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Ultimo agli studenti di Tor Vergata: “Dopo gli stadi arriva un vuoto difficile da spiegare”

Terminata l'adrenalina di uno stadio pieno, arriva infatti una fase di svuotamento emotivo che l'artista paragona a una brusca discesa dalla straordinarietà alla normalità

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Ultimo concerto Roma

Shutterstock

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Dietro gli stadi sold out e i record di pubblico si nasconde una realtà molto diversa da quella che spesso si immagina. Durante un incontro con gli studenti dell’Università di Tor Vergata, Ultimo ha parlato senza filtri delle sue fragilità, del rapporto con la fama e di quel senso di smarrimento che arriva quando si spengono le luci del palco. Un confronto sincero che ha mostrato il lato più umano di uno degli artisti italiani più amati degli ultimi anni.

Il successo visto da una prospettiva insolita

L’appuntamento universitario non si è trasformato nella classica celebrazione di una carriera costellata di traguardi. Al contrario, Niccolò Moriconi ha scelto di raccontare le difficoltà che accompagnano il successo, spiegando come la quotidianità possa diventare complicata proprio dopo i momenti di massima esposizione pubblica.

Secondo il cantautore romano, l’esperienza di esibirsi davanti a decine di migliaia di persone crea una dimensione emotiva talmente intensa da rendere quasi straniante il ritorno alla normalità. Se sul palco tutto appare naturale e spontaneo, nella vita di tutti i giorni può emergere una sensazione di disconnessione, come se qualcosa improvvisamente smettesse di funzionare.

Il rapporto di Ultimo con la musica

Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato il modo in cui Ultimo interpreta il proprio lavoro creativo. L’artista ha spiegato di non considerarsi il vero proprietario delle sue canzoni, ma piuttosto un mezzo attraverso cui esse prendono forma.

Per il cantautore, la scrittura non nasce esclusivamente dalla volontà personale. Quando compone, sente di entrare in uno stato particolare in cui la sua identità lascia spazio a qualcosa di più grande. Una visione che ridimensiona il ruolo dell’ego e che lo porta a vivere il successo con un certo distacco.

Proprio per questo motivo, ha raccontato di sentirsi talvolta spiazzato quando incontra fan profondamente emozionati dalle sue canzoni. Da una parte c’è l’immagine pubblica di Ultimo, dall’altra c’è Niccolò, una persona che continua a percepirsi come tale nonostante il fenomeno mediatico costruito intorno alla sua figura.

Ultimo e il difficile ritorno alla realtà dopo gli stadi

Tra i temi che hanno colpito maggiormente gli studenti c’è stata quella che il cantante descrive come una sorta di “sindrome del 5 luglio”. Se il 4 luglio rappresenta simbolicamente il giorno del grande concerto, il giorno successivo coincide invece con il momento più delicato.

Terminata l’adrenalina di uno stadio pieno, arriva infatti una fase di svuotamento emotivo che l’artista paragona a una brusca discesa dalla straordinarietà alla normalità. Non si tratta di nostalgia per il palco, ma del contrasto tra l’energia generata da migliaia di persone e la semplicità della vita quotidiana.

Paradossalmente, Ultimo ha spiegato di sentirsi più a suo agio davanti a una folla immensa che nelle situazioni ordinarie. Sul palco la sua timidezza sembra dissolversi, mentre lontano dai riflettori può riemergere una sensazione di disagio o di irrealtà.

La riflessione di Ultimo sull’adrenalina

Nel corso dell’incontro, Ultimo ha anche riflettuto sugli aspetti fisici di queste esperienze. Rivolgendosi ai docenti presenti, ha sollevato un interrogativo legato agli effetti che una scarica emotiva così intensa può avere sull’organismo.

Secondo lui, dietro quel senso di vuoto che segue i grandi concerti potrebbe esserci anche una componente biologica. L’alternanza tra l’enorme quantità di stimoli ricevuti durante uno show e il silenzio che arriva subito dopo potrebbe infatti incidere sul sistema nervoso e sull’equilibrio emotivo.

Quando Ultimo ha ricevuto dei “no” dai talent show

Parlando del proprio percorso, Ultimo ha ricordato anche gli anni in cui venne escluso dai principali talent show televisivi. A differenza di quanto si potrebbe pensare, oggi non considera quei “no” un’ingiustizia.

Con il senno di poi, ritiene che la sua maturazione personale non fosse ancora sufficiente per sostenere il peso di una popolarità così grande. Pur avendo già scritto canzoni che in seguito sarebbero diventate molto amate dal pubblico, ritiene che la persona dietro quelle composizioni non fosse ancora pronta.

Questa consapevolezza lo porta oggi a interpretare quei rifiuti come una questione di tempismo più che di mancanza di talento. Il successo, secondo la sua visione, richiede infatti non solo capacità artistiche, ma anche una crescita umana adeguata.

Una passione vissuta come necessità

La musica è entrata nella vita di Niccolò Moriconi molto presto. Lo studio del pianoforte è iniziato quando era bambino, mentre l’esigenza di scrivere canzoni si è fatta strada durante l’adolescenza.

Da quel momento, ha raccontato agli studenti, non è mai esistita un’alternativa concreta. La musica non è stata una semplice scelta professionale, ma qualcosa di indispensabile, una necessità personale che avrebbe continuato a coltivare indipendentemente dal successo ottenuto.

Per questo motivo, il vero traguardo non coincide con gli stadi pieni o i numeri da record. Il percorso è iniziato molto prima, nei momenti trascorsi da solo a riflettere, a interrogarsi sul senso delle cose e a cercare una propria voce creativa.

La lezione lasciata agli studenti

Durante l’incontro a Tor Vergata, Ultimo ha evitato di presentarsi come qualcuno che possiede tutte le risposte. Al contrario, ha preferito mostrarsi come una persona ancora attraversata da dubbi, domande e fragilità.

Il messaggio finale rivolto agli studenti riguarda proprio la capacità di affrontare non soltanto i momenti di gloria, ma anche ciò che arriva dopo. Se tutti si preparano al proprio “4 luglio”, cioè al giorno del successo, molto meno si riflette sul “5 luglio”, quando bisogna fare i conti con il silenzio, la normalità e se stessi.

È forse questa la riflessione più profonda emersa dall’incontro: imparare a gestire il vuoto che segue i grandi traguardi può essere importante quanto raggiungerli.

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