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Home Ambiente

Spiagge italiane, scatta l’allarme: il 20% può finire sommerso entro il 2050

Un nuovo rapporto della Società Geografica Italiana lancia l’allarme: il 20% delle spiagge italiane può finire sommerso entro il 2050

by Federico Liberi
28 Ottobre 2025
Spiagge italiane che verranno sommerse entro il 2050

Spiagge italiane che verranno sommerse entro il 2050 | Pixabay @kamisoka - alanews

Il 20% delle spiagge italiane rischia di essere sommerso entro il 2050 a causa di un insieme di fattori ambientali e antropici che minacciano la costa del nostro Paese. Questo è il quadro allarmante che emerge dal recente Rapporto “Paesaggi sommersi”, presentato dalla Società Geografica Italiana, con il contributo scientifico del presidente Claudio Cerreti.

Spiagge italiane a rischio e le difese artificiali

Il rapporto evidenzia come le difese costiere, rappresentate principalmente da barriere artificiali, proteggano attualmente oltre un quarto delle coste basse italiane. Tuttavia, queste strutture, pur limitando l’erosione in alcune zone, ne aggravano la vulnerabilità complessiva e risultano sempre più costose e meno efficaci nel tempo. L’innalzamento del livello del mare e le mareggiate accentuano il problema, mettendo a rischio sia le spiagge sia le infrastrutture portuali, che si estendono per circa 2.250 chilometri lungo tutto il territorio nazionale.

Il presidente Cerreti sottolinea inoltre come la continua artificializzazione dei litorali bassi, dovuta all’edificazione e allo sviluppo turistico, impedisca alle dinamiche naturali di adattarsi ai cambiamenti in corso. A ciò si aggiunge la pressione demografica che interessa i comuni costieri, dove si concentra il 57% dei posti letto turistici, contribuendo a esacerbare la crisi ambientale.

Impatti sull’agricoltura e biodiversità

L’estate 2023 ha visto un significativo aumento della salinizzazione dei terreni agricoli: il cuneo salino ha risalito per oltre 20 chilometri il Delta del Po, compromettendo la produttività agricola e la disponibilità di acqua potabile. Le zone umide, paludi e lagune, come la Laguna di Venezia, sono anch’esse minacciate, così come metà delle infrastrutture portuali.

Le aree protette, che conservano il 10% delle acque e delle coste italiane e sono fondamentali per la biodiversità, spesso mancano di piani di gestione adeguati, riducendo la loro efficacia nella tutela ambientale.

Il Rapporto invita a una netta inversione di tendenza, puntando a una rinaturalizzazione dei litorali e a interventi di mitigazione basati su un quadro equilibrato e scientificamente fondato, evitando allarmismi ma affrontando concretamente le sfide future.

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