Alberto Stasi lascia il carcere dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa e concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il provvedimento, secondo quanto riportato dall’ANSA, è arrivato dopo il parere favorevole espresso dalla procura generale.
Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, era già in regime di semilibertà. La nuova misura modifica dunque le modalità di esecuzione della pena residua: non si tratta di una cancellazione della condanna, ma di una misura alternativa alla detenzione, con prescrizioni e controlli stabiliti dall’autorità giudiziaria.
Cosa prevede l’affidamento in prova di Alberto Stasi
L’affidamento in prova al servizio sociale è una misura alternativa alla detenzione prevista dall’ordinamento penitenziario. Consente al condannato di scontare la pena fuori dall’istituto penitenziario, seguendo un programma definito e sotto il controllo degli uffici competenti dell’esecuzione penale esterna.
Nel caso di Stasi, il provvedimento arriva dopo un percorso già avviato all’esterno del carcere. Negli ultimi anni, infatti, l’ex studente bocconiano aveva ottenuto prima il lavoro esterno e poi la semilibertà, misura che gli permetteva di trascorrere parte della giornata fuori dall’istituto penitenziario, con obbligo di rientro.
Con l’affidamento in prova viene meno il rapporto ordinario con il carcere, ma restano gli obblighi imposti dal Tribunale. Stasi dovrà rispettare le prescrizioni previste e proseguire il percorso di reinserimento sotto la supervisione degli uffici competenti.
Il percorso lavorativo e il reinserimento di Alberto Stasi
Il lavoro rappresenta uno degli elementi centrali del percorso esterno di Stasi. Già ammesso in passato al lavoro fuori dal carcere, l’uomo ha svolto mansioni contabili e amministrative nell’ambito del programma di reinserimento previsto per i detenuti.
Secondo quanto riportato da TgLa7, Stasi non dovrebbe tornare a vivere a Garlasco. Il suo percorso all’esterno si svolgerebbe nell’area milanese, anche in relazione all’attività lavorativa già avviata negli anni precedenti.
Il punto, sul piano giuridico, resta però la natura della misura concessa: l’affidamento in prova non equivale a una piena libertà senza condizioni, ma a una diversa modalità di esecuzione della pena, fuori dal carcere e con il controllo dei servizi competenti.
Revisione del processo, un piano separato
La concessione dell’affidamento in prova non è collegata all’eventuale revisione del processo. La difesa di Stasi ha annunciato l’intenzione di presentare un’istanza di revisione, ma si tratta di un procedimento distinto rispetto alla decisione del Tribunale di Sorveglianza.
Da una parte c’è l’esecuzione della pena e il percorso delle misure alternative alla detenzione; dall’altra l’eventuale iniziativa giudiziaria per chiedere una nuova valutazione della condanna definitiva. I due piani non vanno sovrapposti.
Il caso Garlasco resta intanto al centro dell’attenzione pubblica e giudiziaria, anche per i nuovi sviluppi dell’inchiesta. La decisione sull’affidamento in prova riguarda però esclusivamente la posizione detentiva di Stasi e non modifica, allo stato, la verità giudiziaria fissata dalla sentenza definitiva.
