Donald Trump ha annunciato venerdì sera che gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo petrolifero con il Venezuela che garantisce agli Stati Uniti il controllo di oltre 65 miliardi di barili delle riserve del paese, scrivendo che la mossa «più che raddoppia» le riserve petrolifere americane e ridurrà i prezzi della benzina.
I termini dell’accordo
Una fonte della Casa Bianca ha spiegato che l’intesa prevede per gli Stati Uniti il 55% dell’output effettivo di una nuova joint venture privata, che diventerà «la seconda più grande compagnia privata per riserve al mondo», e che la partecipazione statunitense comprende quote in equity e garanzie di off-take a costo. La fonte ha aggiunto che la nuova società riceverà concessioni per i giacimenti per 100 anni e che il progetto è un’iniziativa congiunta tra il governo statunitense e un operatore privato venezuelano.
Il presidente ha inoltre scritto che l’accordo è stato ottenuto «a costo zero per il contribuente americano». Un portavoce del governo ha detto che, con l’aumento della produzione, il petrolio a costo agevolato sarà destinato anche a riempire la riserva petrolifera strategica statunitense e a soddisfare le necessità di approvvigionamento delle forze armate.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito l’intesa un «grande risultato» e ha detto che porterà «quasi 100 miliardi di dollari di investimenti privati, migliaia di posti di lavoro ben retribuiti e la ricostruzione dell’economia venezuelana». Delcy Rodríguez, indicata come presidente ad interim del Venezuela, ha ribadito in una nota che l’obiettivo è «consolidare la nostra posizione come potenza produttiva», mettere le riserve al servizio dello sviluppo nazionale e della creazione di occupazione.
Contesto e possibili ricadute
La dichiarazione di Trump arriva in un quadro internazionale segnato da una crisi dell’offerta: la guerra con l’Iran ha ridotto per sei mesi circa un quinto della produzione mondiale di petrolio, e negli ultimi giorni sono scomparse quote consistenti di carburante nelle scorte commerciali globali. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina supera i 4 dollari al gallone, un tema centrale a poche settimane dalle elezioni di medio termine citate dallo stesso presidente.
All’inizio dell’anno le forze statunitensi avevano catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e, dopo l’operazione militare, Trump aveva annunciato l’impegno delle aziende americane per la ricostruzione del settore petrolifero venezuelano. Poco dopo, il parlamento venezuelano ha approvato una modifica di legge, sostenuta da Rodríguez, per facilitare l’ingresso di società straniere nell’industria locale.
Il Venezuela detiene le riserve petrolifere provate più grandi al mondo; l’intesa promessa dall’amministrazione americana punta a trasformare quelle riserve in offerta disponibile per il mercato nordamericano attraverso la nuova joint venture e le concessioni a lungo termine.
L’impatto sull’offerta e sui prezzi dipenderà dall’avvio effettivo della produzione e dai tempi di attuazione degli investimenti, ma le riserve di emergenza statunitensi non erano così basse dagli inizi degli anni ’80, ha ricordato un funzionario: la mossa, se confermata nella pratica, si inserirebbe in quel contesto di scarsità.
