Milano, 9 gennaio 2026 – L’ennesima sessione di mercato del Manchester City è cominciata come spesso accade: con un colpo che fa rumore, anzi fragore. Circa 75 milioni di euro per Antoine Semenyo, cifra che in altri contesti equivarrebbe a rifondare un’intera rosa, ma che a Manchester viene archiviata come una “necessità tecnica”. È da qui che riparte il dibattito su un club che continua a muoversi sul mercato come se le regole fossero un dettaglio accessorio, come “se il Fair Play finanziario fosse uguale per tutti, o quasi“.
Il City non compra: investe, accumula, sovraccarica. E lo fa con una naturalezza che ormai non sorprende più nessuno, ma che dovrebbe ancora far discutere. Ma ultimamente non vince neanche più.

Un anno di shopping senza freni: la lista della spesa del Manchester City
Negli ultimi 12 mesi il Manchester City ha messo insieme una sequenza di acquisti che racconta meglio di qualsiasi slogan la filosofia del club. Tra estate e inverno sono arrivati profili pagati cifre fuori scala: difensori strapagati per “completare” una linea già dominante, centrocampisti acquistati come alternative di lusso, esterni offensivi presi più per abbondanza che per reale urgenza. Da Omar Marmoush, preso dall’Eintracht Francoforte per “soli” 75 milioni di euro a Nico Gonzalez, arrivato dal Porto per 60 milioni di euro, giusto per fare alcuni nomi.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: nessuna trattativa al ribasso, nessuna pazienza. Se un giocatore piace, il City non tratta: rilancia. È successo con i colpi estivi da oltre 60 milioni, è successo con acquisti “strategici” presentati come inevitabili, ed è successo ora con Semenyo, trasformato improvvisamente in un giocatore da top mondiale… almeno sul piano del prezzo.
Il risultato? Una rosa talmente profonda da rendere il concetto stesso di titolare quasi obsoleto, mentre il resto d’Europa guarda e prende nota — o semplicemente si arrende.
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Il vizio dell’inverno: quando il City spende e gli altri rattoppano
Se c’è un momento in cui la potenza economica del Manchester City diventa quasi provocatoria, è il mercato invernale. Mentre molti club cercano prestiti, soluzioni tampone o scommesse a basso costo, il City entra in scena con il portafoglio spalancato.

Gennaio, per Guardiola, non è una finestra di emergenza ma un secondo mercato estivo. Un difensore infortunato? Ne arriva uno da 40 milioni (Khusanov dal Lens). Un calo di forma a centrocampo? Altro assegno a sette zeri. Ora anche Semenyo diventa il simbolo di questa tendenza: non un’esigenza disperata, ma un colpo “preventivo”, pagato come se fosse decisivo per salvare una stagione.
È qui che nasce la polemica più forte: quanto è ancora competizione, e quanto è semplice supremazia finanziaria? Il City non sbaglia quasi mai sul campo, ma fuori continua a giocare una partita tutta sua, in cui il denaro non è un limite bensì un acceleratore.
Settantacinque milioni per Semenyo non sono solo un acquisto: sono un messaggio. E il messaggio è chiaro: il Manchester City non si adatta al mercato. Lo piega.






