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Scuole italiane: 60 anni di età media, 68 crolli e 80.000 infortuni in un anno

Oltre 80.000 infortuni l'anno, il 49% degli edifici è pre-1976 e il 59% senza agibilità: un sistema a rischio amianto e sisma.

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Scuole italiane: 60 anni di età media, 68 crolli e 80.000 infortuni in un anno

Scuole italiane: 60 anni di età media, 68 crolli e 80.000 infortuni in un anno

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

L’edilizia scolastica italiana porta due pesi evidenti: la vetustà delle strutture e la collocazione di molte scuole in territori a pericolosità elevata. Il XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva mette in fila dati e lacune, tenendo insieme certificazioni mancanti, adeguamenti parziali e un quadro di rischi che non riguarda solo i terremoti. Il perimetro della rilevazione è ampio e consente un confronto tra infrastrutture, esposizione ai pericoli naturali e conseguenze sull’attività quotidiana di alunni e personale.

Da un lato emergono numeri consolidati sull’età media, dall’altro la fotografia dei documenti tecnici incompleti. Inoltre, il capitolo sugli infortuni e sugli adattamenti al caldo evidenzia un sistema che procede a velocità diverse: qualche investimento è arrivato, ma la capacità di trasformarlo in cantieri conclusi resta diseguale sul territorio.

Cittadinanzattiva scuole sicurezza: età edifici e documenti mancanti

Il censimento considera complessivamente 39.351 edifici scolastici attivi. Per 5.793 di essi non è disponibile il periodo di costruzione; per gli altri l’età media si attesta attorno ai 60 anni. Un dato dirimente riguarda la cronologia: il 49% degli istituti è stato edificato prima del 1976, dunque in epoca antecedente all’entrata in vigore delle norme antisismiche oggi vigenti.

A questo si aggiunge un deficit documentale diffuso. Il certificato di agibilità manca nel 59% degli edifici, mentre il certificato di prevenzione incendi non risulta per il 58,36%. Il collaudo statico copre soltanto il 42,09% delle unità strutturali censite. Di conseguenza, la conoscenza tecnica di base sullo stato degli immobili risulta spesso parziale, con effetti diretti sulla programmazione degli interventi.

Amianto e materiali pericolosi

Un quadro nazionale univoco sull’amianto non esiste, ma la lettura regionale offre indicazioni robuste. L’Inail, partendo dalla mappatura completa della Lombardia, segnala che su 5.470 edifici censiti 1.127 contengono materiali con amianto. Proiettando il dato sugli immobili scolastici costruiti tra anni Sessanta e Novanta, l’ente stima che gli edifici potenzialmente a rischio, su scala nazionale, possano superare quota 14.000.

Il tema dei materiali pericolosi, dunque, non è residuale e si somma alla vetustà. In parallelo, la disponibilità di diagnosi puntuali e bonifiche programmate resta l’elemento che distingue le situazioni già affrontate da quelle ancora da prendere in carico.

Rischi naturali e adeguamenti sismici

L’incrocio tra Anagrafe dell’edilizia scolastica e mappe di pericolosità mostra che 17.408 edifici, il 44% del totale, ricadono in aree ad elevata sismicità. Gli interventi strutturali, però, restano contenuti: circa il 4% degli immobili ha ricevuto lavori di consolidamento e 13.379 edifici risultano progettati secondo normativa sismica, pari al 17% del totale. Il resto del patrimonio rimane in una zona grigia, tra adeguamenti parziali e necessità di ulteriori verifiche.

I rischi non si esauriscono con i terremoti. Il rischio idraulico coinvolge 7.543 edifici (19,2%), con oltre 1.340.000 studenti potenzialmente interessati; il rischio da frana riguarda 5.113 edifici (13%), con un impatto su quasi 465.000 alunni. La distribuzione territoriale è disomogenea e, nelle classi di pericolosità maggiori, alcune regioni concentrano quote più alte di esposizione. Anche qui, gli interventi preventivi faticano a tenere il passo del rischio.

Incidenti, accessibilità e adattamento climatico

Nel periodo considerato, tra settembre 2025 e agosto 2026, sono stati registrati 68 crolli in edifici scolastici. Per lo più si tratta di distacchi di intonaco e cedimenti di controsoffitti o solai. Gli episodi hanno causato 12 feriti (otto studenti e quattro componenti del personale) e prodotto danni agli ambienti, interruzioni delle lezioni e riorganizzazioni forzate delle attività.

Le denunce di infortunio tra gli studenti all’Inail nel 2025 hanno raggiunto quota 80.871, in aumento del 3,8% rispetto al 2024. La quasi totalità (97%) avviene durante lo svolgimento delle attività scolastiche; il restante 3% riguarda gli spostamenti casa-scuola. Nei primi cinque mesi del 2026 sono state registrate 47.748 denunce, contro le 45.159 dello stesso periodo del 2025, con 10 denunce di infortunio mortale segnalate entro maggio (otto nello stesso arco dell’anno precedente).

Sul fronte dell’accessibilità, nell’anno scolastico 2024-2025 gli studenti con disabilità risultano quasi 377.000, circa 18.000 in più rispetto all’anno precedente (+5%). Eppure solo il 40% degli edifici è accessibile a studenti con disabilità motoria. Per le disabilità sensoriali, la dotazione è limitata: dispositivi per ipoacusia nel 16,5% delle scuole, mappe e percorsi tattili nell’1,2%, segnaletica in Comunicazione Aumentativa Alternativa nel 9%. Sono percentuali che segnalano un divario tra bisogni e strumenti disponibili.

Il cambiamento climatico impone un capitolo a parte. Le misure di adattamento al caldo restano scarse: risultano dotate di condizionamento o ventilazione 4.457 scuole, pari al 7,42% del totale, mentre gli impianti solari termici sono presenti in 1.472 istituti (2,45%). In altre parole, la resilienza estiva delle aule dipende ancora da eccezioni più che da una dotazione standard.

Gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza coprono 9.527 interventi; a metà giugno il 61% dei progetti risulta concluso o in collaudo. Restano però ritardi, soprattutto nelle regioni del Sud, per la realizzazione di asili nido e strutture per l’infanzia. Il dato, oltre a misurare l’avanzamento, segnala un differenziale territoriale che incide sull’effettiva disponibilità di servizi.

«Chiediamo al Governo un piano pluriennale di adattamento climatico delle scuole e un investimento costante per l’edilizia scolastica di almeno 1 mld all’anno, di cui la metà da destinare al piano clima per le scuole», ha affermato Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva. La proposta, esplicitata come impegno stabile e non emergenziale, chiude il Rapporto con un punto operativo: una cornice finanziaria ricorrente e una priorità chiara per mettere insieme messa in sicurezza e adattamento climatico.

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