Fresno, 9 febbraio 2026 – Dopo oltre un secolo di assenza, il Tulare Lake, noto anche come lago fantasma, è tornato a manifestarsi nel cuore della Central Valley californiana, suscitando emozioni contrastanti tra agricoltori, ambientalisti e la tribù indigena dei Tachi Yokut. Questo lago d’acqua dolce, un tempo il più vasto a ovest del Mississippi, si è ripresentato in seguito a una serie di eventi meteorologici eccezionali, tra cui precipitazioni record, fiumi atmosferici e un rapido scioglimento delle nevi nella Sierra Nevada.
Il ritorno del lago fantasma e l’impatto sulla Central Valley
Tra il 2023 e il 2024, il lago ha raggiunto dimensioni sorprendenti, sommergendo quasi 100.000 acri di terreni agricoli, trasformando coltivazioni di cotone, mandorle e pistacchi in un vasto specchio d’acqua. Le immagini satellitari della NASA hanno documentato l’espansione rapida e inarrestabile di questo bacino naturale, che ha travolto argini, strade e infrastrutture nella contea di Kings. Il fenomeno ha provocato ingenti perdite economiche per le grandi aziende agricole locali e ha sollevato preoccupazioni ambientali sulla possibile contaminazione delle falde acquifere, già soggette a sovrasfruttamento.
Nonostante le difficoltà, il lago non si è mantenuto stabile. A quasi due anni dalla sua riemersione, l’area è tornata in gran parte asciutta, con il lago ridotto a meno di 3.000 acri. Le autorità locali stimano un’imminente scomparsa, salvo nuovi eventi di precipitazioni o scioglimento delle nevi che potrebbero far riprendere l’inondazione. Nel frattempo, alcune aziende agricole hanno iniziato a riprendere la coltivazione, mentre si lavora per ripristinare le infrastrutture danneggiate.
Significato culturale per la tribù Tachi Yokut
Per la Santa Rosa Rancheria Tachi Yokut Tribe, la ricomparsa del lago – chiamato Pa’ashi – rappresenta molto più di un evento naturale: è la rinascita di un luogo sacro e il recupero di un patrimonio culturale profondo. Il lago era il fulcro spirituale e ambientale della tribù prima che le bonifiche di fine Ottocento cancellassero questo ecosistema per fare spazio all’agricoltura. Oggi, il ritorno dell’acqua ha permesso il ripristino di cerimonie tradizionali e attività culturali, anche se l’accesso è ancora limitato da questioni di proprietà privata e recinzioni.
La tribù, che conta circa 1.900 membri nella riserva di Tule River, continua a collaborare con enti locali e organizzazioni come il gruppo GEM, impegnato nel sostegno e nell’empowerment delle comunità indigene, soprattutto in situazioni di emergenza. L’attenzione è rivolta non solo alla salvaguardia del territorio, ma anche alla preservazione e valorizzazione della cultura ancestrale, in un contesto di cambiamenti climatici che rendono il fenomeno del lago sempre più probabile in futuro.
Un parallelo italiano: il Lago di Canterno, il lago fantasma del Lazio
A migliaia di chilometri di distanza, l’Italia offre un curioso parallelo con il Lago di Canterno nel Lazio, anch’esso definito “lago fantasma” per il suo carattere intermittente. Situato tra i Monti Ernici, il lago carsico si forma e si prosciuga in base alle condizioni dell’inghiottitoio Pertuso, fenomeno che ha affascinato generazioni di abitanti locali fin dall’Ottocento. La sua superficie di 0,6 km² e la profondità massima di 25 metri, insieme alla ricca biodiversità di flora e fauna, lo rendono un’area di grande interesse naturalistico e protetta come riserva regionale.
Il lago di Canterno è un esempio di come la natura possa nascondere misteri affascinanti anche in territori antropizzati, e come la relazione tra uomo e ambiente sia sempre in divenire, tra conservazione e trasformazione.






