«Cuba non è una minaccia». Lo ha detto chiaramente Miguel Díaz-Canel, presidente cubano, parlando da San Paolo. Le tensioni con gli Stati Uniti sono al massimo, ma Cuba respinge con fermezza ogni accusa di intenzioni militari aggressive. Su X, l’ex Twitter, Díaz-Canel ha denunciato una pressione senza precedenti da parte di Washington, una vera aggressione su più fronti. Ha ricordato che il diritto di difendersi in caso di attacco è sacrosanto, ma ha anche lanciato un monito: usarli come pretesto per una guerra contro l’isola sarebbe ingiusto e privo di qualsiasi fondamento.
Le parole di Díaz-Canel arrivano in un momento delicato. Il presidente ha ricordato che gli Stati Uniti, la potenza più forte del mondo, hanno lanciato minacce esplicite di attacco militare contro Cuba. Per lui, queste minacce sono già un crimine internazionale. Ha avvertito che un eventuale conflitto provocherebbe un bagno di sangue senza precedenti, con conseguenze devastanti per la stabilità regionale e la pace nei Caraibi. Il messaggio è chiaro: Cuba sente la pressione politica e militare di Washington aumentare ogni giorno e teme un’escalation che potrebbe avere effetti disastrosi.
Governo cubano risponde alle accuse: campagne provocatorie e false notizie
Non è solo Díaz-Canel a rispondere. Anche altri esponenti del governo prendono posizione. Carlos Fernández de Cossío, viceministro degli Esteri, accusa gli Stati Uniti di alimentare una campagna mirata a isolare Cuba e a preparare il terreno per un’aggressione militare senza alcuna base reale. Il riferimento è a articoli di stampa che parlano di minacce cubane legate a tecnologie come i droni e presunte collaborazioni con Iran e Russia. Il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, ha definito queste accuse costruzioni false, pensate per giustificare una guerra economica e militare senza scrupoli contro il popolo cubano. Le autorità ribadiscono con forza la volontà di mantenere la pace, ma anche di difendere il territorio di fronte a qualsiasi minaccia.
Papa Francesco elogia il sostegno umanitario a Cuba e Porto Rico
In mezzo a questi contrasti politici, spuntano segnali di cooperazione umanitaria. Papa Francesco ha ricevuto in udienza la Catholic Extension Society, un’associazione statunitense con oltre 120 anni di storia. Nel corso dell’incontro, il pontefice ha lodato il lavoro svolto a Cuba e Porto Rico per aiutare le comunità più fragili e i migranti. Ha ricordato come l’amore verso il prossimo e la solidarietà siano il cuore della missione cristiana. E ha sottolineato che prendersi cura degli indigenti e delle famiglie immigrate negli Stati Uniti rappresenta una testimonianza concreta di fede. Un segnale chiaro che, nonostante le tensioni politiche tra Washington e L’Avana, resta spazio per la solidarietà e l’impegno umano.
