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Dossena-Davis, il giudice sportivo archivia il caso: “Nessuna prova certa sulle presunte frasi razziste”

Chiuso il procedimento nato dopo le accuse dell'attaccante dell'Udinese Keinan Davis contro il difensore del Cagliari Alberto Dossena. La Procura federale non ha trovato elementi sufficienti per ricostruire con certezza quanto detto in campo

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Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

29 giugno 2026 – Si chiude senza sanzioni il caso Dossena-Davis che aveva acceso il dibattito sul razzismo nel calcio italiano nelle ultime settimane. Il giudice sportivo della Serie A, Gerardo Mastandrea, ha infatti disposto l’archiviazione del procedimento relativo alle presunte offese razziste che il difensore del Cagliari Alberto Dossena avrebbe rivolto all’attaccante dell’Udinese Keinan Davis durante la partita disputata il 9 maggio scorso all’Unipol Domus.

La decisione arriva dopo l’analisi della documentazione raccolta dalla Procura federale. Nel provvedimento si legge che dagli atti acquisiti “non emergono elementi che chiariscano inequivocabilmente il contenuto delle frasi rivolte da Dossena a Davis”, rendendo impossibile accertare con certezza quanto denunciato dal calciatore bianconero.

Le accuse di Keinan Davis dopo Cagliari-Udinese

L’episodio contestato risale ai minuti finali della sfida tra Cagliari e Udinese. Al termine dell’incontro, Davis aveva segnalato all’arbitro di aver ricevuto un insulto discriminatorio da parte del difensore rossoblù.

La vicenda aveva assunto rapidamente una dimensione nazionale quando l’attaccante inglese aveva deciso di raccontare pubblicamente quanto accaduto attraverso i propri profili social.

“Questo razzista codardo mi ha chiamato scimmia durante la partita. Spero che la Serie A faccia qualcosa a riguardo, ma vedremo”, aveva scritto Davis in una storia pubblicata su Instagram poche ore dopo la gara.

Le sue parole avevano immediatamente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni calcistiche, portando all’apertura di un’indagine da parte della Procura federale.

La replica di Dossena e il sostegno del Cagliari

Dossena aveva respinto fin da subito ogni accusa. In una nota diffusa nei giorni successivi aveva negato categoricamente di aver pronunciato insulti razzisti, dichiarandosi profondamente colpito dalle contestazioni ricevute.

Il difensore aveva spiegato che simili comportamenti sarebbero incompatibili con i valori ricevuti dalla propria famiglia e con il rispetto sempre mostrato nei confronti degli avversari durante la sua carriera.

Anche il Cagliari aveva preso posizione a sostegno del giocatore, ribadendo da un lato la propria ferma condanna contro qualsiasi forma di discriminazione e dall’altro la convinzione che non fossero emersi elementi oggettivi in grado di confermare la versione fornita dall’attaccante dell’Udinese.

Un caso che lascia aperto il dibattito

L’Udinese aveva invece espresso piena solidarietà a Davis, definendo gravi le accuse riportate dal proprio calciatore e garantendo collaborazione alle autorità sportive.

L’archiviazione non equivale a una smentita di quanto denunciato dall’attaccante inglese né a una certificazione definitiva della versione fornita da Dossena. La decisione del giudice sportivo fotografa piuttosto l’impossibilità di ricostruire con certezza il contenuto delle parole pronunciate durante la partita.

Una conclusione che riporta al centro un tema già emerso più volte nel calcio italiano ed europeo: la difficoltà di accertare episodi di presunto razzismo avvenuti in campo quando mancano registrazioni audio chiare, testimonianze dirette o elementi oggettivi in grado di confermare i fatti denunciati. In assenza di prove definitive, il procedimento si chiude dunque con l’archiviazione, lasciando però aperta la riflessione sugli strumenti necessari per contrastare e documentare efficacemente ogni forma di discriminazione nello sport.

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