Bruxelles, 8 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti si ritirano formalmente dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), un trattato internazionale cruciale per la cooperazione globale contro il riscaldamento climatico. La decisione, annunciata dall’amministrazione Trump, ha suscitato reazioni di forte disappunto a livello internazionale, in particolare dall’Unione Europea.
Il ritiro degli Stati Uniti e la reazione dell’Unione Europea
Il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, ha definito il ritiro degli Stati Uniti dalla convenzione «deplorevole e infelice». La UNFCCC, istituita nel 1992, rappresenta il fulcro degli sforzi globali per contrastare i cambiamenti climatici e vede la partecipazione di quasi tutti i Paesi del mondo. Gli Stati Uniti, pur essendo la più grande economia mondiale e il secondo maggior emettitore di gas serra dopo la Cina, hanno deciso di abbandonare questo impegno, suscitando preoccupazione per l’impatto che tale scelta avrà sulle politiche ambientali globali.
L’Unione Europea ha ribadito il proprio impegno nel sostenere la ricerca internazionale sul clima e la cooperazione multilaterale, proseguendo con determinazione il proprio percorso verso la competitività e l’indipendenza energetica sostenibile. Il messaggio dell’UE è chiaro: nonostante la defezione statunitense, l’Europa continuerà a guidare l’azione climatica globale.
Il contesto politico e internazionale
Il ritiro degli Stati Uniti si inserisce in un più ampio quadro di scelte politiche della presidenza Trump, che ha adottato una posizione generalmente isolazionista e ha mostrato scetticismo nei confronti delle politiche ambientali globali. Oltre alla UNFCCC, gli USA hanno lasciato anche l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e altre 66 organizzazioni internazionali, come parte di una strategia volta a rivedere la partecipazione americana in istituzioni multilaterali.
Secondo il segretario di Stato Marco Rubio, questo allontanamento riflette la trasformazione di alcune organizzazioni internazionali da strumenti pragmatici di cooperazione in piattaforme dominate da ideologie progressiste, percepite come distanti dagli interessi nazionali. Questa visione ha giustificato la decisione di Washington di rivedere la propria adesione ai trattati internazionali sul clima.
La scelta statunitense rappresenta una sfida significativa per la lotta globale al cambiamento climatico, dati il peso economico e le emissioni del Paese, e pone l’Unione Europea e altri Paesi firmatari nella posizione di dover rafforzare i propri sforzi per mantenere gli impegni internazionali assunti.
Parlamento europeo e Unione Europea continuano a lavorare per promuovere la sostenibilità ambientale, la tutela della biodiversità e la transizione verso energie pulite, come evidenziato anche nelle risoluzioni pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (C 58/15) e nelle strategie per il periodo 2024-2029. L’UE si conferma così un attore chiave nella governance climatica mondiale, nonostante le difficoltà poste dal ritiro degli Stati Uniti.






