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Home Approfondimenti

Perché a volte ci sentiamo osservati? Ecco cosa avviene nel nostro cervello

by Alessia Barra
25 Luglio 2025
spiare dal buco

Perché a volte ci sentiamo osservati? Ecco cosa avviene nel nostro cervello - Unsplash

Capita a tutti di sentirsi osservati anche quando nessuno ci sta davvero guardando, ma a cosa è dovuta questa sensazione?

Spesso mentre siamo sui mezzi pubblici, camminiamo in mezzo alla strada o addirittura siamo soli su un sentiero in un bosco, abbiamo la sensazione che qualcuno ci stia guardando anche se non è così. 

La verità è che si tratta di un meccanismo adattivo, ovvero che è stato premiato dalla nostra evoluzione, che lo ha confermato fino ad oggi in quanto essenziale per la nostra sopravvivenza. Ma addentriamoci nel fenomeno e scopriamo per quale motivo la sensazione di essere osservati può esserci utile. 

La vista non dipende solo dagli occhi

Siamo abituati a pensare che la vista si basi principalmente sulle informazioni percepite dagli occhi, successivamente elaborate dalla corteccia visiva, ma questo non è completamente vero.

Infatti, non è l’unica area del cervello coinvolta nella visione e gran parte di ciò che vediamo è influenzato da ciò che abbiamo visto in precedenza, ovvero dalla nostra memoria, da ciò che ci aspettiamo di vedere e da molti altri fattori che determinano la nostra capacità attentiva. Per esempio, l’essere umano ha una predisposizione innata a percepire sui volti, tanto che tendiamo a vedere delle facce anche dove non ci sono, per esempio nelle corteccia degli alberi, in una forma disegnata casualmente a terra e via discorrendo. 

Uno studio condotto su un paziente con lesione cerebrale che intaccava la corteccia visiva, svolto con fMRI, ovvero con Risonanza Magnetica funzionale, ha dimostrato la presenza dell’attivazione dell’amigdala in risposta a stimoli luminosi che rappresentavo dei volti intenti ad osservare l’uomo e questo implica che una persona che ci guarda ci attiva e in qualche modo e ci mette in allarme, anche quando la nostra capacità visiva è compromessa. 

Questa predisposizione a porre l’attenzione sullo sguardo altrui è innata. Infatti, già a partire dal quarto mese di vita, i neonati riescono a rendersi conto se gli occhi di qualcuno sono diretti verso di loro o meno. Per esempio, i bambini cercano di attirare l’attenzione del caregiver se si rendono conto che non sta prestando loro attenzione.

Motivazioni sociali 

Agganciandoci a quanto detto poco sopra, lo sguardo rientra anche nei meccanismi sociali.

Sapere se una persona ci sta guardando, o capire a cosa sta prestando attenzione, è essenziale a livello adattivo e sociale. Per esempio, se ci rendiamo conto che una persona guarda fisso un punto alle nostre spalle, questo ci basterà per metterci in allarme e ci indurrà a voltarci nella stessa direzione per capire cosa la preoccupa.

Tuttavia, esiste anche la paura di essere osservati e prende il nome di scopofobia. Si tratta di una fobia riconducibile all’ansia sociale e può rappresentare un ostacolo per la vita quotidiana di chi ne soffre, proprio perché eviterà qualsiasi contesto che possa esporto allo sguardo altrui. 

Chi soffre di scopofobia prova un forte disagio nell’avere l’attenzione altrui su di sé e per questo evita situazioni sociali che potrebbero addirittura arrivare a provocare attacchi di panico di diversa intensità.

Motivazioni evolutive

I segnali che rientrano nel nostro campo visivo, anche quelli a cui non stiamo prestando attenzione, vengono percepiti dal nostro cervello e processati.

Questo ci permette di riconoscere un pericolo e muoverci di conseguenza prima che metta a rischio la nostra vita. Il sentirci osservati probabilmente è una sensazione che deriva dal processamento di alcuni segnali sotto soglia attentiva che non stiamo realmente vedendo, ma che attivano quello che possiamo chiamare il nostro “sesto senso”.

Questo segnale tuttavia potrebbe attivarsi per errore, e quindi potremmo avere la sensazione di essere osservati anche mentre dormiamo o mentre siamo del tutto soli in una stanza o in un bosco.

Sentirsi osservati durante il sonno

Ci sono persone che si svegliano nel cuore della notte, con il respiro ansimante e il cuore che batte in modo tachicardico con la sensazione opprimente di essere osservati da qualcuno nel buio.

Lasciando perdere le dicerie paranormali, con tutta probabilità il soggetto soffre di uno stato d’angoscia che si manifesta durante il sonno poiché si tratta del momento in cui generalmente si abbassano le nostre difese mentali. 

In questo caso quindi non è un segnale interpretato nel nostro capo visivo a generare la sensazione ma qualcosa che riaffiora nella mente mentre dormiamo e che ci induce in uno stato d’ansia.

Edward Titchener e gli studi dell’800

Il primo a parlare di scopaesthesia, nome tecnico della sensazione di essere osservati, è stato Edward Titchener, psicologo strutturalista che nel 1898 decise di condurre uno studio per approfondire il fenomeno. Lo studio venne pubblicato sulla rivista Science e le conclusioni a cui arrivò generarono molti consensi. 

Lo studioso evidenziò che il fenomeno poteva essere ricondotto all’egocentrismo: pensare di avere sempre su di sé lo sguardo altrui poteva rappresentare un certo bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione. Ma non è tutto, infatti lo stesso Titchener riteneva che questo fosse principalmente un meccanismo di densa della nostra mente per innescare l’attivazione della risposta fight or flight.

La profezia che si auto-avvera

In conclusione, è possibile che il nostro condizionamento mentale faccia in modo che un evento si verifichi effettivamente. Ad esempio, essere convinti che qualcuno ci stia guardando comporta un farci agitare e comportare in modo anormale. Così, siamo noi stessi a indurre le persone a guardarci a causa del nostro comportamento, innescando una sorta di circolo vizioso.

A prescindere dalle diverse interpretazioni, bisogna tenere a mente che questo meccanismo non è deleterio ma utile e non deve inquietarci: la nostra sensibilità allo sguardo altrui ha preservato la nostra specie fino ad ora e per quanto possa  farci sentire a disagio non bisogna andare nel panico ma accettare questo meccanismo adattivo, finché non arriva a livelli disfunzionali.

In poche parole, se avete difficoltà a gestire l’ansia in situazioni sociali per timore di essere osservati dagli altri o se vi svegliate nel cuore della notte convinti che qualcuno vi stia guardando nel buio della vostra stanza, è il caso di chiedere aiuto e cominciare un percorso di terapia. Se così non è, semplicemente ringraziate il vostro sesto senso, perché questa abilità prima o poi vi tornerà utile.

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