La Global Sumud Flotilla ha rivolto un nuovo appello alle istituzioni europee e italiane chiedendo un intervento deciso per garantire il rispetto del diritto internazionale, del diritto umanitario e della libertà di navigazione in acque internazionali. La richiesta è contenuta in una lettera inviata ai vertici dell’Unione Europea e del governo italiano, tra cui la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e la premier Giorgia Meloni, oltre ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto.
Nel documento si sollecita l’adozione di misure diplomatiche, politiche ed economiche coerenti e non selettive nei confronti delle violazioni contestate, affinché non si creino doppi standard nell’applicazione delle regole internazionali. Secondo la Flotilla, l’assenza di iniziative concrete rischierebbe di favorire il ripetersi di azioni ritenute illegittime, esponendo anche cittadini europei e operatori civili a situazioni di pericolo.
Global Sumud Flotilla, nuove intercettazioni in mare
Nel frattempo, una delle navi della missione, la Akka, è stata intercettata a circa 82 miglia nautiche dalla costa di Gaza, secondo i dati diffusi dall’organizzazione stessa. Con questo episodio, il numero delle imbarcazioni fermate sale a 61, mentre una decina risulterebbe ancora in navigazione verso la Striscia.
I dati pubblicati dalla Flotilla indicano una situazione ancora in evoluzione, con parte della flotta già bloccata e alcune unità che proseguono il tragitto. La nave considerata più avanzata resta la Akkrà, che nelle ore precedenti risultava in prossimità dell’area costiera obiettivo della missione.
Accuse e ricostruzioni sulla gestione degli abbordaggi
Dalla rete di coordinamento Freedom Flotilla Italia, il coordinatore Zaher Darwish ha denunciato nuovi abbordaggi da parte delle forze israeliane, avvenuti in acque internazionali ai danni di imbarcazioni civili impegnate in una missione definita pacifica e non violenta, finalizzata alla consegna di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza.
Secondo la ricostruzione fornita, tali operazioni avverrebbero senza una legittimazione riconosciuta dal diritto internazionale e costituirebbero una violazione delle norme sulla navigazione e delle tutele umanitarie. Le conseguenze, viene sottolineato, riguarderebbero anche cittadini europei presenti a bordo e unità battenti bandiera di Paesi dell’Unione, con un impatto diretto sul piano diplomatico e giuridico.
Giornalisti fermati e interventi internazionali
La vicenda ha coinvolto anche tre giornalisti indonesiani, arrestati mentre partecipavano alla missione umanitaria. Il governo di Jakarta ha chiesto chiarimenti e il rilascio dei reporter, segnalando difficoltà nei contatti con le persone detenute.
I giornalisti identificati risultano essere Bambang Noroyono e Thoudy Badai del quotidiano Republika e Andre Prasetyo Nugroho del quotidiano Tempo. Secondo le autorità indonesiane, cinque cittadini del Paese sarebbero stati fermati complessivamente, mentre altri partecipanti sarebbero rimasti a bordo di imbarcazioni non intercettate e ancora in rotta in aree diverse del Mediterraneo orientale.
Global Sumud Flotilla, fermati anche attivisti tunisini
Tra i partecipanti alla Flotilla risultano inoltre sei cittadini tunisini fermati dopo l’intercettazione delle imbarcazioni da parte delle forze israeliane. I nomi diffusi dal comitato locale includono Mouheb Snoussi, Saber Mejri, Hamza Bouzouida, Safa Chebbi, Hassna Boussen e Jihen Haj Mbarek.
Secondo le stesse fonti, l’operazione avrebbe interessato decine di imbarcazioni e i partecipanti sarebbero stati trattenuti dopo l’abbordaggio. Il comitato tunisino ha chiesto alle autorità nazionali di intervenire per ottenere il rilascio dei connazionali, collegando la vicenda anche ad altri attivisti detenuti nel Paese. In Tunisia, la situazione rischia di alimentare nuove mobilitazioni, con la causa palestinese che continua a rappresentare un forte elemento di aggregazione politica e sociale.
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