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Addio a Carlin Petrini, padre di Slow Food e innovatore dell’enogastronomia italiana

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha trasformato il cibo in un movimento globale per la sostenibilità e la giustizia sociale. La sua eredità continua a ispirare generazioni

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Carlo Petrini

Carlo Petrini | ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI - Alanews.it

Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

Giovedì sera, a Bra, è mancato Carlo Petrini, l’uomo che ha rivoluzionato il modo di pensare al cibo. Aveva 76 anni e portava con sé una passione radicata nelle Langhe, la terra che lo aveva visto nascere e crescere. Non era soltanto il fondatore di Slow Food, ma il cuore pulsante di un movimento che ha trasformato una semplice idea in un patrimonio culturale condiviso. “Buono, pulito e giusto” non erano solo parole per lui, ma una missione concreta. Petrini non si è mai fermato a sognare da solo: ha saputo mettere insieme agricoltori, ambientalisti, produttori e consumatori, creando una comunità forte e capace di cambiare davvero le cose.

È nelle Langhe, terra di fatica e tradizioni, che Petrini ha dato vita a un progetto che ha varcato ogni confine. Slow Food nacque come risposta al dilagare del fast food e alla perdita delle tradizioni gastronomiche locali. Ma ben presto è diventato qualcosa di più di un semplice movimento italiano. Dal 1989, con il manifesto firmato a Parigi da delegazioni internazionali, Slow Food ha preso una dimensione globale. L’obiettivo era chiaro: valorizzare le tipicità, difendere la biodiversità e promuovere un’agricoltura sostenibile, che rispetti ambiente e cultura del territorio. Le Langhe si sono trasformate in un vero laboratorio di innovazione alimentare e culturale: qui produttori e artigiani hanno trovato nuovi spazi per affermarsi, il paesaggio si è rigenerato e il rapporto tra uomo e natura si è rafforzato.

Ma Slow Food non si è fermata al cibo di qualità. Ha costruito una rete mondiale, con Terra Madre che riunisce contadini, pescatori e allevatori impegnati a difendere le tradizioni, e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nata nel 2004 per formare nuove generazioni consapevoli, capaci di vedere nel cibo non solo nutrimento, ma un pilastro di sostenibilità e cultura. Nel tempo, il movimento ha preso anche una posizione netta sul piano politico e civile, opponendosi alle multinazionali agroalimentari e cercando di far dialogare agricoltori e ambientalisti, due mondi spesso distanti ma che per lui dovevano lavorare insieme per un futuro migliore.

La visione di Carlin Petrini per Slow Food e un mondo migliore

Carlo Petrini ha sempre sottolineato un paradosso della società moderna: produciamo tanto cibo, ma una fetta importante della popolazione soffre ancora la fame o la malnutrizione, mentre lo spreco alimentare raggiunge livelli scandalosi. «Questa società ha troppo cibo e troppa malnutrizione», ripeteva spesso, denunciando che un terzo del cibo prodotto finisce sprecato. Questa contraddizione era il cuore del suo pensiero e la base delle sue critiche a un sistema economico alimentare che giudicava insostenibile. Per Petrini serviva un nuovo equilibrio, fondato sul rispetto del valore del cibo, della natura e della dignità di chi lo produce.

La sua formula “buono, pulito e giusto” riassumeva la sua visione: “buono” per il gusto e la qualità, “pulito” perché il cibo deve tutelare la salute di chi lo consuma e dell’ambiente, “giusto” per sottolineare la giustizia sociale e ambientale, riconoscendo il valore di chi lavora senza sfruttare né territorio né persone. Questo principio ha guidato ogni sua iniziativa, dalla nascita delle Comunità Laudato si’ nel 2017 – ispirate all’enciclica di Papa Francesco – che uniscono la filosofia del cibo a quella della cura del pianeta e della solidarietà.

Petrini ha lasciato un segno anche nel dibattito politico e culturale, promuovendo un modello alimentare che contrasti la globalizzazione industriale e difenda le produzioni locali. La sua idea di mettere insieme agricoltura e ambientalismo ha aperto una strada nuova, in un dialogo tra mondi spesso lontani. Era un attivista convinto che buone pratiche agricole e difesa della biodiversità fossero la chiave per un futuro sostenibile e dignitoso per produttori e consumatori.

Slow Food: molto più di un semplice movimento

Slow Food non è stato solo un movimento legato al cibo, ma un laboratorio di cambiamento culturale, dove il cibo è diventato il centro di una rete che unisce aspetti sociali, economici e ambientali. L’associazione ha fatto emergere il valore di territori e tradizioni a rischio di sparire sotto la pressione della modernità e dell’omologazione. Grazie a Petrini e a chi ha lavorato con lui, oggi le Langhe sono un esempio mondiale di equilibrio tra tutela del paesaggio, agricoltura sostenibile e successo economico.

Questa “rivoluzione del buon mangiare” ha aiutato a costruire un nuovo modello di sviluppo rurale, valorizzando le produzioni tipiche e creando legami più forti tra produttori e consumatori. Slow Food ha promosso iniziative come i Mercati della Terra e l’Arca del Gusto, che censisce prodotti tradizionali a rischio di estinzione, rafforzando le comunità locali.

Il successo internazionale di Slow Food dimostra la forza di una proposta che ha superato ogni confine, portando avanti valori forti come la biodiversità, la giustizia sociale e la difesa del territorio. Oggi l’associazione coinvolge milioni di persone in oltre 160 Paesi, impegnate per un’alimentazione più responsabile e una cultura del cibo più attenta. Il lavoro di Petrini va letto in questa prospettiva: una via per un futuro in cui il cibo non è solo nutrimento, ma un modo per legarsi al pianeta e agli altri.

La sua scomparsa lascia un vuoto grande, non solo in Italia ma ovunque si parli di cibo e sostenibilità. Ma ciò che ha costruito continua a crescere, contaminando nuove generazioni e alimentando la speranza in un mondo più giusto e sostenibile.

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