“Sui Moretti? Non penso niente, non mi interessano. Mi interessa solo la mia vita. L’ho vista sfuggire una notte e non voglio più perderla. Dico solo che dovrebbero prendersi le loro responsabilità: sono adulti e, come si sono presi la responsabilità di aprire un locale, devono prendersi la responsabilità anche per quello che è successo”. A parlare è Leonardo Bove, uno dei ragazzi milanesi rimasti feriti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana e dimesso dall’ospedale Niguarda lo scorso 17 luglio. “Era la mia prima volta a Crans, per questo credo di non volerci tornare più. Voglio proprio cancellare quel posto dalla mia vita”, ha continuato Bove.
Accanto a Leonardo ci sono i genitori, Gabriele e Loretta, che in questi mesi hanno dedicato ogni attenzione al figlio. In vista del processo, però, emerge la loro rabbia: “Siamo stati molto lontani dalle notizie, erano i nostri avvocati a darci delle informazioni. Siamo indignati soprattutto per quanto successo in questo periodo. Jacques è in carcere solo ora e per altri motivi, forse ha fatto più male questo. È un dolore incredibile che i Moretti abbiano dato così poco peso a tutti i ragazzi che non ci sono più e a tutti i ragazzi che stanno ancora lottando”. Sul sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud, indagato nell’inchiesta su Le Constellation, Gabriele e Loretta hanno aggiunto: “Una delle persone più viscide che abbiamo incontrato. Non abbiamo neanche capito se avesse delle emozioni. Noi eravamo lì disperati, genitori che avevano appena saputo che il loro figlio non c’era più. Abbiamo vissuto la disperazione tra pianti e silenzi e quest’uomo era lì, impassibile. Davvero ci siamo chiesti ‘ma noi con chi abbiamo a che fare?’. E da lì abbiamo capito come andrà il processo, perché lui è intoccabile. Speriamo nella giustizia, ma abbiamo forti dubbi. Pare che quel Cantone abbia una legge tutta sua particolare”.