei compagni. Data la coincidenza temporale, l’intervistatore ha scherzato sul fatto che la bambina avrebbe dovuto chiamarsi “Barcellona“, anche se il suo nome è Penelope e oggi ha nove anni. Florenzi ha descritto quella serata come un momento magico in cui “tutti i pianeti erano allineati“, unendo il successo professionale a uno dei momenti più importanti della sua vita familiare.
Il successo internazionale: PSG e Milan
L’esperienza lontano da Roma ha arricchito Alessandro Florenzi sia come uomo che come atleta. Al Paris Saint-Germain, circondato da campioni come Mbappé e Neymar, ha scoperto una dimensione di umiltà inaspettata in giocatori di quel calibro.
Al Milan, invece, ha vissuto l’emozione della vittoria dello scudetto, influenzato dalla mentalità vincente di Zlatan Ibrahimovic, un leader capace di alzare il livello di tutto lo spogliatoio attraverso la competizione costante. In quel contesto, Florenzi ha capito che il suo ruolo stava cambiando: anche quando non giocava, la sua parola aveva un peso fondamentale per i compagni più giovani, come Rafa Leao e Matteo Gabbia.
Il Cammino di Santiago: il punto di svolta spirituale
Il momento della decisione definitiva sul ritiro è arrivato durante il Cammino di Santiago, intrapreso da solo a giugno. In quei 117 chilometri percorsi in solitaria, Florenzi ha affrontato i propri dubbi e le proprie paure, lontano dal giudizio altrui. L’abbraccio ideale con Roberto Baggio, incontrato poco prima, e il pianto liberatorio davanti alla cattedrale di Santiago sono stati i segnali che il “fuoco” agonistico si era spento, lasciando spazio a un nuovo desiderio di libertà.
Conclusione: la priorità della famiglia
Oggi la vita di Alessandro Florenzi ruota attorno alla famiglia. Se in passato la carriera lo costringeva a sacrificare momenti preziosi con le figlie, oggi la sua priorità è essere presente, come al saggio di danza della sua bambina. Nonostante molti lo vedano come un futuro allenatore, Florenzi preferisce godersi questa fase di “disintossicazione” dal calcio professionistico, scegliendo finalmente cosa fare e non cosa “devere” fare.
Per descrivere la sua visione della vita, Florenzi cita un insegnamento di Gianluca Vialli: la vita è come costruire un muro, ogni giorno bisogna cercare di mettere il miglior mattoncino possibile, anche se è “sporco”, l’importante è aver dato il massimo. Florenzi ha posato il suo ultimo mattone da calciatore e ora è pronto a iniziare una nuova costruzione, con la stessa genuinità che lo ha sempre contraddistinto.






