Oltre un miliardo di persone nel mondo si sente solo. Per Serena Mazzini non si tratta soltanto di una delle principali emergenze sociali del nostro tempo, ma anche di una gigantesca opportunità economica. È questa la tesi al centro del libro La tua solitudine è il nostro business, presentato durante un’intervista con Marco Cappato, in cui la saggista e ricercatrice analizza il modo in cui le grandi piattaforme tecnologiche starebbero trasformando bisogni affettivi, isolamento e fragilità relazionali in un mercato multimiliardario.
Secondo Mazzini, le generazioni più giovani vivono una condizione di crescente isolamento alimentata da precarietà lavorativa, aumento del costo della vita e riduzione degli spazi di socialità tradizionali. In questo contesto, la tecnologia non si limiterebbe ad accompagnare il cambiamento sociale, ma contribuirebbe a renderlo economicamente redditizio.
Gli AI Companion e il mercato delle emozioni
Uno dei fenomeni più significativi analizzati nel libro è quello degli AI Companion, chatbot progettati per simulare conversazioni, amicizie o rapporti affettivi.
Mazzini cita uno studio commissionato da Meta secondo cui oltre un miliardo di persone nel mondo dichiara di sentirsi solo. Pochi mesi dopo, osserva l’autrice, il gruppo ha accelerato l’integrazione di assistenti basati sull’intelligenza artificiale all’interno delle proprie piattaforme, da Instagram a WhatsApp.
Secondo la ricercatrice, questi sistemi sono spesso progettati per instaurare un rapporto emotivo con l’utente attraverso quella che definisce “piaggeria digitale”: chatbot che tendono ad assecondare opinioni, convinzioni e comportamenti dell’interlocutore, evitando il conflitto e rafforzando il senso di fiducia.
L’obiettivo, sostiene Mazzini, è aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma e creare una relazione sufficientemente forte da rendere appetibili servizi a pagamento, abbonamenti o funzionalità premium. Un meccanismo che l’autrice definisce una forma di “estorsione affettiva”, in cui il bisogno di ascolto e compagnia diventa una risorsa economica.
Bambini, chatbot e rischi psicologici
Una parte rilevante del libro è dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale sui più giovani.
Secondo Mazzini, molti giocattoli intelligenti e dispositivi basati su modelli linguistici avanzati raccolgono grandi quantità di dati durante le interazioni con i bambini. In questo modo, i minori finirebbero per contribuire indirettamente all’addestramento dei sistemi senza averne piena consapevolezza.
L’autrice richiama inoltre alcuni casi internazionali che hanno alimentato il dibattito sulla sicurezza dell’AI. Tra questi, episodi in cui chatbot destinati a interagire con ragazzi avrebbero generato contenuti violenti o sessualmente espliciti, oltre a situazioni in cui assistenti virtuali avrebbero assecondato comportamenti autolesionistici invece di scoraggiarli.
Particolarmente preoccupante, secondo Mazzini, è il fenomeno delle comunità online che intercettano adolescenti soli o vulnerabili. Attraverso social network e piattaforme di gaming, alcuni gruppi costruirebbero rapporti basati su appartenenza, riconoscimento e visibilità, spingendo talvolta i giovani verso comportamenti estremi o autolesionistici.
Big Tech, politica e sorveglianza
Nella parte finale del libro, la riflessione si allarga al rapporto tra tecnologia e potere.
Secondo Mazzini, la Silicon Valley non può più essere considerata soltanto un ecosistema di innovazione, ma rappresenta ormai un centro di influenza politica globale. La crescente vicinanza tra grandi aziende tecnologiche e istituzioni governative dimostrerebbe come la presunta neutralità delle piattaforme digitali sia sempre più difficile da sostenere.
L’autrice cita figure come Peter Thiel e aziende come Palantir, specializzata nell’analisi di grandi quantità di dati. L’intelligenza artificiale, sostiene, non viene utilizzata soltanto per finalità commerciali, ma trova sempre più applicazione nei settori della difesa, della sicurezza e della sorveglianza, attraverso collaborazioni con governi e amministrazioni pubbliche.
Secondo questa lettura, le stesse tecnologie utilizzate per profilare consumatori e utenti possono essere impiegate anche per finalità strategiche, militari e di controllo sociale.
La sfida della sovranità digitale
Pur definendosi provocatoriamente “tecnoluddista” rispetto all’attuale modello di sviluppo dell’industria digitale, Mazzini precisa che la sua critica non è rivolta alla tecnologia in sé, ma alla concentrazione del potere nelle mani di poche aziende private.
Per questo individua nella sovranità digitale la principale sfida politica dei prossimi anni. L’obiettivo, sostiene, dovrebbe essere quello di costruire infrastrutture pubbliche e modelli alternativi che riducano la dipendenza dai colossi tecnologici globali, restituendo alla rete una dimensione più vicina all’interesse collettivo.
Una domanda, in fondo, attraversa tutto il libro: se la solitudine è una delle grandi emergenze del nostro tempo, chi sta guadagnando dal suo aumento?
