Il dispositivo a comando oculare utilizzato da Libera, la donna toscana completamente paralizzata che il 25 marzo ha avuto accesso al suicidio medicalmente assistito, torna al centro dello scontro politico. L’apparecchiatura era stata realizzata da alcuni ingegneri del Cnr su incarico del Tribunale di Firenze, per permettere alla paziente di attivare autonomamente l’infusione attraverso il movimento degli occhi. Dopo l’avvio di due audit interni nei confronti dei tecnici coinvolti, Ivan Scalfarotto, deputato di Italia Viva, ha presentato un’interrogazione alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, chiedendo chiarimenti su quanto stia accadendo nel principale ente pubblico di ricerca italiano e di valutare la revoca dell’incarico al presidente Andrea Lenzi.
Fine vita, Scalfarotto contro Bernini: “Gli audit sono una rappresaglia”
Al centro dell’interrogazione ci sono due audit interni avviati nei confronti di Emilio Campana, direttore del Dipartimento di Ingegneria, Ict e Tecnologie per l’energia e i trasporti, e dell’ingegnere Francesco La Gala, autore del software che collega il puntatore oculare alla pompa infusionale.
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, ai due tecnici sono state chieste spiegazioni sulle ore di lavoro impiegate, sulle componenti utilizzate e sugli aspetti organizzativi e contabili del progetto. Campana e La Gala dovranno rispondere entro lunedì 20 luglio.
Per Scalfarotto le verifiche avrebbero il carattere di una “rappresaglia” contro due dipendenti che hanno eseguito un incarico affidato al Cnr dalla magistratura. Il deputato chiede quindi a Bernini se fosse informata degli audit e se ritenga Lenzi ancora adatto a guidare l’ente, sottoposto alla vigilanza del ministero dell’Università e della Ricerca.
Il nodo della questione sul dispositivo per il fine vita
In sostanza, il contrasto riguarda due questioni differenti. Lenzi ha sostenuto che non esiste in commercio un dispositivo certificato e pronto all’uso per consentire a una persona completamente paralizzata di autosomministrarsi il farmaco. Campana ha invece spiegato che una soluzione può essere costruita su misura, collegando una pompa infusionale a un sistema controllato con gli occhi.
Il dispositivo utilizzato da Libera non era quindi un macchinario già disponibile sul mercato, ma un’apparecchiatura realizzata appositamente per lei su incarico del Tribunale di Firenze. Prima di avviare l’infusione, il software verificava più volte la volontà della donna, permettendole di mantenere il controllo della procedura nonostante la paralisi.
Il punto politico è capire perché il Cnr abbia aperto due audit sui tecnici dopo il loro intervento e se si tratti di normali verifiche amministrative oppure, come sostiene Scalfarotto, di una reazione alla posizione espressa da Campana in Senato. La vicenda, dunque, non riguarda soltanto il fine vita, ma anche l’autonomia dei ricercatori e la trasparenza del principale ente pubblico di ricerca italiano.
