La storia di Bending Spoons è quella di una crescita accelerata partita da un fallimento e arrivata oggi a una possibile quotazione a Wall Street con una valutazione superiore ai 20 miliardi di dollari. La società fondata da Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Ferrari e Luca Querella si prepara infatti allo sbarco in Borsa, con una capitalizzazione che potrebbe superare di gran lunga i 10 miliardi raggiunti da altre grandi operazioni del passato nel settore tech.
Un confronto che rende l’idea della traiettoria del gruppo milanese: in poco più di un decennio, la startup nata tra Milano e il mondo delle applicazioni digitali è passata da poche migliaia di dollari a una delle realtà tecnologiche europee più osservate dagli investitori internazionali.
Il primo progetto fallito e la lezione iniziale
Il grande pubblico ha iniziato a conoscere Bending Spoons soprattutto durante l’emergenza Covid-19, quando la società ha sviluppato Immuni, l’app di contact tracing pensata per supportare il contenimento dei contagi. Quel progetto ha reso il nome dell’azienda familiare a molti italiani, anche se la sua storia era già iniziata diversi anni prima, precisamente nel 2010. E il percorso non iniziò con un trionfo, bensì cin un fallimento.
I tre futuri fondatori, appena laureati in ingegneria, provarono a lanciare Evertale, un’app basata sull’intelligenza artificiale pensata per scrivere automaticamente un diario delle attività quotidiane degli utenti.
Il progetto raccolse circa un milione di dollari di finanziamenti, ma il risultato fu un fallimento completo. Come raccontato da Luca Ferrari, nel 2013 la situazione era ormai insostenibile: nessun ricavo, liquidità sufficiente solo per pochi mesi e la consapevolezza che l’idea iniziale non avrebbe funzionato.
La nascita di Bending Spoons e il modello “ibrido”
Dalle ceneri di quell’esperienza nacque una nuova realtà. Con l’ingresso del quarto cofondatore, Luca Querella, e con circa 40 mila dollari rimasti in cassa, prese forma Bending Spoons, nome ispirato alla celebre scena di Matrix in cui un bambino piega un cucchiaio con la mente.
L’idea alla base era diversa: non costruire solo app, ma creare una piattaforma in grado di acquistare aziende tecnologiche, ristrutturarle, renderle più redditizie e reinvestire i profitti in nuove operazioni. Un modello che ricorda il private equity, ma applicato al mondo digitale. Una caratteristica distintiva è che, fino ad oggi, nessuna delle aziende acquisite è stata rivenduta.
Oltre 50 acquisizioni e una strategia aggressiva di crescita
Nel tempo, questa strategia ha portato a più di 50 acquisizioni. La prima operazione risale al 2014 e valeva appena 10 mila dollari, mentre la più recente ha raggiunto circa 900 milioni.
Nel portafoglio del gruppo sono entrate realtà molto note come Vimeo, WeTransfer, Evernote e America Online. Si tratta spesso di piattaforme già affermate ma considerate migliorabili dal punto di vista tecnologico e commerciale.
L’intervento di Bending Spoons non si limita alla parte tecnica: include il redesign dei servizi, l’evoluzione dell’interfaccia e la ristrutturazione dei modelli di business, spesso accompagnati da tagli al personale e aumenti dei prezzi che hanno suscitato dibattiti tra utenti e addetti ai lavori.
Capitali, investitori e numeri in crescita
Nonostante le critiche, la società gode di grande fiducia nel mondo finanziario. Nel tempo ha raccolto circa 5 miliardi di dollari da investitori internazionali come Baillie Gifford, Tamburi, l’ex CFO di Apple Luca Maestri e l’ex tennista Andre Agassi.
Nel round di finanziamento più recente, la valutazione ha raggiunto gli 11 miliardi, sostenuta da numeri in forte crescita: oltre 500 milioni di utenti complessivi, 2,6 miliardi di ricavi nel 2025 e un margine di profitto di circa 500 milioni, includendo le società acquisite più recentemente.
Tra gennaio e marzo 2026, i ricavi sono triplicati rispetto all’anno precedente, mentre gli investimenti hanno raggiunto i 2 miliardi, segnale di un’espansione ancora in corso.
La quotazione di Bending Spoons a New York
Secondo le indiscrezioni, Bending Spoons punta a raccogliere tra i 3 e i 4 miliardi di dollari nella futura IPO, con una valutazione compresa tra 20 e 25 miliardi.
Il progetto ha già attirato l’interesse degli investitori, soprattutto negli Stati Uniti, dove il mercato delle IPO continua a essere particolarmente dinamico rispetto all’Europa. Tra i possibili protagonisti della nuova fase della Borsa di New York figurano anche grandi nomi del settore tecnologico globale, accanto a realtà europee emergenti come Bending Spoons.
Il CEO Luca Ferrari ha sottolineato la portata del progetto, parlando di oltre mille aziende digitali potenzialmente acquisibili nel futuro, per un valore complessivo teorico di centinaia di miliardi di dollari.
I fondatori verso lo status di miliardari
Con la quotazione, i quattro fondatori diventeranno miliardari “sulla carta”. Attualmente controllano oltre il 40% della società e circa il 90% dei diritti di voto grazie a particolari categorie azionarie.
Nonostante questo, l’obiettivo non sembra essere la liquidazione delle proprie quote, ma il rafforzamento del progetto industriale. L’idea dichiarata è quella di costruire un gruppo tecnologico globale partendo dall’Italia, dimostrando che anche nel Paese possono nascere aziende di livello mondiale.
Cos’è davvero Bending Spoons oggi
Nel dibattito internazionale, Bending Spoons viene spesso definita una realtà ibrida: non una semplice startup, ma nemmeno una tradizionale società tecnologica. È al tempo stesso sviluppatore, acquirente e ristrutturatore di prodotti digitali.
La sua identità si basa su due pilastri: da un lato lo sviluppo tecnologico interno, dall’altro una strategia di acquisizioni e ottimizzazione dei prodotti esistenti. Un modello che continua a dividere gli osservatori, ma che ha portato la società a diventare uno dei casi più rilevanti del tech europeo contemporaneo.
