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Venezuela, stop ai soccorsi per la madre e i figli sotto le macerie: nessun segnale di vita

Dopo quasi 20 ore di scavi a Macuto, i vigili del fuoco italiani interrompono le operazioni. La donna aveva scritto ai familiari su WhatsApp, ma una nuova scossa ha reso la struttura troppo pericolosa

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Vigile del fuoco italiano scava tra macerie con una torcia

X@vigilidelfuoco

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

29 GIUGNO 2026 – Per ore la storia di Dilinyer Caroley Rada González e dei suoi tre figli ha rappresentato uno dei pochi spiragli di speranza nella tragedia del terremoto che ha devastato il Venezuela. A Macuto, nello Stato costiero di La Guaira, la donna sarebbe riuscita a comunicare con i familiari attraverso WhatsApp, facendo credere ai soccorritori che lei e i bambini fossero ancora vivi sotto le macerie dell’edificio crollato in cui vivevano.

La 33enne si troverebbe sotto i detriti insieme ai figli Jonas, 10 anni, Ashley, 8 anni, e Angely, 6 anni. A rendere nota la loro possibile sopravvivenza è stata la famiglia, che nelle ultime ore avrebbe ricevuto alcuni messaggi inviati dalla donna.

Secondo il racconto di una cugina, il primo contatto sarebbe avvenuto intorno all’una di notte, quando il telefono della donna è riuscito ad agganciare per pochi istanti il segnale telefonico. Il messaggio sarebbe arrivato a un’altra parente residente a Maracaibo, nell’ovest del Paese. Dillinyer avrebbe scritto di essere viva insieme ai bambini e di essere l’unica ferita.

Nel pomeriggio sarebbe poi arrivata una seconda comunicazione. Ancora una volta la donna avrebbe confermato che lei e i figli erano vivi. “Sono vivi, c’è speranza”, aveva raccontato la cugina ai media locali, mentre la famiglia seguiva con apprensione le operazioni di soccorso.

I vigili italiani costretti a fermarsi

A scavare tra cemento e detriti sono stati anche i vigili del fuoco italiani, arrivati in Venezuela con una squadra specializzata nelle operazioni di ricerca e soccorso in scenari di crollo. I soccorritori hanno lavorato insieme ai Bomberos dell’Ecuador nel tentativo di raggiungere il punto in cui si riteneva fosse intrappolata la famiglia.

Nelle ore precedenti, le immagini diffuse dalla Protezione Civile avevano mostrato una delle fasi più delicate dell’intervento. I soccorritori chiamavano la donna e attendevano una risposta. In più occasioni sarebbe stato percepito il battere su una tubazione metallica, un segnale considerato fondamentale perché indica la possibile presenza di persone vive sotto le macerie.

Anche il portavoce dei vigili del fuoco, Luca Cari, aveva spiegato che il fatto che la donna rispondesse ai segnali dei soccorritori rappresentava un elemento incoraggiante per proseguire gli scavi.

Tuttavia, nelle ultime ore la situazione è cambiata drasticamente. Secondo quanto riferito dall’ANSA, dopo quasi 20 ore di lavoro ininterrotto, i vigili del fuoco italiani hanno deciso di interrompere le operazioni nel condominio di Macuto. La scelta è stata determinata dalla mancanza di ulteriori segnali di vita provenienti dall’interno della struttura e dal crescente rischio per gli stessi soccorritori.

A complicare ulteriormente la situazione è stata una nuova e forte scossa che ha colpito l’area, provocando un ulteriore spostamento dell’edificio già gravemente danneggiato e aumentando il pericolo di nuovi crolli.

La Guaira resta l’epicentro della devastazione

Il terremoto, con scosse comprese tra magnitudo 7.2 e 7.5, ha colpito soprattutto la fascia costiera a nord di Caracas. La Guaira resta l’area più devastata, con interi quartieri ridotti in macerie e migliaia di persone costrette a vivere in strutture di emergenza.

Il bilancio ufficiale continua ad aggravarsi: le vittime sono salite a 1.450, i feriti superano i 3.150 e gli sfollati sono oltre 12.700. Almeno 774 edifici risultano danneggiati, di cui 189 completamente crollati.

La vicenda di Macuto resta una delle più drammatiche dell’intera emergenza. Quella che per ore era sembrata una storia di speranza si è trasformata in una corsa contro il tempo interrotta dall’assenza di nuovi segnali e dalle condizioni sempre più pericolose del sito. Il destino di Dilinyer González e dei suoi bambini resta, al momento, sconosciuto.

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