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Balenciaga: manager licenziato per molestie, il Tribunale conferma le accuse

Il Tribunale di Firenze conferma il licenziamento per giusta causa: ambiente "degradante e mortificante" per le dipendenti.

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Balenciaga: manager licenziato per molestie, il Tribunale conferma le accuse HK Admiralty 金鐘道 Queensway 太古廣場 Pacific Place mall shop Balenciaga October 2020 SS2.jpg

Balenciaga: manager licenziato per molestie, il Tribunale conferma le accuse Tseuwonn Rekauidscoo — CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=97336454)

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Il Tribunale civile di Firenze, sezione Lavoro, ha confermato il licenziamento in tronco di un manager di Balenciaga, respingendo il suo ricorso e richiamando in motivazione un quadro di molestie e discriminazioni; il provvedimento aziendale era stato adottato il 27 novembre 2023.

Secondo le motivazioni, le condotte accertate hanno prodotto un ambiente di lavoro «degradante e mortificante» per diverse dipendenti. Il dirigente, un quarantenne impiegato nello stabilimento di Scandicci con una retribuzione annua di circa 250.000 euro, è stato allontanato dopo un procedimento disciplinare e un’istruttoria che ha ricostruito episodi avvenuti tra il 2021 e il 2023.

La vicenda è emersa da un sondaggio interno sul clima (“listening survey”) che ha evidenziato punteggi bassi alla voce «assenza di discriminazione» nel reparto diretto dal manager. A seguito di quel segnale, le Risorse Umane hanno svolto colloqui individuali e riservati con una decina di componenti del team, senza la presenza dei superiori. Dalle versioni ritenute concordi sono scaturite le contestazioni disciplinari: in sette hanno formalizzato denunce e la sentenza richiama 18 condotte contestate nel periodo 2021–2023. Le motivazioni depositate illustrano nel dettaglio la ricostruzione dei fatti contestati.

Le condotte contestate: frasi, gesti e pressioni in ufficio

Tra gli episodi riportati in aula spiccano battute allusive e commenti sessisti. Una delle frasi riferite è «Ragazze è l’ora del sesso», pronunciata, secondo le deposizioni, simulando il gesto di suonare una campanella. Le testimonianze menzionano anche contatti fisici non richiesti: in due occasioni l’uomo avrebbe dato pacche sui glutei; altre colleghe hanno riferito di baci e massaggi a collo e spalle non autorizzati. In ufficio sarebbero stati mostrati oggetti a sfondo sessuale e sarebbero state avanzate proposte di non indossare biancheria intima sul posto di lavoro.

La sentenza riporta inoltre affermazioni offensive sull’aspetto fisico. A una dipendente sarebbe stato detto: «Tu mangi in continuazione, sei ingrassata», seguito, sempre secondo gli atti, dall’invito a pesarsi ogni giorno su una bilancia portata in ufficio. In un’altra circostanza, rivolgendosi a una collega in coda, il manager avrebbe detto: «Spostati, quella è la fila di chi ha le poppe e tu non le hai».

Altri passaggi riguardano profili etnici e religiosi. Durante una riunione, rivolgendosi a una sottoposta, il dirigente avrebbe chiesto: «Perché sei così scura? Sei marocchina?». Alla replica della donna, che si definì di religione ebraica, avrebbe risposto con la battuta riportata negli atti: «È vero che tra ebrei avete rapporti sessuali con un lenzuolo con un buco?».

Tra i fatti ritenuti più gravi viene indicato un episodio del 2022: sempre secondo le deposizioni, durante una riunione il manager avrebbe legato a una sedia una dipendente con un elastico, davanti ai colleghi. Negli atti è citato anche l’invio improprio di una email dal computer di una collaboratrice — a sua insaputa — con oggetto «Sono molto timorosa» e contenuti ambigui mirati a metterla in cattiva luce.

La decisione del tribunale e i passi annunciati dalla difesa

In giudizio le deposizioni delle sette lavoratrici hanno retto il confronto in aula; il giudice Barbara Fatale, della sezione Lavoro del Tribunale di Firenze, ha considerato insufficienti le testimonianze difensive prodotte dal dirigente, tra cui quelle della moglie e della migliore amica. Nelle motivazioni i comportamenti sono qualificati come «degradanti e mortificanti». Per il Tribunale il licenziamento per giusta causa risulta proporzionato e legittimo.

La difesa, assistita dall’avvocato Federico Veneri, ha sostenuto che le contestazioni fossero tardive e ricostruite a posteriori «al solo scopo di liberarsi di un dirigente scomodo». La tesi è stata respinta dal giudice. L’avvocato Veneri ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Appello.

Dal fronte aziendale, Balenciaga ha declinato ogni commento. Il procedimento non è concluso: la difesa ha indicato la volontà di impugnare la decisione in sede superiore. Le motivazioni di primo grado sono state depositate agli atti del Tribunale di Firenze e documentano l’insieme delle contestazioni riferite al periodo 2021–2023.

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