Nuova e pesante ondata di tensioni tra il governo italiano e le organizzazioni non governative impegnate nel Mediterraneo. Dopo aver subito colpi d’arma da fuoco da parte della Guardia Costiera libica al termine di un salvataggio, la nave della ong tedesca Seawatch è approdata nel porto di Brindisi, dove è stata sottoposta a una minuziosa perquisizione da parte della Polizia e della Guardia Costiera italiana. L’operazione si è conclusa con il sequestro di apparecchiature e documenti, oltre alla notifica di un’indagine penale per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico del comandante.
L’ispezione a bordo e il sequestro dei materiali
L’attività investigativa è scattata subito dopo lo sbarco di 166 migranti messi in salvo durante l’ultima missione. Secondo quanto denunciato dai responsabili di Seawatch, gli agenti delle forze dell’ordine sono rimasti sul ponte di comando della nave per oltre dodici ore, procedendo al sequestro di tutta la strumentazione tecnica e della documentazione di bordo. Due membri del personale sono stati immediatamente trasferiti in questura per essere interrogati, mentre l’audizione formale del capitano è stata fissata per la giornata odierna. Dalla ong tedesca parlano di una vera e propria escalation paradossale, evidenziando come le autorità abbiano scelto di perseguire i soccorritori anziché fare luce sulle responsabilità delle motovedette libiche – donate proprio dall’Italia – che poche ore prima avevano aperto il fuoco contro la loro imbarcazione.
La dura reazione della ong: «Attacco feroce alla solidarietà»
La portavoce della ong, Giorgia Linardi, ha espresso parole durissime contro i provvedimenti, definendo l’inchiesta giudiziaria un feroce attacco alla solidarietà in mare e una palese aggressione allo stato di diritto. Secondo i vertici di Seawatch, la criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie è ormai diventata una prassi politica consolidata per eliminare testimoni scomodi nel Mediterraneo. Linardi ha ribadito la ferma intenzione della ong di non lasciarsi intimidire e di voler continuare a difendere l’operato del proprio comandante, accusando il governo di calpestare deliberatamente gli obblighi internazionali sul soccorso.
