Firenze, 8 gennaio 2026 – Un ritorno al passato climatico sembra profilarsi sull’Italia centrale, con un’ondata di freddo e gelo che ricorda i rigori storici di decenni fa. A fare il punto sulla situazione è Bernardo Gozzini, meteorologo di fama e attuale direttore del Lamma di Firenze, il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale della Regione Toscana in collaborazione con il Cnr. Secondo Gozzini, l’attuale inverno si configura come un inverno d’altri tempi, che richiama alla memoria eventi climatici eccezionali come la celebre gelata del 1985, quando la neve imbiancò anche le pianure toscane.
Le caratteristiche del gelo e il suo impatto
In meteorologia, il gelo si definisce come l’abbassamento della temperatura dell’aria al di sotto dello zero termico, ovvero 0 °C. Tale fenomeno viene rilevato a un’altezza standard di due metri in capannine meteorologiche che garantiscono condizioni di ombreggiamento e ventilazione. Quando l’aria è umida e vicina al punto di rugiada, si può formare la brina, che non sempre necessita di temperature inferiori a zero per manifestarsi.
Le ondate di freddo intense, come quelle invernali che possono causare gelo moderato o forte, hanno ripercussioni significative sulla società e sull’economia, incrementando i consumi energetici e provocando danni alle infrastrutture, all’agricoltura e alla zootecnia. La scala di intensità del gelo varia da quello leggero (tra -2 °C e -5 °C) fino al gelo fortissimo, con temperature inferiori a -15 °C, condizioni che in passato hanno segnato profondamente anche la Toscana.

Il ricordo dell’ondata di freddo del gennaio 1985
L’inverno del 1985 rimane un punto di riferimento per gli studiosi e gli abitanti della Toscana per la sua eccezionale severità. Dopo un dicembre piuttosto mite, l’inizio di gennaio portò una massiccia irruzione di aria artica che abbassò drasticamente le temperature. Firenze, in particolare, registrò il 11 e 12 gennaio temperature record mai più eguagliate, con valori minimi a Peretola di -22,2 °C e -23,2 °C rispettivamente.
Quel freddo estremo congelò l’Arno, trasformandolo in una pista naturale sulla quale molti cittadini si avventurarono a camminare, correre o pattinare, in una scena che ancora oggi vividamente appartiene alla memoria collettiva della città. Il gelo eccezionale danneggiò tubature, impianti di riscaldamento e causò gravi danni alle coltivazioni, in particolare agli ulivi delle campagne circostanti. Firenze divenne il capoluogo più freddo d’Italia in quei giorni, con temperature che sfiorarono i -23 °C, un primato tuttora imbattuto.
Un inverno che risveglia ricordi e attenzioni
Le condizioni odierne, secondo Gozzini, sembrano richiamare proprio quelle di quegli anni, con irruzioni fredde che penetrano nelle nostre regioni come una volta. Questo inverno potrebbe risvegliare non solo i ricordi di un clima rigido e straordinario, ma anche la necessità di prepararsi adeguatamente a eventi meteorologici estremi, che nel passato hanno avuto grande impatto sulla vita quotidiana e sulle attività produttive in Toscana e in tutta Italia.



