7 luglio 2026 – L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci si arricchisce di un nuovo tassello. Dopo l’iscrizione di Valter Lavitola nel registro degli indagati come presunto mandante – con l’accusa di strage aggravata dal metodo mafioso – gli inquirenti hanno individuato la figura che, secondo la ricostruzione della procura di Roma, avrebbe fatto da tramite tra chi ha ordinato l’attentato e chi ha materialmente piazzato l’ordigno sotto casa del conduttore di Report.
Attentato Ranucci: Gomes Celesio Tavares, il ponte tra Lavitola e gli esecutori
L’intermediario sembrerebbe essere Gomes Celesio Tavares, 47 anni, originario del Camerun. L’uomo lavora nel ristorante riconducibile a Lavitola e oggi si trova nel suo Paese d’origine, mentre i presunti esecutori sono stati arrestati o indagati: in carcere sono finiti Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello; ai domiciliari Marika De Filippis, mentre risulta indagato anche Luca Amato. Per la procura, nessuno di loro avrebbe agito in autonomia: tutti farebbero riferimento a Tavares che, a sua volta, avrebbe ricevuto indicazioni da Lavitola.
Prove raccolte: intercettazioni, localizzazioni e veicoli
Le prove raccolte si basano su intercettazioni ambientali e telefoniche, localizzazioni, analisi dei telefoni sequestrati agli arrestati e verifiche sui veicoli impiegati. Il nome dell’intermediario, però, compare negli atti già molto prima dell’esplosione. Un mese prima dell’attentato, infatti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma lo localizzano nei pressi dell’abitazione del giornalista, a Campo Ascolano, mentre è al telefono proprio con Lavitola. Sembrerebbe, inoltre, che Tavares abbia messo a disposizione del gruppo l’auto della moglie, una Renault Mégane, utilizzata nelle fasi preparatorie dell’operazione.
Dopo l’esplosione, gli investigatori hanno rilevato il rapido allontanamento di Tavares dall’Italia. In alcune intercettazioni la compagna lamenta il mancato rientro e indica in “Valter” la persona da cui dipenderebbe il ritorno.
Attentato a Ranucci, l’inchiesta
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, avviata dal pubblico ministero Carlo Villani e ora seguita dal sostituto della Direzione distrettuale antimafia Edoardo De Santis. Sul piano procedurale l’accusa è stata ampliata per fasi: prima gli esecutori, poi l’intermediario e infine il presunto mandante. I carabinieri hanno perquisito l’abitazione di Lavitola e sequestrato il cellulare e il computer dell’indagato. È in corso l’analisi forense dei supporti digitali per trovare elementi utili a chiarire movente e responsabilità.
