1 luglio 2026 – A poco più di un anno dalle elezioni comunali che decreteranno il successore di Beppe Sala a Palazzo Marino, la corsa a sindaco di Milano si arricchisce di un nome: quello di Antonio Di Pietro, ex pubblico ministero del pool di Mani Pulite, poi ministro e senatore. L’indiscrezione, lanciata dalla senatrice di Fratelli d’Italia Daniela Santanchè durante una cena milanese, ha subito acceso il dibattito in un centrodestra che fatica a trovare un candidato unitario tra gli oltre otto nomi finora circolati, da Silvia Sardone a Carlo Cottarelli, da Antonio Civita a Pietro Tatarella.
Chi è Antonio Di Pietro
Nato a Montenero di Bisaccia (Campobasso) nel 1950, Di Pietro è la figura simbolo dell’inchiesta Mani Pulite, che tra il 1992 e il 1994 travolse la Prima Repubblica, mandando a processo – e in molti casi a San Vittore – decine di esponenti della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista a Milano. Lasciata la magistratura, ha avuto una lunga carriera politica: è stato ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodi, poi fondatore e leader del partito Italia dei Valori, con cui è stato più volte parlamentare e ministro delle Infrastrutture. Negli ultimi anni si era allontanato dalla politica attiva, salvo tornare alla ribalta con un impegno a favore del referendum sulla riforma della giustizia, schierandosi per il Sì insieme a settori del centrodestra.
La reazione di Sala: “Un Galantuomo”
Interpellato sull’ipotesi, il sindaco uscente Giuseppe Sala ha commentato a margine della cerimonia di conferimento dell’Ambrogino d’oro alla sciatrice Federica Brignone: “Politicamente faccio fatica a giudicarlo perché è parecchio che non fa politica”, ha premesso, aggiungendo però un giudizio personale netto: “io ritengo Antonio Di Pietro, con cui ho un rapporto non costante, un galantuomo”. “Quindi un po’ mi fa piacere, dopodiché vediamo quello che succederà perché è poco chiaro ancora lo scenario”, ha concluso sul punto.
Il caos dei nomi e le primarie
Sala ha poi allargato il discorso all’intero scacchiere politico milanese, sottolineando come sia il centrodestra sia il centrosinistra debbano ancora sciogliere un nodo cruciale: se puntare su un candidato unico condiviso o passare per le primarie. “Sul centrosinistra la mia riflessione è che dobbiamo capire se il punto è fare le primarie, a meno che non si trovi un candidato che metta assieme tutti oppure al contrario, la ricerca di un candidato comune e se non si riesce si fanno le primarie, che non è una differenza sottile ma è sostanziale“, ha spiegato, invitando i partiti a ragionarci “anche senza fretta“
La stoccata a Pacini
Il sindaco ha infine risposto indirettamente all’assessore dem del Municipio 1 Lorenzo Pacini, che ha ufficializzato la propria discesa in campo dopo aver criticato le Olimpiadi invernali per le carenze nei servizi ai milanesi. Senza mai nominarlo direttamente, Sala ha invitato alla concretezza: “Lo dico a tutti, anche a Pacini, bisogna essere in grado di dire poi come si faranno le cose. Le risorse finanziarie non sono illimitate, la capacità tecnica non è illimitata. Se qualcuno critica non mi offendo, però invito tutti a spiegare come faranno nel caso fossero seduti al mio posto“
