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Istat: l’Italia si svuota, solo l’immigrazione frena il calo demografico

Con 355mila nati e 652mila decessi nel 2025, il saldo migratorio di 296mila unità evita il crollo demografico.

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Federico Perrone di Federico Perrone

L’Istat ha rilevato nel 2025 in Italia 355.000 nati residenti, con una flessione del 3,9% sul 2024. I decessi sono stati 652.000 e il saldo naturale è sceso a circa -296.000. La dinamica demografica resta sostenuta dai flussi dall’estero, che hanno garantito un saldo migratorio di +296.000 unità e una popolazione stimata al 1° gennaio 2026 in 58.943.000 residenti.

Gli indicatori confermano la fase di bassa fecondità: il numero medio di figli per donna è calato al minimo storico di 1,14, mentre l’età media al parto è salita a 32,7 anni. Su base annua, il tasso di natalità è pari a circa 6,0 nati per mille abitanti e il tasso di mortalità a 11,1 decessi per mille; il saldo naturale corrisponde quindi a una perdita di circa 5,0 unità per mille.

Nascite, decessi e fecondità

Nel quadro delineato dal rapporto sugli indicatori demografici 2025, l’Italia registra 355.000 nati e 652.000 morti. Il risultato è un saldo naturale attorno a -296.000 unità, con un contributo alla natalità concentrato in età sempre più mature. La fecondità tocca 1,14 figli per donna, riflettendo un percorso di lungo periodo che ha visto il passaggio da oltre 2 figli medi negli anni precedenti la metà dei Settanta a 1,19 nel 1995, fino ai livelli attuali. L’innalzamento dell’età media al parto a 32,7 anni conferma uno spostamento delle scelte riproduttive verso età più avanzate.

Sul piano dei rapporti demografici di base, i valori per mille abitanti sintetizzano la tendenza: 6,0 nati e 11,1 decessi, con un differenziale negativo di 5,0. L’ampiezza del saldo naturale spiega la centralità dei movimenti migratori nella tenuta del totale dei residenti.

Migrazioni e struttura della popolazione

Nel 2025 le immigrazioni dall’estero sono state 440.000 e le emigrazioni 144.000: il saldo migratorio positivo di +296.000 ha in larga parte compensato la perdita per saldo naturale. Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente è stimata in 58.943.000 individui, sostanzialmente stabile su base annua grazie all’apporto dei flussi esteri.

La popolazione di cittadinanza straniera sale a 5.560.000 residenti (circa il 9,4% del totale), con un incremento di 188.000 unità. Parallelamente, la popolazione con cittadinanza italiana scende a 53.383.000 (-189.000 su base annua). L’Istat segnala come, nel breve periodo, la dinamica migratoria si confermi principale fonte di ricambio demografico.

Differenze territoriali e flussi

A livello territoriale emergono andamenti divergenti. La popolazione cresce nel Nord, arretra nel Mezzogiorno e resta sostanzialmente stabile nel Centro. L’aumento dei residenti stranieri si concentra soprattutto nelle regioni settentrionali, dove il mercato del lavoro intercetta una quota rilevante dei nuovi arrivi. In combinazione con un saldo naturale negativo diffuso, il contributo migratorio attenua l’impatto della denatalità sul totale dei residenti e sull’offerta di lavoro.

Questo quadro conferma che, in assenza di nuovi ingressi dall’estero, la riduzione della componente in età attiva e la bassa natalità peserebbero maggiormente sulla dinamica demografica, con effetti differenziati tra aree del Paese.

Fattori del calo e richiami alle politiche

Nel report su natalità e fecondità l’Istat attribuisce il calo a una duplice causa: una minore propensione a fare figli e la riduzione delle generazioni in età riproduttiva, soprattutto quelle nate dalla metà degli anni Settanta in poi. Tra i fattori citati compaiono il protrarsi dei tempi di formazione, la precarietà del lavoro e le difficoltà di accesso alla casa, elementi che ritardano l’uscita dalla famiglia di origine e la formazione di nuove coppie. L’Istituto evidenzia inoltre differenze per titolo di studio: le donne con livelli di istruzione più elevati tendono ad avere figli più tardi e a concentrare le nascite in una fascia d’età più ristretta.

Sul versante delle risposte, vengono richiamate politiche integrate: sostegni economici alle famiglie, servizi per l’infanzia, interventi abitativi e misure di conciliazione tra lavoro e cura. Organizzazioni impegnate su famiglia e minori, come Ai.Bi. Amici dei Bambini, hanno ripreso i dati per chiedere interventi mirati a favore di giovani nuclei e coppie in condizioni di precarietà economica. L’Istat indica questi strumenti come rilevanti, senza stimarne tempi ed efficacia; intanto, il totale dei residenti resta a 58.943.000 al 1° gennaio 2026.

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