Sarajevo, 23 gennaio 2026 – Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina, si conferma nuovamente come la città con l’aria più inquinata al mondo. Le misurazioni più recenti indicano un livello di PM2.5 estremamente elevato, con un indice di qualità dell’aria (US AQI) che ha raggiunto un valore critico di 445, superando di gran lunga le soglie di pericolosità stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Livelli record di inquinamento e rischi per la salute
I dati forniti dal sito svizzero specializzato IQAir posizionano Sarajevo al primo posto della classifica mondiale delle città con la peggiore qualità dell’aria, con un indice quasi doppio rispetto a Delhi (228), seconda in graduatoria, e ben superiore rispetto a Dhaka, Kolkata e Kathmandu. La concentrazione di particelle sottili PM2.5 è oltre 50 volte superiore al limite annuale raccomandato dall’OMS, classificando l’aria come pericolosa per la salute.
Questo livello di inquinamento rappresenta un serio rischio per la popolazione, in particolare per bambini, anziani, donne incinte e persone con patologie croniche. Gli esperti sanitari raccomandano di evitare di uscire all’aperto, di non ventilare gli ambienti e di utilizzare mascherine protettive con filtro in caso di necessità. L’esposizione continuativa a tali livelli di inquinamento può causare gravi problemi respiratori e cardiovascolari.
Cause e contesto ambientale a Sarajevo
Situata in una valle stretta e circondata da montagne, Sarajevo soffre di una scarsa circolazione dell’aria che accentua il fenomeno dell’inversione termica, soprattutto durante i mesi invernali. Questo peggiora la qualità dell’aria, aggravata anche dall’aumento del consumo di combustibili solidi come legna e carbone, largamente utilizzati per il riscaldamento domestico.
Il traffico veicolare, composto prevalentemente da mezzi vecchi e altamente inquinanti, e l’inefficienza energetica degli edifici contribuiscono in modo significativo al problema. Nonostante numerosi avvertimenti e qualche iniziativa locale, come la proposta di estendere i sistemi di riscaldamento a gas, manca ancora una soluzione strutturale e coordinata.
Le istituzioni locali hanno mostrato finora scarsa volontà politica nell’affrontare l’emergenza ambientale, e la mancanza di un ministero dell’Ambiente a livello statale complica ulteriormente la gestione del problema. Nel frattempo, la popolazione continua a convivere con un’aria che, secondo gli esperti, può essere definita come una delle più pericolose al mondo.






