Luca Zingaretti, 64 anni, ha messo i giovani al centro di un’intervista al Corriere della Sera, oggi, legando i rischi della tecnologia a proposte su social network, intelligenza artificiale e politiche per l’infanzia. Ha citato lo scrittore Sebastian Junger e il libro La tempesta perfetta per descrivere l’accumulo di sfide che grava sugli adolescenti. Pensando alle figlie Emma, 15 anni, e Bianca, 11, ha detto che la sua priorità «sono i giovani» e ha ricordato il suo esordio alla regia con La casa degli sguardi, disponibile su HBO Max e Prime Video.
Nell’intervista ha collegato i cambiamenti tecnologici a difficoltà nella formazione e ha sollecitato maggiore attenzione pubblica e interventi politici, arrivando a ipotizzare misure normative sul digitale. Nel suo ragionamento ha inserito anche l’intelligenza artificiale, chiedendo di valutarne l’impatto nella crescita e nell’istruzione.
Proposte su social, IA e scuola
Zingaretti ha definito gli smartphone uno strumento che «ci costringe a vivere in un perenne stato di allarme» e si è detto favorevole al divieto dei social per gli under 16, richiamando esperienze già avviate in altri Paesi. Sull’ipotesi di divieto ha osservato: «se leviamo lo smartphone a un ragazzo, dobbiamo chiederci cosa mettiamo al suo posto: sport, teatro, cortili, socialità reale». L’eventuale stretta, ha aggiunto, andrebbe concepita «come una cura d’urgenza» a cui deve seguire «la terapia», estesa anche al ruolo dell’intelligenza artificiale nella formazione e nella vita quotidiana dei giovani.
In quest’ottica ha presentato un ventaglio di proposte che incrociano scuola, famiglia e spazi aggregativi, chiedendo un impegno politico strutturato. L’obiettivo, ha spiegato, è limitare gli effetti più invasivi del digitale senza lasciare vuoti educativi.
Adolescenza, pornografia e violenza di gruppo
Zingaretti ha sottolineato che oggi molte informazioni sulla sessualità arrivano attraverso la pornografia e ha richiamato l’attenzione sui casi di violenza di gruppo. «Poi leggi certe storie di stupri di gruppo e resti senza fiato davanti agli interrogatori: “Ma lei non ha detto niente”, “io ho visto fare così”», ha detto, indicando una frattura educativa a cui, a suo avviso, va risposto costruendo alternative reali di relazione e conoscenza.
Tra memoria personale, Montalbano e l’amore per Luisa Ranieri
Ripercorrendo la propria adolescenza, si è definito «irrequieto» e ha ricordato sport, teatro e militanza «col Partito di Unità Proletaria per il Comunismo». Ha raccontato di aver evitato l’uso di eroina, pur segnalando la perdita di molti amici per droga. Sull’eredità artistica ha richiamato il rapporto con Andrea Camilleri e il peso del ruolo che lo rese popolare: «Luca bello, Luca bello», ha ricordato, citando le parole dello scrittore nell’ultimo incontro.
Quanto al commissario Montalbano, ha chiarito: «Ho smesso perché non c’erano più le condizioni, perché non ci sono più Camilleri né tanti amici complici di quell’avventura», aggiungendo che un eventuale ripensamento del personaggio richiederebbe una discussione collettiva.
E infine, sulla moglie Luisa Ranieri, non ha dubbi quando ancora gli si chiede cosa ancora lo conquisti: “Direi tutto. E ci siamo dati la regola che, se uno lavora fuori, l’altro sta a Roma con le figlie e questo fa sì che io abbia ancora più voglia di condividere le cose con lei. Di svegliarmi la mattina con lei e mettermi a cantare”.
