“Vai a lavare i piatti”. È uno dei commenti comparsi sotto un video pubblicato dall’assessora regionale campana Fiorella Zabatta, esponente di Alleanza Verdi-Sinistra e co-portavoce nazionale di Europa Verde. Un attacco che non prende di mira le sue idee, ma il suo essere donna. E che nelle ultime ore è diventato il simbolo di una nuova ondata di sessismo online contro le donne impegnate nella vita pubblica.
La vicenda nasce da un contenuto pubblicato sui social dall’assessora, nel quale esprimeva la propria contrarietà alla proposta di riforma della legge sulla caccia, tema che da settimane alimenta un acceso confronto politico e ambientale. Alla presa di posizione sono seguite centinaia di reazioni, molte delle quali critiche. Ma una parte dei commenti ha rapidamente oltrepassato il confine del dissenso politico, trasformandosi in offese misogine, denigrazioni personali e stereotipi sessisti.
La denuncia di Zabatta dopo gli insulti sessisti
A rendere pubblica la vicenda è stata la stessa assessora, che ha raccontato il proprio stato d’animo in un’intervista.
“Sono insulti pesanti che mi indignano, mi offendono e mi generano rabbia”, ha spiegato. Ma il suo pensiero, ha aggiunto, va soprattutto a chi non dispone della stessa esposizione pubblica o degli stessi strumenti per reagire.
“Molte donne finiscono con il sentirsi sole e indifese davanti ai cosiddetti leoni da tastiera”, ha dichiarato, sottolineando come il fenomeno non riguardi soltanto la politica ma più in generale tutte le donne che prendono parola nello spazio pubblico.
Il giorno successivo all’esplosione del caso, l’assessora è tornata sull’accaduto parlando con l’ANSA. “Sono ancora arrabbiata”, ha spiegato, precisando che la sua indignazione non riguarda soltanto gli insulti ricevuti personalmente. “Penso alle tante donne che ogni giorno subiscono attacchi volgari sui social e che, non facendo parte di una grande comunità come la mia, sono lasciate sole davanti ai leoni da tastiera”, ha affermato.
Zabatta si è detta colpita soprattutto dal fatto che una semplice opinione su un tema controverso abbia generato una reazione tanto aggressiva: “Avevo semplicemente espresso la mia posizione sulla caccia, una convinzione che fa parte del mio Dna politico e personale”.
La solidarietà della Regione Campania e delle forze politiche
Zabatta ha inoltre raccontato di aver ricevuto “un fiume di solidarietà” da parte del presidente della Regione Roberto Fico, della giunta regionale, del suo partito e di numerosi cittadini. L’assessora ha annunciato che potrebbe replicare agli attacchi con un nuovo video sui social e ha osservato come molti dei commenti offensivi sembrino provenire dall’area favorevole alla caccia. Una considerazione che, ha precisato, non intende però estendere all’intero mondo venatorio: “Sarebbe sbagliato generalizzare perché non tutti i cacciatori sono come quelli che mi hanno insultata così vigliaccamente”, ha dichiarato
Secondo Palazzo Santa Lucia, i commenti rivolti a Zabatta rappresentano “un esempio di violenza verbale che travalica ogni limite del legittimo dissenso” e costituiscono “insulti sessisti, misogini e discriminatori” incompatibili con i principi di una società democratica. La Regione ha inoltre ribadito che il confronto politico può essere duro, ma non può mai degenerare nell’odio personale o nella discriminazione.
Messaggi di sostegno sono arrivati anche dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, che hanno condannato la violenza verbale e difeso il diritto di esprimere opinioni senza diventare bersaglio di campagne d’odio.
Analoga la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra e di Europa Verde, che hanno parlato di un clima sempre più tossico nei confronti delle donne impegnate nelle istituzioni e nella politica.
Il problema della violenza di genere in politica
Quello che ha coinvolto Fiorella Zabatta non è soltanto un episodio di odio online. Per molti osservatori rientra in un fenomeno più ampio, definito violenza di genere in politica: quell’insieme di attacchi, intimidazioni e molestie che colpiscono le donne impegnate nelle istituzioni non tanto per le loro idee, quanto per il loro essere donne.
Non è un caso che molti dei commenti rivolti all’assessora non contestassero la sua posizione sulla caccia, ma facessero riferimento a stereotipi tradizionali sul ruolo femminile, con inviti a “stare in cucina” o “lavare i piatti”. L’obiettivo, in questi casi, non è entrare nel merito del dibattito politico, ma delegittimare la presenza stessa delle donne nello spazio pubblico.
Negli ultimi anni episodi simili sono stati denunciati da esponenti di schieramenti molto diversi, da Laura Boldrini a Giorgia Meloni, passando per Elly Schlein e Maria Elena Boschi. Un elemento che mostra come il fenomeno sia trasversale e non legato a una specifica appartenenza politica.
Per questo motivo la vicenda Zabatta va oltre il singolo episodio e riaccende il dibattito su una questione sempre più discussa anche a livello europeo: garantire che le donne possano partecipare alla vita politica e istituzionale senza essere bersaglio di insulti, intimidazioni o attacchi basati sul genere.
“Gli insulti sessisti non sono un’opinione”, hanno ribadito le forze politiche che hanno espresso solidarietà all’assessora. Un principio che richiama un tema più ampio: la qualità del confronto democratico passa anche dalla capacità di contrastare la violenza di genere nella sfera pubblica.
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