Il recap della diretta
Colloqui in Pakistan bloccati, confronto sempre più teso
L’incontro tra rappresentanti statunitensi e iraniani a Islamabad, durato 21 ore, si è chiuso senza risultati. Il confronto si è concentrato su nucleare, revoca delle sanzioni e sicurezza dello Stretto di Hormuz. Il vicepresidente degli Stati Uniti ha accusato l’Iran di respingere le condizioni poste da Washington, giudicando irrinunciabili le “linee rosse” americane. Secondo Teheran, qualche convergenza c’è stata, ma le distanze restano larghe. L’ambasciatore iraniano in Pakistan, intanto, parla di “un avvio diplomatico” e riferisce di una fiducia già minata da oltre 40 giorni di scontri.
Israele continua a colpire il Libano, dove un drone lanciato dal paese dei cedri è stato abbattuto dalle forze israeliane nel nord, senza che nessuno restasse ferito. Dati del ministero della Salute libanese parlano di oltre 2.000 morti e più di 6.400 feriti dall’inizio dei raid, con numerose vittime tra bambini, donne e operatori sanitari. Solo a Qana, negli ultimi attacchi, almeno cinque persone hanno perso la vita. Altri bombardamenti nel sud hanno provocato un bilancio ancora peggiore.
Il conto delle vittime in Iran, soprattutto tra la popolazione, sale a 3.375 secondo le autorità sanitarie di Teheran; il numero include per lo più uomini, ma tra i feriti si registrano oltre 2.000 bambini e 5.000 donne. Il personale medico colpito supera le cento unità tra morti e feriti. Diversi ospedali e ambulanze risultano inutilizzabili o distrutti a causa degli attacchi.
Spirale diplomatica e nuovi attriti sulla sicurezza energetica
Le trattative tra Usa e Iran si sono arenate contro un clima di sfida che si protrae da più di quaranta giorni. Sul tavolo sono rimaste le richieste su nucleare, sanzioni e controllo dello stretto. Washington insiste sul blocco del petrolio iraniano. Subito dopo il fallimento del confronto, il dollaro ha fatto registrare una crescita.
Nel terreno libanese, il conflitto prende di mira infrastrutture e asset armati. Israele mira a interrompere le attività militari dei gruppi armati locali. L’alto numero di vittime, tra cui anche personale sanitario, conferma l’emergenza. Nel Mediterraneo orientale, una grande potenza europea sceglie di restare fuori da un’alleanza militare per la sorveglianza dello Stretto di Hormuz: la sicurezza della rotta resta incerta.
Deadlock negoziale e pressione militare
Le richieste americane, ritenute troppo stringenti dall’Iran, hanno bloccato la possibilità di compromessi dopo quasi un giorno intero di confronto. La sfiducia reciproca si riflette nelle scelte delle ultime ore, mentre gli Stati Uniti scelgono la linea dura confermando sanzioni e “tolleranza zero” sul commercio petrolifero di Teheran.
Dall’altra parte, Israele continua le operazioni militari in Libano e Teheran affronta danni crescenti, soprattutto nel sistema sanitario colpito da raid e dalla difficoltà nel soccorrere i feriti. L’acuirsi delle offensive e l’impatto sulle strutture civili aggravano il quadro di crisi.
Sanzioni e alleanze: gli effetti immediati per la regione
Washington rafforza il giro di vite contro il petrolio iraniano. La ricaduta si vede subito: aumento della pressione sui mercati energetici, incertezza nei flussi commerciali mondiali, dollaro in risalita. Il Medio Oriente rimane sotto una coltre di preoccupazione, con scelte politiche sempre più difficili per i governi locali.
- Commercio del petrolio iraniano sempre più sotto stretta sorveglianza
- Mercati finanziari in tensione per il rialzo del dollaro
- Escalation militare in Libano con impatti diretti sulla popolazione civile
- Mancanza di unità tra i paesi europei sulla protezione dello Stretto di Hormuz
Nel sud del Libano, la pioggia di raid israeliani rischia di spingere il paese a un punto critico per l’emergenza sanitaria e il nervosismo crescente tra i gruppi armati. Intanto, la scelta europea di non aderire alle missioni marittime pesa sulle strategie future per la sicurezza delle rotte del Golfo Persico.
Sviluppi attesi nei negoziati e possibilità di nuove crisi
Se le diplomazie torneranno al tavolo, dovranno affrontare nodi irrisolti sul nucleare e sulle condizioni delle sanzioni. Eventuali aperture dovranno basarsi su segnali chiari e verificabili da parte di entrambi i governi. Il quadro resta delicato anche fuori dal tavolo, tra esercitazioni militari e possibili raid incrociati.
Una ripresa delle operazioni israeliane nel sud del Libano rischia di scatenare nuove risposte coordinate dai gruppi locali, alimentando incendi regionali difficili da contenere. Il destino degli ospedali e la protezione dei soccorritori diventano una cartina tornasole dello sviluppo della crisi umanitaria in atto tra scontri e attacchi mirati.
Sul mare, la volontà delle potenze internazionali di impegnarsi o meno in missioni militari nello Stretto di Hormuz influenzerà direttamente i traffici e la sicurezza di uno dei passaggi energetici più sensibili al mondo.
I nodi irrisolti che frenano l’intesa
I dati sulle vittime e l’estensione della crisi umanitaria in Iran e Libano restano all’armanti. Lo stretto rimane il cuore delle tensioni, mentre le diplomazie sembrano essersi arenate senza scadenze precise per nuovi incontri. Mancano dettagli ufficiali su possibili aperture o su eventuali concessioni future, mentre la diffidenza continua a ostacolare ogni dialogo.
Le prossime mosse chiave: cosa farà Teheran dopo questo stallo, come si muoveranno gli Stati Uniti per bloccare il petrolio iraniano, e quale piega prenderanno i raid israeliani al confine tra Libano e Israele. Ogni scelta di questi attori avrà un impatto concreto per la regione.
Guerra in Iran, la diretta di oggi, 12 aprile
Stallo nei negoziati nella guerra Iran dopo la maratona di colloqui tra Stati Uniti e Teheran a Islamabad. Il vicepresidente americano JD Vance lascia il tavolo senza un’intesa, parlando di “migliore e ultima offerta”. Dall’altra parte, fonti iraniane accusano Washington di aver cercato un pretesto per interrompere il dialogo, mentre restano forti divergenze sul nodo dello Stretto di Hormuz. I colloqui potrebbero riprendere nelle prossime ore, ma il clima resta teso.
- Vance: nessun accordo raggiunto, proposta Usa “finale”
- Iran: richieste americane su Hormuz considerate eccessive
- Delegazione Usa lascia Islamabad dopo i colloqui
- Teheran accusa Washington di aver cercato un pretesto
- Possibile ripresa dei negoziati nelle prossime ore
Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno affermato che un cessate il fuoco in Medio Oriente deve comprendere anche il Libano, secondo il resoconto della loro telefonata. I due leader hanno discusso della situazione regionale e dell'importanza di una soluzione inclusiva, riferiscono fonti ufficiali.
Il dollaro è salito contro le principali valute in un mercato poco liquido, dopo che i colloqui tra Washington e Teheran non hanno prodotto un accordo di pace, secondo Reuters. L'incertezza sui mercati si è estesa alla settima settimana, spingendo gli investitori verso la valuta statunitense considerata un rifugio sicuro. Il dollaro ha guadagnato terreno sull'euro, scambiato a 1,1663 dollari, e ha registrato un aumento dello 0,1% contro lo yen giapponese, attestandosi a 159,43.
Il vice procuratore generale Todd Blanche afferma che gli Stati Uniti perseguiranno con vigore chiunque acquisti o venda petrolio iraniano sotto sanzioni. Blanche, in un post su X, ha dichiarato che il Dipartimento di Giustizia sostiene pienamente il presidente Donald Trump e le forze armate statunitensi. Il commento segue l'annuncio della Casa Bianca sull'avvio del blocco navale nello Stretto di Hormuz.
Reza Amiri Moghadam, ambasciatore iraniano in Pakistan, ha definito i colloqui a Islamabad non un evento isolato, ma l'inizio di un processo, secondo un post su X. Moghadam ha aggiunto che l'incontro «ha posto le basi per un processo diplomatico che, se rafforzato da fiducia e volontà, può creare un quadro sostenibile a beneficio di tutte le parti». I colloqui si sono conclusi ieri senza un accordo su punti chiave come il programma nucleare iraniano e il controllo dello Stretto di Hormuz.
Il Regno Unito, alleato stretto degli Stati Uniti, ha escluso la partecipazione al blocco proposto da Trump sullo Stretto di Hormuz, secondo fonti ufficiali. Starmer collabora con il collega francese per organizzare colloqui multilaterali su soluzioni non militari per riaprire il passaggio. La Casa Bianca ha criticato duramente questa posizione, con Trump che ha paragonato Starmer a Chamberlain e affermato che «non è un Winston Churchill». Nonostante le pressioni, Starmer mantiene ferma la sua linea difensiva, puntando al dialogo e evitando un coinvolgimento diretto nel conflitto mediorientale.
Media locali riferiscono di un raid aereo israeliano sulla città di Beit Yahoun, nel sud del Libano. Al momento non si registrano notizie di vittime o feriti.
Il Wall Street Journal riferisce che, nonostante i raid di Stati Uniti e Israele, l'Iran ha mantenuto gran parte delle apparecchiature per il programma nucleare. Secondo fonti israeliane citate dal quotidiano, gli attacchi hanno colpito laboratori, strutture di ricerca e scienziati, ma Teheran avrebbe preservato centrifughe in siti sotterranei e uranio arricchito fino al 60%. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica indica che almeno metà di questo materiale si trova in tunnel sotto il reattore di Isfahan, secondo fonti ufficiali.
Harlan Ullman, senior advisor dell'Atlantic Council, afferma che non è chiaro cosa comporti la minaccia di Trump di bloccare lo Stretto di Hormuz. Ullman sottolinea che fermare o affondare una nave cinese sarebbe un atto di guerra, secondo quanto riferisce. L’esperto avverte che un blocco totale potrebbe scatenare una crisi economica globale e sollevare questioni di diritto internazionale.
Almeno 11 persone, in gran parte donne e bambini, sono rimaste uccise negli attacchi israeliani in diverse zone del Libano, riferiscono fonti locali. Le operazioni colpiscono abitazioni, terreni agricoli e civili in movimento, inclusi motociclisti. Durante la giornata si sono registrati scontri tra Hezbollah e forze israeliane. Secondo media regionali, l'esercito israeliano ha ripreso l'offensiva per conquistare Binjbeil, località strategica su un altopiano.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha avvertito del pericolo di una nuova guerra civile in occasione dell'anniversario dell'inizio del conflitto del 1975, secondo media locali. Salam ha sottolineato la necessità di imparare dal passato senza usarlo per intimidazioni o divisioni interne. Ha inoltre assicurato che il sud del Libano «non sarà lasciato solo» nel conflitto legato alla guerra Usa-Israele contro l'Iran e ha annunciato negoziati per un cessate il fuoco. «La nostra unità oggi non è uno slogan emotivo, ma un imperativo nazionale», ha detto.
Il presidente iraniano Pezeshkian ha dichiarato su X che un accordo con gli Stati Uniti sarà possibile solo se Washington «abbandonerà il totalitarismo e rispetterà i diritti della nazione iraniana», secondo la sua dichiarazione. Ha inoltre elogiato i membri della squadra negoziale, in particolare il presidente del parlamento e capo negoziatore Qalibaf, augurando loro «forza», secondo quanto riferito.
Il Contingente Italiano della missione UNIFIL riferisce che questa mattina una pattuglia di ITALBATT ha subito due speronamenti da parte di carri armati israeliani lungo la Zulu Road in Libano. Secondo fonti ufficiali, i mezzi israeliani hanno urtato veicoli del convoglio UNIFIL causando danni di lieve entità senza feriti tra il personale italiano. Il convoglio ha proseguito regolarmente verso la posizione UNP 1-26 ITALBATT, mentre le condizioni dei mezzi sono in fase di valutazione tecnica. Un secondo episodio simile si è verificato poche ore dopo nello stesso tratto di strada, sempre con un carro armato Merkava coinvolto.
Un nuovo sondaggio CBS e YouGov rileva un calo del sostegno americano alla guerra contro l'Iran, sceso dal 38% al 36% da fine marzo, mentre i contrari sono aumentati dal 62% al 64%. Secondo i dati, il conflitto era già molto impopolare. L'inflazione in crescita negli Usa, collegata alla guerra, ha ridotto la fiducia nel presidente Trump nella gestione economica al minimo della sua presidenza, riferiscono fonti ufficiali.
Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha fatto irruzione nel complesso della moschea di Al-Aqsa insieme a coloni israeliani, protetti dalle forze di sicurezza, riferisce l'agenzia Wafa. I coloni sono cittadini israeliani che vivono illegalmente su terreni palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme Est occupate. Al-Aqsa è spesso visitata da politici di destra e coloni che vi accedono per rituali religiosi sotto la protezione israeliana. Secondo lo status quo vigente, i non musulmani possono visitare il sito in orari limitati, ma non pregare né mostrare simboli religiosi.
Trump ha dichiarato sulla piattaforma Truth Social che l'esercito americano «finirà» l'Iran al «momento opportuno», dopo che Teheran non ha rinunciato al suo programma nucleare durante i colloqui in Pakistan, secondo media statunitensi. Il presidente Usa ha aggiunto che bloccherà lo stretto di Hormuz finché tutte le navi non potranno transitare liberamente. In un'intervista a Fox News, Trump ha detto di poter «eliminare l'Iran in un solo giorno». I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno avvertito che «qualsiasi mossa errata intrappolerà il nemico in vortici mortali nello stretto», aggiungendo che le navi militari saranno «severamente trattate», mentre lo stretto resta aperto al traffico civile. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riferito di una telefonata con Vladimir Putin per discutere l'esito dei colloqui in Pakistan, con il leader russo pronto a facilitare una soluzione politica e diplomatica, secondo fonti ufficiali.
Soldati israeliani hanno urtato due volte veicoli della missione Unifil nel sud del Libano con un carro armato Merkava, causando danni significativi in un caso, secondo un comunicato della Forza Interinale delle Nazioni Unite in Libano. La missione ha denunciato anche spari di «colpi di avvertimento» che hanno danneggiato veicoli Unifil e minacciato la sicurezza dei caschi blu. Inoltre, le forze israeliane hanno bloccato ripetutamente i movimenti dei peacekeeper e distrutto telecamere di sorveglianza in diverse postazioni lungo la Linea Blu, secondo Unifil. Sabato, la missione ha riferito che i militari israeliani hanno anche imbrattato con vernice le finestre di un accesso pedonale della sede di Naqoura, limitando la visibilità del perimetro esterno.
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore, ha detto che l’Iran ha avanzato buone iniziative per mostrare buona volontà nei colloqui con gli Stati Uniti, portando a progressi nelle trattative, secondo media statali. Ghalibaf ha aggiunto che le minacce recenti di Trump «non hanno effetto sulla nazione iraniana» e ha avvertito il presidente Usa: «Se combattete, combatteremo; se avanzate con la logica, risponderemo con la logica».
Secondo Unifil, dall'inizio di aprile le Forze di difesa israeliane hanno distrutto telecamere di sorveglianza presso il quartier generale a Naqoura e in altre cinque postazioni lungo la Blue Line. Ieri i soldati israeliani hanno anche spruzzato vernice sulle finestre del cancello pedonale del quartier generale, limitando la visibilità del perimetro esterno. Unifil riferisce inoltre dello speronamento di carri armati israeliani contro veicoli della forza Onu. L'organizzazione sottolinea che tali azioni violano la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza e ostacolano la sicurezza e la libertà di movimento dei peacekeeper, che continueranno a mantenere le loro posizioni.
Le forze Onu in Libano riferiscono che un carro armato israeliano ha speronato i loro veicoli nel sud del Paese. Secondo Unifil, in due occasioni i soldati delle Forze di Difesa Israeliane hanno bloccato una strada a Bayada e speronato un carro armato Merkava contro i mezzi Onu, provocando danni significativi in un caso. L'episodio è stato segnalato in un post ufficiale su X dalle forze di pace.
Secondo fonti diplomatiche, nonostante il presidente Usa abbia usato un linguaggio duro contro la diplomazia, i colloqui paralleli proseguono a Islamabad. Delegazioni principali sono rientrate, ma il personale di supporto e gli esperti tecnici restano in città per discussioni informali. Questi incontri potrebbero portare alla redazione o allo scambio di bozze di accordi, un processo che può durare fino a 72 ore. Tuttavia, la retorica militare del presidente su Truth Social complica le trattative, secondo osservatori internazionali.
Il Pakistan mantiene contatti con Stati Uniti e Iran per favorire la ripresa dei negoziati, riferisce Channel 12 citato da media israeliani. Il nodo principale riguarda il futuro del programma nucleare iraniano e la possibilità di proseguire l'arricchimento dell'uranio. Secondo i negoziatori, un accordo su questo punto potrebbe facilitare la risoluzione di altre controversie, come missili balistici, Stretto di Hormuz e gruppi armati alleati.
Il presidente Trump collega il blocco all'Iran a un invito a comprare più petrolio dagli Stati Uniti, rivolgendosi in particolare alla Cina, secondo Axios. Trump sottolinea che l'ascesa degli Usa come maggior produttore mondiale di petrolio e gas e primo esportatore di gas naturale liquefatto offre un vantaggio geopolitico. Durante un'intervista a Fox, ha detto che «la Cina può inviare le sue navi da noi o in Venezuela». In un post social ha aggiunto che molte navi petrolifere vuote stanno dirigendosi verso gli Stati Uniti per fare rifornimento, secondo Axios.
Il ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar ha avuto colloqui con il principe saudita Faisal bin Farhan e il ministro egiziano Badr Abdelatty, riferiscono fonti ufficiali. Dar ha aggiornato sui negoziati di Islamabad e sottolineato l'importanza del rispetto del cessate il fuoco da tutte le parti. Pakistan, Egitto, Arabia Saudita e Turchia guidano gli sforzi per fermare il conflitto tra Usa e Iran e favorire un accordo duraturo. Il ministro ha evidenziato la necessità di un dialogo continuo per la pace e la stabilità regionale.
Elias Hazrati, capo del Consiglio per l'informazione governativa iraniano, ha risposto ai post di Trump su Truth Social affermando che l'Iran «non è il Venezuela» e che le minacce statunitensi hanno perso credibilità, secondo media locali. La reazione segue l'avvertimento dei Guardiani della Rivoluzione di colpire severamente qualsiasi nave militare si avvicini allo Stretto di Hormuz. Al momento non sono arrivate dichiarazioni dal ministro degli Esteri né dal presidente del parlamento. Il presidente Pezeshkian ha parlato con Vladimir Putin attribuendo la crisi globale alle politiche statunitensi.
Hezbollah afferma di aver effettuato una nuova serie di attacchi contro obiettivi israeliani lungo il confine tra Libano e Israele, colpendo posizioni militari e città nel nord di Israele, secondo dichiarazioni diffuse oggi. Il gruppo riferisce di aver preso di mira raduni di soldati e veicoli israeliani a Bint Jbeil e vicino ad Asi Heights a Mays al-Jabal. Hezbollah sostiene inoltre di aver lanciato razzi verso Kiryat Shmona e Nahariya, oltre a colpire la sede di una divisione militare israeliana a Ja’atun, secondo fonti del gruppo.
Secondo il Wall Street Journal, oltre il 60% delle imbarcazioni usate dai Guardiani della rivoluzione per pattugliare lo Stretto di Hormuz è ancora operativa. Il giornale cita la rivendicazione di Donald Trump e Israele di aver affondato l'intera marina iraniana e l'annuncio di un possibile blocco navale dello Stretto. Le imbarcazioni includono barchini veloci e unità da combattimento armate con missili e mine, difficili da rilevare via satellite per le loro dimensioni. Alcune navi importanti dei Pasdaran, come la Shahid Sayyad Shirazi e la Shahid Bagheri, sono state distrutte, riferisce il Wsj.
Zvika Fogel, presidente della Commissione Sicurezza Nazionale del Knesset e membro del partito estremista Potere Ebraico di Itamar Ben-Gvir, ha rivolto un messaggio provocatorio a Donald Trump. Fogel fa parte della coalizione di governo guidata da Benjamin Netanyahu. «Donald, se devi sparare, spara. Non starnazzare», ha detto secondo media israeliani.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è «aperto al passaggio innocuo di navi civili» secondo il diritto internazionale. La stessa fonte avverte che le navi militari che si avvicinano allo Stretto violeranno il cessate il fuoco e «saranno trattate severamente».
Almeno cinque persone sono morte in un raid israeliano nel sud del Libano, riferisce il ministero della Salute libanese. Secondo l'Agenzia nazionale d'informazione libanese, l'esercito israeliano ha attaccato circa trenta località nel sud e nella valle della Beqaa. Il raid sul villaggio di Qana ha colpito in particolare abitazioni, causando anche 25 feriti, secondo fonti ufficiali. Hezbollah afferma di aver risposto agli attacchi, mentre Israele conferma che la tregua in Medio Oriente non si applica al Libano.
Donald Trump ha assistito a un incontro di arti marziali estreme a Miami mentre a Islamabad il suo vice JD Vance conduceva negoziati falliti, riferisce la Casa Bianca. Al Kaseya Center, Trump è stato accolto da un'ovazione del pubblico e ha seguito i combattimenti insieme a familiari e al capo della Ultimate Fighting Championship, Dana White. Secondo media locali, il presidente ha mostrato poco interesse per le trattative in corso, anche se il segretario di Stato Marco Rubio gli ha mostrato informazioni sul cellulare durante l'evento. La Casa Bianca ha annunciato un prossimo evento UFC per il compleanno di Trump.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu si è recato oggi nel sud del Libano per valutare la situazione nel territorio occupato da Israele, riferisce la Cnn citando un funzionario israeliano e una fonte a conoscenza della visita. Secondo l’emittente americana, è la prima volta che Netanyahu entra in Libano dall’inizio del conflitto con l’Iran. La visita precede di due giorni i colloqui diretti tra Israele e Libano previsti a Washington. Netanyahu era accompagnato dal ministro della Difesa Israele Katz e dal capo di stato maggiore Eyal Zamir.
Il primo ministro iracheno Mohammed Shia al-Sudani ha offerto aiuti urgenti al Libano dopo gli attacchi israeliani, secondo un comunicato della presidenza libanese. Al-Sudani ha espresso condoglianze al presidente libanese Joseph Aoun e ha condannato i raid, confermando il sostegno di Baghdad alla sicurezza e sovranità libanese. L'aiuto comprende carburante, generi alimentari e materiali di soccorso, riferiscono fonti ufficiali.
Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida suprema iraniana, afferma che la «chiave» dello Stretto di Hormuz resta nelle «mani capaci» dell'Iran per garantire la sicurezza nazionale e contrastare le forze extra-regionali. In un post su X, Velayati sottolinea che la diplomazia iraniana si fonda sul principio di «salvaguardare il nostro caro Iran».
Il ministero degli Esteri saudita ha convocato l'ambasciatore iracheno per protestare contro gli attacchi lanciati dal territorio di Baghdad durante il conflitto in Iran, riferisce l'agenzia di stampa ufficiale saudita. Il comunicato sottolinea «la condanna e il rigetto da parte del Regno degli attacchi provenienti dal territorio iracheno contro il Regno e gli Stati del Golfo».
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che lo stretto di Hormuz è «aperto al passaggio innocuo delle navi civili» secondo il diritto internazionale. Secondo un comunicato, le navi militari che si avvicineranno violeranno il cessate il fuoco e «saranno trattate severamente».
Secondo una fonte americana citata dal giornalista Barak Ravid di Axios, i colloqui di Islamabad tra Stati Uniti e Iran sono naufragati per divergenze su più punti, tra cui la fine dei programmi di arricchimento dell’uranio e lo smantellamento degli impianti nucleari iraniani. Le parti si sono inoltre divise sul recupero dell’uranio altamente arricchito, sull’inclusione di un quadro più ampio di pace e sicurezza regionale, e sullo stop al finanziamento dei proxy come Hamas, Hezbollah e Houthi. Altri nodi riguardano l’apertura completa dello Stretto di Hormuz senza pedaggi e l’ammontare dei fondi iraniani congelati da sbloccare.
Il ministero degli Esteri saudita ha convocato l'ambasciatrice irachena a Riyadh, Safia Taleb Al-Suhail, per le «continue aggressioni e minacce» lanciate con droni dal territorio iracheno, secondo fonti ufficiali. Saud Al-Sati, sottosegretario agli Affari Politici, ha consegnato una nota di protesta formale condannando gli attacchi e chiedendo a Baghdad di assumersi la responsabilità per le minacce provenienti dal proprio suolo.
L'agenzia Wafa riferisce che domenica sono state evacuate da Gaza 69 persone, tra cui 11 malati di cancro. Secondo Wafa, non sono previste evacuazioni per la giornata di domani.
L'Arabia Saudita ha convocato l'ambasciatore iracheno dopo i raid con droni lanciati dal territorio iracheno contro il regno, riferisce il ministero degli Esteri saudita. L'azione segue le minacce ricevute tramite questi attacchi, secondo Iran International.
Secondo fonti israeliane, il governo Netanyahu sta intensificando le operazioni militari nel sud del Libano per conquistare più territorio prima dei colloqui previsti a Washington martedì. L'obiettivo è presentarsi con un vantaggio territoriale da utilizzare come leva per disarmare Hezbollah, riferiscono media locali. Le aspettative per i negoziati restano basse, mentre la pressione interna spinge il governo a proseguire l'offensiva. Il governo israeliano si trova così in una situazione di «gioco a somma zero», secondo analisti citati da media regionali.
Abbas Masyedi, capo dell'Organizzazione di Medicina Legale iraniana, ha annunciato domenica la morte di 3.375 persone durante i 39 giorni di bombardamenti israeliani e americani, tra cui 383 bambini. Secondo l'agenzia IRNA, i resti sono stati identificati con metodi scientifici e comprendono 2.875 uomini e 496 donne, oltre a cittadini di Afghanistan, Siria, Turchia, Pakistan, Cina, Iraq e Libano. L'Iran non aggiorna il bilancio ufficiale delle vittime dal 5 marzo, quando aveva riportato 1.230 morti, mentre l'ONG HRANA aggiorna quotidianamente i dati.
Israele ha intensificato i bombardamenti nel sud del Libano, concentrandosi su Bint Jbeil, secondo fonti di sicurezza libanesi. Le truppe israeliane avrebbero preso il controllo di tutti gli accessi alla città, situata su un altopiano strategico. L'area è simbolicamente rilevante, essendo stata teatro di scontri significativi con Hezbollah nel 2006. L'offensiva sembra mirare a ridurre l'influenza simbolica di Bint Jbeil, riferiscono media locali.
L'agenzia iraniana Fars riferisce che due petroliere battenti bandiera pakistana, Khairpur e Shalamar, hanno invertito la rotta allo Stretto di Hormuz. Secondo la fonte, ciò indica che le navi non hanno potuto completare il passaggio.
Un gruppo armato ha tentato di abbordare una nave nel Mar Rosso, a circa 54 miglia nautiche a sud-ovest di Al Hudaydah, secondo il Regno Unito Maritime Trade Operations (UKMTO). Il gruppo, composto da 10-12 persone di cui quattro o cinque armate, ha chiesto alla nave di fermarsi; al rifiuto del comandante hanno cercato di avvicinarsi per l’abbordaggio. Il capitano ha lanciato un razzo segnaletico, costringendo il gruppo ad allontanarsi verso sud-est, riferisce UKMTO. Le autorità stanno indagando sull’episodio e UKMTO invita le navi a transitare con cautela e segnalare attività sospette.
Il presidente Trump ha dichiarato a Fox News che il Regno Unito e altri Paesi invieranno dragamine nello Stretto di Hormuz. Il comando centrale Usa (CENTCOM) ha riferito sabato di aver avviato le operazioni per «preparare le condizioni per la bonifica delle mine». Venerdì il New York Times ha riportato che le autorità statunitensi ritengono che l'Iran non sia in grado di rimuovere le mine posizionate nello stretto perché non riesce a localizzarle.
Il ministero della Salute libanese riferisce che il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani iniziati il 2 marzo è salito a 2.055 morti. Almeno 6.588 persone sono rimaste ferite, secondo la stessa fonte.
Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha dichiarato in un'intervista alla Cbs che i colloqui tra Stati Uniti e Iran, ospitati ieri in Pakistan, «non sono morti» ma si trovano in una fase di stallo. Sharif ha sottolineato che la trattativa continua nonostante le difficoltà, secondo quanto riferito dai media internazionali.
Il senatore Mark Warner, il più alto esponente democratico nella commissione intelligence del Senato, ha detto a CNN di non comprendere come il blocco dello Stretto di Hormuz possa spingere l’Iran ad aprirlo. Warner ha aggiunto di non vedere alcuna correlazione tra le due cose, secondo quanto riportano i media statunitensi.
Donald Trump minaccia la Cina di imporre dazi del 50% se Pechino fornirà assistenza militare all'Iran nella guerra in Medio Oriente, ha riferito Fox News. Il presidente americano ha annunciato che applicherà la tariffa «se li sorprendiamo a farlo». Trump ha inoltre confermato che a maggio visiterà Pechino, dopo aver rinviato il viaggio a causa del conflitto con Teheran.
L'Iran considera il controllo dello stretto di Hormuz la sua principale leva strategica, secondo fonti regionali. La tensione nella zona fa aumentare i prezzi del petrolio, con impatti sull'economia globale. Teheran rifiuta di riaprire il passaggio senza un cessate il fuoco completo, confermando questa posizione come linea ufficiale. Prima del conflitto, la questione nucleare e i missili balistici erano al centro delle controversie, ora il focus si è spostato sullo stretto come arma geopolitica.
Il presidente Donald Trump ha detto di aspettarsi che l'Iran torni al tavolo negoziale e conceda tutte le richieste degli Stati Uniti, dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad, secondo un'intervista a Fox News. Trump ha sottolineato che la pressione americana ha già prodotto un risultato politico, affermando che «quella dichiarazione li ha portati al tavolo dei negoziati e non se ne sono andati». Ha inoltre ribadito di non voler accettare compromessi parziali, dichiarando: «Voglio tutto. Non voglio il 90%. Non voglio il 95%. Ho detto loro: voglio tutto». Il presidente ha aggiunto che l'Iran si trova in una posizione di estrema debolezza, «non hanno carte da giocare», secondo quanto riferito.
Secondo fonti locali, in Iran la popolazione considera il cessate il fuoco un momento di tregua e non la fine del conflitto. I risultati negativi dei negoziati in Pakistan non sorprendono, dato che nessuno si aspettava un esito positivo immediato. La maggior parte degli iraniani desidera tornare alla normalità, ma le difficoltà economiche, aggravate dalla distruzione di molte attività commerciali, aumentano la pressione sociale. Le restrizioni sulle esportazioni petrolifere e le tensioni interne potrebbero ulteriormente destabilizzare la situazione, avvertono analisti locali.
Il presidente Trump ha difeso il blocco navale previsto contro l'Iran, affermando a Fox News che Teheran non può controllare il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz. Trump ha detto che o tutte le navi avranno libero passaggio o nessuna lo avrà, sottolineando che «non lasceremo che l'Iran guadagni vendendo petrolio a chi preferisce». Ha inoltre ribadito la minaccia di distruggere le centrali energetiche iraniane, affermando «potrei eliminare l'Iran in un solo giorno, tutte le loro centrali elettriche».
Il ministro degli Esteri omanita Badr Al Busaidi ha chiesto di prolungare la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran, secondo un suo post su X. Al Busaidi ha riferito che, dopo un colloquio con il vicepresidente Vance prima del conflitto, sia lui sia Trump avevano una «genuina e forte preferenza» per evitare lo scontro. Oman stava mediando i negoziati tra Usa e Iran prima che si interrompessero dopo l’attacco Usa-Israele all’Iran a fine febbraio.
Donald Trump ha ribadito la minaccia di distruggere le infrastrutture energetiche iraniane in assenza di un accordo, durante un’intervista a Fox News. Il presidente Usa ha definito «molto amichevoli» i colloqui con Iran e Pakistan, ma ha spiegato che sono falliti perché l’Iran non ha accettato di rinunciare alle proprie ambizioni nucleari. Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno ottenuto «quasi ogni punto di cui avevamo bisogno» tranne questo, che ha definito «di gran lunga il punto più importante».
Le Guardie rivoluzionarie iraniane minacciano di intrappolare i nemici nel «vortice mortale» dello stretto di Hormuz, secondo media iraniani. L'annuncio segue tensioni crescenti nella regione, senza ulteriori dettagli sulle azioni previste.
Hezbollah afferma di aver lanciato una serie di attacchi missilistici nel nord di Israele e lungo il confine, citando presunte violazioni ripetute del cessate il fuoco, secondo comunicati del gruppo. Il movimento ha riferito di aver colpito infrastrutture militari israeliane a Karmiel alle 15:00 locali con un lancio di razzi. Altri attacchi sono stati segnalati a Kiryat Shmona, Margaliot, Avivim e Yaroun, oltre a posizioni e veicoli militari israeliani in diverse località libanesi di confine come Dibil, Rashaf, Beit Lif, Qawzah e al-Bayada. Hezbollah ha inoltre riferito di aver colpito forze israeliane a Shlomi, Yaroun e nei pressi orientali di Bint Jbeil nel pomeriggio.
Funzionari pakistani affermano che i colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad hanno riaperto i canali diplomatici nonostante la diffidenza persistente. Le 21 ore di negoziati si sono concluse senza un accordo formale, ma sono state considerate un primo passo positivo secondo due funzionari anonimi all'Associated Press. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar, il consigliere per la sicurezza nazionale Asim Malik e il capo dell'esercito Asim Munir hanno facilitato gli incontri, con Munir che ha avuto colloqui con il vicepresidente Usa JD Vance e la delegazione iraniana per ridurre le tensioni regionali.
Gli Stati Uniti hanno annunciato un possibile blocco immediato dello stretto di Hormuz, mettendo a rischio la tregua già precaria con l'Iran, secondo fonti diplomatiche. La mossa solleva dubbi sulla reale volontà americana di perseguire la diplomazia, mentre il presidente Usa aveva definito l'iniziativa come un'opportunità di «reset».
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz sarà chiuso a tutte le navi finché l'Iran non cederà, secondo fonti ufficiali. Ha specificato che il blocco sarà «tutti o nessuno», senza eccezioni per alcun passaggio.
Secondo esperti regionali, i messaggi del presidente Trump mostrano frustrazione e un’escalation retorica nei confronti dell’Iran. I Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) speravano in un cessate il fuoco prolungato, ma le azioni iraniane hanno colpito infrastrutture civili ed energetiche, aggravando la situazione economica locale. L’ingaggio militare nel Golfo di Hormuz, con gli Stati Uniti che sfidano la Marina iraniana, preoccupa i Paesi costieri, secondo fonti diplomatiche.
Donald Trump ha scritto su Truth che un blocco navale nello Stretto di Hormuz sarà avviato a breve con la partecipazione di altri Paesi, seguito dalla rimozione delle mine posate dall'Iran. Il presidente Usa ha aggiunto che, pur preferendo un accordo con Teheran, non tollererà attacchi contro forze americane o navi civili, minacciando rappresaglie. Trump ha riferito di aver ricevuto aggiornamenti dai suoi inviati a Islamabad sulle trattative con l'Iran durate quasi 20 ore.
Un portavoce del governo iraniano ha riferito che almeno 942 scuole in Iran sono state danneggiate, di cui 18 completamente distrutte, a seguito di attacchi attribuiti a Israele e Stati Uniti, secondo l'agenzia Tasnim. Il portavoce ha aggiunto che le scuole che necessitano di riparazioni dovrebbero essere ripristinate entro due o tre mesi.
Donald Trump definisce «estorsione» la minaccia iraniana di bloccare lo Stretto di Hormuz con mine, secondo i suoi messaggi su Truth. Il presidente americano sostiene che l'Iran impedisce il libero passaggio navale citando il rischio di mine sconosciute. Trump avverte che gli Stati Uniti e gli altri Paesi non accetteranno questa situazione, definendola «estorsione mondiale».
Il presidente Trump ha annunciato l'imposizione di un blocco navale su Iran e sullo stretto di Hormuz, poche ore dopo il fallimento dei colloqui di pace in Pakistan, secondo Axios. L'iniziativa punta a contrastare il controllo iraniano sullo stretto, che limita le esportazioni di petrolio imponendo un pedaggio. Un alto funzionario Usa ha spiegato che l'obiettivo è «togliere questa carta agli iraniani». Trump ha scritto su Truth Social che la Marina americana inizierà a bloccare e intercettare le navi che pagano il pedaggio a Teheran, sottolineando che «nessuno che paga un pedaggio illegale avrà passaggio sicuro in alto mare».
Donald Trump invita l'Iran a riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz, definendo la sua chiusura una violazione delle leggi internazionali, secondo un comunicato diffuso dai suoi collaboratori. Trump riferisce di essere stato informato nel dettaglio dal vicepresidente JD Vance, dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner sull'incontro a Islamabad con il feldmaresciallo Asim Munir e il primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan. L'ex presidente ha sottolineato il ruolo dei mediatori pachistani, che gli avrebbero espresso gratitudine per aver evitato un conflitto tra India e Pakistan, «salvando dai 30 ai 50 milioni di vite».
I media statali iraniani riferiscono che Teheran ha schierato forze speciali della Marina lungo la costa meridionale per prepararsi a una possibile invasione terrestre statunitense, secondo il Wall Street Journal. L'agenzia di stampa statale Student News Network ha diffuso immagini di soldati in mimetica schierati vicino a una costa sabbiosa per «contrastare qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese».
Il ministero delle Finanze israeliano riferisce che la guerra avviata contro l'Iran con gli Stati Uniti ha superato i 11 miliardi di dollari di spese, secondo una stima preliminare. Il ministero indica 35 miliardi di shekel (11,52 miliardi di dollari) di costi di bilancio, di cui 22 miliardi destinati alla difesa. L'importo è già stato incluso nel bilancio 2026, secondo fonti ufficiali.
L'ufficio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian riferisce che il leader ha avuto una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin dopo il fallimento dei negoziati con gli Usa in Pakistan, secondo un post su X. I due hanno «esaminato gli ultimi sviluppi regionali e internazionali», incluso lo stato del cessate il fuoco, si legge nel comunicato. In precedenza era stato riportato che Putin aveva avviato la chiamata. La Russia, che da tempo scambia armi con l'Iran e potrebbe fornire supporto satellitare, finora non è intervenuta direttamente nel conflitto.
Il presidente Trump ha annunciato un blocco dello stretto di Hormuz, segnalando una possibile azione militare, secondo fonti ufficiali. L'iniziativa segue un periodo di diplomazia a Islamabad e prevede la chiusura del passaggio per riaprirlo successivamente. Trump ha indicato che altri Paesi parteciperanno al blocco, senza specificarne i nomi. Ha inoltre aggiunto che «siamo completamente pronti», lasciando intendere una possibile fase successiva con bombardamenti contro l'Iran.
Trump ha dichiarato sulla sua piattaforma Truth Social che l'Iran è «non disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari». Il presidente Usa ha sottolineato che gli accordi raggiunti non valgono il rischio di lasciare il nucleare a «persone volatili, difficili e imprevedibili». «L'Iran non avrà mai un'arma nucleare!», ha aggiunto Trump.
Il presidente Trump ha ribadito che gli Stati Uniti sono «locked and loaded», confermando la disponibilità militare in assenza di un accordo, secondo fonti ufficiali. Prima di questo messaggio, a Islamabad si respirava un clima di speranza dopo il primo incontro diretto tra le parti in decenni. Fonti locali riferiscono che i team hanno mantenuto contatti informali dopo la partenza di JD Vance, Kushner e Witkoff, auspicando una diplomazia continua tramite il Pakistan. Tuttavia, le dichiarazioni di Trump mettono ora in dubbio la prosecuzione di questo dialogo.
Il presidente Donald Trump ha scritto su Truth che «l'Iran non avrà mai un'arma nucleare», commentando i negoziati di Islamabad. Trump ha riferito che, sebbene molti punti siano stati concordati, la questione nucleare resta irrisolta perché l'Iran «non è disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari». Ha aggiunto che i rappresentanti iraniani sono stati «irremovibili sulla questione più importante» e ha concluso che l'energia nucleare non può essere affidata a «un popolo così instabile, difficile e imprevedibile».
Donald Trump ha scritto su Truth che altri Paesi parteciperanno al blocco navale nello stretto di Hormuz, senza specificare quali. Il presidente ha aggiunto che «a un certo punto giungeremo a una condizione in cui a tutti è consentito entrare e a tutti è consentito uscire», ma ha accusato l'Iran di aver impedito questa situazione. Trump ha definito la situazione «un'estorsione a livello mondiale» e ha affermato che i leader, in particolare quelli degli Stati Uniti, «non si lasceranno mai estorcere», riferendosi alla minaccia iraniana di aver piazzato mine nello stretto.
Donald Trump ha detto su Truth che «l'incontro» in Pakistan «è andato bene» e che con l'Iran «è stato raggiunto un accordo sulla maggior parte dei punti». Tuttavia, ha aggiunto che «sull'unico punto che contava davvero, il nucleare, no» non c'è stato accordo.
Il presidente Donald Trump annuncia su Truth l'intenzione di distruggere le mine posate dagli iraniani nello stretto di Hormuz. Trump avverte che «qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria».
Trump ha dichiarato su Truth Social che gli Stati Uniti restano «pronti e armati» e che il loro esercito «finirà» l'Iran al «momento opportuno». Le sue parole sono arrivate poche ore dopo il fallimento dei negoziati tra Usa e Iran in Pakistan, definiti storici e durati a lungo, secondo media americani.
Almeno 942 scuole in Iran hanno subito danni, di cui 18 sono state distrutte completamente, riferisce un portavoce del governo iraniano. La fonte, citata dall'agenzia semi-ufficiale Tasnim, aggiunge che le scuole che necessitano di riparazioni dovrebbero essere rimesse a nuovo entro due o tre mesi.
Donald Trump ha ordinato alla Marina statunitense di individuare e fermare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all'Iran, secondo un suo annuncio su Truth. Trump ha sottolineato che nessuna imbarcazione che versi un pedaggio «illegale» avrà libero transito in mare.
Le trattative ad alto livello tra Iran e Stati Uniti a Islamabad si sono concluse senza un accordo, riferisce il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che attribuisce la responsabilità al fallimento degli Usa. Ghalibaf sostiene che la delegazione iraniana ha proposto iniziative «lungimiranti», ma gli Usa non hanno guadagnato la fiducia di Teheran. Il vicepresidente Usa JD Vance, a capo della delegazione americana, ha confermato la mancanza di un'intesa, definendola una «cattiva notizia» soprattutto per l'Iran. Le divergenze principali riguardano il programma nucleare iraniano e il controllo dello Stretto di Hormuz, sotto influenza di Teheran dall'inizio del conflitto il 28 febbraio, secondo fonti ufficiali.
Donald Trump ha annunciato su Truth il blocco navale «con effetto immediato» di tutte le navi in transito nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dall’ex presidente. La misura segue il fallimento dei negoziati in Pakistan, ha spiegato Trump.
Il presidente Donald Trump ha avvertito che le forze statunitensi «inizieranno immediatamente il blocco di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo stretto di Hormuz», secondo un post sulla sua piattaforma Truth Social. Trump ha aggiunto di aver ordinato alla Marina di intercettare ogni imbarcazione in acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all'Iran. «Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà passaggio sicuro in alto mare», ha scritto.
La Casa Bianca sta valutando l'impatto economico della prosecuzione del conflitto e ha avviato contatti con il settore privato per mitigare gli effetti negativi, riferisce il Wall Street Journal. Il portavoce Kush Desai ha detto che «il presidente è stato chiaro sulle possibili interruzioni a breve termine e stiamo lavorando con le imprese per attenuarle». I dati economici mostrano segnali di pressione, con l'inflazione salita al 3,3% a marzo e il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, mentre i vertici delle compagnie energetiche hanno avvertito sui rischi di una chiusura dello Stretto di Hormuz, che potrebbe aggravare la crisi energetica e destabilizzare le catene di approvvigionamento, secondo fonti ufficiali.
Il ministero della salute libanese riferisce che almeno 13 persone sono morte oggi in attacchi israeliani nel sud del Libano. Secondo fonti ufficiali, una vittima è stata registrata a Tiro, sei a Maaroub e altre sei a Qana.
L'inflazione emersa cinque anni fa non sembra un evento isolato, ma la principale sfida economica del decennio, secondo Axios. I prezzi avevano già accelerato negli ultimi mesi, prima dell'attacco Usa-Israele all'Iran che ha interrotto le forniture energetiche globali. Economisti avevano attribuito i picchi a fattori temporanei come pandemia, stimoli e guerra in Ucraina, ma ora si parla di un riallineamento generale dei prezzi. I dati recenti mostrano la persistenza dell'inflazione e il malcontento diffuso, con un aumento del 21,2% del prezzo della benzina a marzo, il più alto mai registrato in un mese.
L'Air Force 2 con J.D. Vance a bordo è decollato dalla base di Ramstein, in Germania, diretto a Washington, riferiscono fonti ufficiali. Vance si era fermato per un rifornimento dopo il fallimento dei colloqui con l'Iran a Islamabad. Secondo media locali, nessun membro del team negoziale, inclusi Steve Witkoff e Jared Kushner, è rimasto in Pakistan. Il vice presidente americano dovrebbe arrivare nella capitale statunitense entro circa sei ore.
Il presidente russo Vladimir Putin ha detto al presidente iraniano Masoud Pezeshkian di essere disponibile a mediare tra Stati Uniti e Israele per favorire la pace in Medio Oriente, riferisce il Cremlino. Secondo il comunicato, Putin ha espresso la volontà di facilitare una soluzione politica e diplomatica duratura al conflitto.
L'Unione europea ha definito «essenziale» la diplomazia per trovare una soluzione al conflitto in Medio Oriente, riferisce l'agenzia AFP citando il portavoce per gli Affari esteri Anouar El Anouni. El Anouni ha inoltre salutato gli sforzi di mediazione del Pakistan e ha annunciato l'impegno di Bruxelles a sostenere ulteriori iniziative di pace.
I vertici delle delegazioni iraniana e statunitense hanno lasciato Islamabad senza raggiungere intese, riferiscono fonti ufficiali. Dopo 21 ore di colloqui, gli Usa hanno confermato che non accetteranno la possibilità che l'Iran possieda armi nucleari o strumenti per costruirle, definita una «linea rossa» irrinunciabile. Inoltre, gli Stati Uniti hanno sottolineato la necessità di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, attualmente non transitabile a causa di mine, che gli Usa stanno aiutando a rimuovere secondo media locali.
Il capo di Stato Maggiore israeliano, generale Eyal Zamir, ha disposto un elevato stato di allerta per le Forze di Difesa Israeliane dopo il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, secondo fonti militari. Ynet riferisce che le Idf hanno attivato una procedura di combattimento simile a quella adottata prima delle precedenti operazioni contro l'Iran. La direttiva prevede un alto livello di prontezza in tutte le unità, con tempi di risposta ridotti e colmatura delle lacune operative.
Sultan Al-Jaber, amministratore delegato di ADNOC, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz non è mai stato sotto il controllo dell'Iran per chiudere o limitare la navigazione, secondo un post su X. Ha avvertito che qualsiasi interruzione minaccerebbe la sicurezza energetica, alimentare e sanitaria a livello globale. Al-Jaber ha definito pericoloso e inaccettabile stabilire un precedente del genere, sottolineando che «il mondo semplicemente non può permetterselo e non deve consentirlo».
Il vicepresidente americano J.D. Vance ha chiesto all'Iran una resa totale, non un accordo, secondo fonti ufficiali. Dall'altra parte, il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha escluso qualsiasi concessione, riferiscono media locali. La tensione riflette un confronto tra posizioni massimaliste senza aperture, mentre cresce il rischio di nuovi bombardamenti in Iran.
Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian dopo il fallimento dei colloqui Usa-Iran a Islamabad, riferisce l'agenzia Interfax. Il Cremlino comunica che Putin ha ribadito la disponibilità a facilitare una soluzione politica e diplomatica al conflitto e a mediare per una pace giusta e duratura in Medio Oriente.
L'ambasciata iraniana in Ghana definisce «a mani vuote» il ritorno del vicepresidente Usa JD Vance dopo i colloqui di pace a Islamabad, secondo un post su X. L'Iran respinge le richieste statunitensi e conferma la chiusura dello Stretto, riferisce il messaggio. Dopo lo stop delle trattative, Teheran ha intensificato la sua offensiva digitale contro la delegazione americana, secondo media locali.
Hezbollah afferma di aver colpito un veicolo militare con un equipaggio di comando a Taybeh, in Cisgiordania occupata, usando un drone, secondo una dichiarazione del gruppo. In un secondo comunicato, Hezbollah riferisce di aver preso di mira con più droni la caserma di Kiryat Shmona, nel nord di Israele.
Abbas Masjedi Arani, capo dell'Organizzazione di Medicina Legale iraniana, riferisce che le autorità hanno identificato 3.375 vittime della guerra Usa-Israele contro l'Iran. Secondo Arani, il bilancio comprende 2.875 uomini e 496 donne.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf afferma che gli Stati Uniti «non sono riusciti a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana» durante i negoziati in Pakistan, secondo media iraniani. Il vicepresidente Usa JD Vance, capo della delegazione americana, aveva detto che i colloqui si sono conclusi senza accordo perché l’Iran non ha accettato «l’offerta finale e migliore». Intanto, l’agenzia nazionale libanese riferisce che gli attacchi israeliani nel sud del Libano hanno ucciso almeno cinque persone a Qana e sei a Maaroub. Il ministero della Salute libanese conta 2.020 morti e 6.436 feriti da attacchi israeliani dal 2 marzo. Autorità australiane e britanniche esprimono delusione per la sospensione dei negoziati a Islamabad, con la ministra australiana Penny Wong che invita a «riprendere le trattative». Secondo il vice ministro del Petrolio iraniano, Teheran punta a ripristinare entro due mesi il 70-80% della capacità di raffinazione e distribuzione danneggiata.
Secondo l'agenzia libanese Nna, Hezbollah e le forze israeliane hanno ingaggiato «intensi» scontri a Bint Jbeil, nel sud del Libano vicino al confine con Israele. Il gruppo filo-Iraniano afferma di aver lanciato attacchi con droni e missili contro militari israeliani in altre aree limitrofe. Il Times of Israele riferisce che in mattinata sono scattate le sirene d'allarme a Kiryat Shmona e dintorni, dove l'Idf segnala di aver «probabilmente abbattuto» un drone presumibilmente lanciato da Hezbollah.
Papa Francesco ha esortato la comunità internazionale a non trascurare il dramma della guerra in Ucraina e ha espresso vicinanza al popolo libanese, sottolineando «l'obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra». Durante il Regina Caeli in piazza San Pietro, il pontefice ha fatto appello alle parti in conflitto affinché cessino il fuoco e cerchino con urgenza una soluzione pacifica.
Il ministro israeliano dell'Energia Eli Cohen ha dichiarato a Ynet che, in caso di fallimento dei negoziati Usa-Iran, l'Iran «può essere colpito». Cohen ha aggiunto che «la questione nucleare è internazionale» e ha definito positivo che Trump abbia fissato linee rosse. Sul Libano, il ministro ha affermato che «non dovremmo attaccare solo Dahiyeh, ma anche siti e infrastrutture legate allo Stato libanese», precisando di averlo detto in Consiglio dei Ministri.
Il viceministro del Petrolio Mohammad Sadegh Azimifar ha dichiarato che l'Iran potrà recuperare il 70-80% della capacità produttiva petrolifera entro uno o due mesi, dopo i danni subiti durante il conflitto con Stati Uniti e Israele. Secondo l'agenzia Irna, Azimifar ha aggiunto che a medio e lungo termine si potrà tornare al 100% della capacità pre-invasione. Ha inoltre riferito che entro circa dieci giorni sarà riattivata una parte della raffineria sull'isola di Lavan, danneggiata negli attacchi, mentre circa 2.000 persone lavorano al ripristino degli impianti di Shahr-e Rey, vicino a Teheran.
Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha visitato il complesso della moschea di Al-Aqsa nella Città Vecchia di Gerusalemme Est occupata, uno dei luoghi più sensibili del Medio Oriente, secondo fonti ufficiali. In un video diffuso dal suo ufficio, Ben-Gvir ha detto di sentirsi «il proprietario qui» e di spingere il primo ministro a fare «sempre di più». Il ministero degli Esteri giordano ha definito la visita una violazione dello status quo e «una profanazione della sacralità del sito, un’escalation condannabile e una provocazione inaccettabile». Il sito è amministrato da una fondazione religiosa giordana e, secondo un accordo decennale, gli ebrei possono visitarlo ma non pregare.
Il primo ministro britannico Keir Starmer e il sultano Haitham bin Tariq dell’Oman hanno concordato sulla necessità di evitare ulteriori escalation tra Stati Uniti e Iran, riferisce un portavoce del governo britannico. Durante una telefonata, i due leader hanno discusso dei colloqui di pace tenuti in Pakistan e hanno sottolineato l’importanza di mantenere il cessate il fuoco. Starmer ha inoltre evidenziato che i partner internazionali stanno lavorando per garantire il passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz.
Media israeliani riferiscono che schegge di drone abbattuto hanno danneggiato una casa nella zona di Metula, in Alta Galilea. Non sono ancora disponibili ulteriori dettagli sull'accaduto.
Il vicepresidente americano J.D. Vance ha dichiarato di aver parlato «costantemente» con il presidente Donald Trump durante i colloqui trilaterali con l'Iran in Pakistan, secondo la Cnn. Vance ha precisato di aver avuto contatti frequenti anche con altri alti funzionari statunitensi, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. «Siamo stati in costante contatto con il team perché stavamo negoziando in buona fede», ha aggiunto Vance in conferenza stampa a Islamabad.
Secondo fonti locali, dopo l'annuncio del cessate il fuoco molti iraniani di diverse appartenenze politiche esprimono scetticismo sulla possibilità che il dialogo diplomatico porti a una soluzione definitiva. La principale ragione indicata è la mancanza di fiducia, dovuta anche a precedenti negoziati tra Teheran e Washington. Tuttavia, alcuni nutrono speranze che l'impegno diplomatico possa favorire la fine del conflitto e la rimozione delle sanzioni, migliorando così le condizioni economiche del paese. Anni di sanzioni internazionali e cattiva gestione interna hanno aggravato la situazione economica in Iran.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono riusciti a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana durante i negoziati di Islamabad, secondo i suoi post su X. Ghalibaf ha sottolineato che l'Iran ha mostrato buona fede ma non ha fiducia nell'altra parte a causa delle esperienze di due guerre precedenti. Ha inoltre ringraziato il Pakistan per il ruolo di facilitatore nel processo negoziale, esprimendo apprezzamento per il popolo pakistano.
Secondo fonti ufficiali pakistane, i colloqui diplomatici in corso non rappresentano né una svolta né una rottura definitiva. Gli Stati Uniti hanno inviato il vicepresidente e una delegazione di alto livello, ma permangono diffidenze soprattutto verso l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump. Il Pakistan conferma che il canale di comunicazione resterà aperto e non esclude ulteriori negoziati dopo il ritorno del vicepresidente JD Vance a Washington per consultazioni.
Stati Uniti e Iran non hanno trovato un accordo per porre fine al conflitto durante i colloqui di 21 ore a Islamabad, secondo fonti ufficiali. Il fallimento mette a rischio una fragile tregua che ha seguito scontri con migliaia di vittime, soprattutto in Iran, e ha fatto salire i prezzi globali di petrolio e gas. Il vicepresidente Usa JD Vance ha definito la mancata intesa una «notizia negativa soprattutto per l’Iran». Il ministero degli Esteri iraniano ha precisato che non si attendeva un accordo in una sola sessione, mentre il ministro pakistano Ishaq Dar ha confermato l’impegno di Islamabad a facilitare ulteriori negoziati.
Secondo il «New York Times», la riapertura dello Stretto di Hormuz, la scorta di uranio altamente arricchito e lo sblocco di 27 miliardi di dollari di fondi congelati hanno impedito un accordo tra Stati Uniti e Iran a Islamabad. Due funzionari iraniani riferiscono che la delegazione Usa, guidata dal vicepresidente James David Vance, ha chiesto la riapertura immediata dello Stretto, mentre Teheran si è opposta a rinunciare a questa leva strategica prima di un'intesa definitiva. Gli Stati Uniti hanno inoltre chiesto la consegna o la vendita dell'intera scorta di uranio iraniana, senza trovare un compromesso.
Il vice ministro del Petrolio Mohammad Sadegh Azimifar riferisce che l'Iran punta a ripristinare entro due mesi il 70-80% della capacità delle sue strutture di raffinazione e distribuzione danneggiate. Azimifar ha detto all'agenzia SNN che raffinerie, oleodotti, depositi e impianti di rifornimento aereo sono stati «ripetutamente attaccati in tutto il Paese». Squadre sono al lavoro per rimuovere detriti e sostituire le attrezzature danneggiate, in particolare in una raffineria sull'isola di Lavan, dove si prevede di riavviare parte delle attività entro dieci giorni.
Il ministero dell'Energia saudita ha annunciato il ripristino completo della capacità di pompaggio del gasdotto Est-Ovest, secondo fonti ufficiali. Il gasdotto è cruciale per l'Arabia Saudita perché consente di aggirare la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha spiegato un esperto del settore. Recentemente, il gasdotto aveva subito danni che avevano ridotto la capacità di circa 700.000 barili al giorno. Le autorità saudite hanno inoltre ripristinato la produzione nel giacimento di Manifa e stanno lavorando per riattivare quello di Khurais.
L'ex ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha scritto su X che i negoziati sono falliti perché «hanno scelto di non accettare i nostri termini», citando il vicepresidente Usa Vance. Zarif ha aggiunto che «nessuna trattativa con l'Iran avrà successo basandosi sui termini imposti dagli Stati Uniti». Ha sottolineato che Washington deve imparare a non dettare condizioni a Teheran, «non è troppo tardi per capirlo».
Le autorità iraniane hanno arrestato almeno 50 persone accusate di attività «mercenarie», riferisce l’agenzia SNN legata allo Stato. Il gruppo è sospettato di aver collaborato con Stati Uniti e Israele condividendo informazioni su siti sensibili, tra cui infrastrutture e strutture di servizio. Sono stati sequestrati dispositivi elettronici, apparecchiature satellitari e armi, secondo la stessa fonte. L’Iran ha intensificato le detenzioni per spionaggio dopo il conflitto di 12 giorni con Usa e Israele, applicando una legge che prevede la pena di morte e la confisca dei beni per gli imputati.
Il presidente Donald Trump ha rilanciato su Truth un articolo che ipotizza un blocco navale statunitense nel Golfo Persico per danneggiare l'economia iraniana in caso di fallimento dei negoziati con Teheran, secondo media statunitensi. Il post, pubblicato da Just the News e ripreso da Trump, arriva dopo l'annuncio del suo vice JD Vance sul presunto fallimento delle trattative. L'articolo suggerisce che la strategia, già usata contro il Venezuela, potrebbe aumentare la pressione su Cina e India limitandone l'accesso al petrolio iraniano. Alcuni esperti citati indicano che Trump potrebbe adottare questa mossa come «carta vincente» in caso di mancato accordo.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha esortato alla «lingua della ragione» in un messaggio su X per la Pasqua ortodossa, secondo media locali. Salam ha invitato i libanesi a mantenere l'unità, evitare divisioni e promuovere l'interesse nazionale per superare i pericoli e garantire stabilità, pace e prosperità nel paese.
Masoud Pezeshkian ha detto che l'Iran ha partecipato «con serietà» ai negoziati con gli Stati Uniti, ma il successo dipende dall'approccio della controparte, secondo l'agenzia Irna. Durante una telefonata con Emmanuel Macron, Pezeshkian ha indicato gli attacchi israeliani in Libano come principale motivo di tensione. Ha inoltre definito tali attacchi crimini di guerra e ha chiesto pressioni sul governo di Benjamin Netanyahu.
Jafar Miadfar, capo del dipartimento di emergenza iraniano, ha riferito all'agenzia Mehr che circa 2.115 minori sono rimasti feriti negli attacchi israeliani e statunitensi contro l'Iran. Tra loro, 124 hanno meno di cinque anni e 24 meno di due. Secondo Miadfar, oltre 5.000 feriti sono donne, con la maggior parte degli attacchi concentrati nelle province di Teheran, Khuzestan, Lorestan, Isfahan, Kermanshah e Ilam.
L'esercito israeliano riferisce di aver smantellato un laboratorio di esplosivi a Tulkarem, in Cisgiordania occupata, secondo un post sui social media. Il materiale sequestrato comprende 200 bombe a tubo, estintori, bombole di gas e oltre 50 chilogrammi di esplosivi artigianali. L'agenzia iraniana Tasnim riporta che l'operazione israeliana ha distrutto un edificio residenziale.
Due superpetroliere vuote dirette verso il Golfo Persico hanno invertito rotta vicino all'isola iraniana di Larak, secondo Bloomberg. Le navi, una con bandiera maltese e l'altra pakistana, si sono fermate davanti a un checkpoint controllato da Teheran, secondo dati di tracciamento citati dall'agenzia. I fatti sono avvenuti mentre i colloqui tra Washington e Teheran a Islamabad venivano dati per falliti. Una terza petroliera con bandiera liberiana ha invece proseguito la navigazione, ma la sua destinazione resta incerta, riferiscono fonti ufficiali.
Il ministero dell'Energia saudita comunica di aver ripristinato le operazioni in due siti energetici dopo attacchi al settore petrolifero e del gas. Su X il ministero ha annunciato il ritorno alla piena capacità di pompaggio di sette milioni di barili al giorno attraverso l'oleodotto East-West e la ripresa della produzione di circa 300.000 barili al giorno nel giacimento di Manifa. Proseguono i lavori per riattivare completamente il sito di Khurais, che aggiungerebbe altri 300.000 barili al giorno, secondo fonti ufficiali. Giovedì l'Arabia Saudita aveva sospeso le attività in più strutture colpite da attacchi a Riyadh, nella provincia orientale e nella città industriale di Yanbu.
Sei persone sono morte in un raid israeliano sulla città di Maaroub nel distretto di Tiro, nel sud del Libano, riferisce l'agenzia ufficiale National News Agency. Fonti locali confermano l'attacco senza fornire ulteriori dettagli.
Hezbollah afferma di aver effettuato un attacco con droni contro soldati israeliani nel insediamento di Yir’on, nel nord di Israele, secondo un comunicato diffuso sul loro canale Telegram. Il gruppo ha aggiunto che «questa risposta continuerà fino a quando l’aggressione israelo-americana contro il nostro paese e il nostro popolo non cesserà».
Jafar Miadfar, responsabile del dipartimento emergenze iraniano, riferisce all'agenzia Mehr che gli attacchi Usa-Israele hanno ferito 118 operatori sanitari e ne hanno uccisi 26. Tra le vittime ci sono 78 soccorritori sul campo. Sono stati danneggiati oltre 400 presidi medici, 57 basi di emergenza, 47 ambulanze, due elicotteri e un'ambulanza navale. Miadfar ha definito «preoccupante» la situazione del personale ospedaliero.
Dopo i colloqui a Islamabad, il silenzio di Trump è definito «assordante» da fonti diplomatiche. Le trattative hanno affrontato temi complessi, tra cui la questione dello Stretto di Hormuz, secondo analisti. Il vicepresidente ha lasciato intendere che esiste una proposta americana sul tavolo, ma il presidente non si è ancora pronunciato. La comunità internazionale attende ora una sua presa di posizione ufficiale.
Una fonte delle Guardie Rivoluzionarie ha detto all'agenzia Fars che l'Iran «non ha fretta di avviare nuovi negoziati con gli Stati Uniti» dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad. La stessa fonte ha aggiunto che «la situazione nello Stretto di Hormuz non cambierà senza un accordo ragionevole da parte Usa». Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha attribuito il fallimento alle «eccessive richieste degli Stati Uniti» su Hormuz e il nucleare, precisando che «la diplomazia non finisce mai».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato alla televisione di Stato che nei colloqui di 21 ore a Islamabad con gli Stati Uniti non ci si aspettava un accordo. Baqaei ha attribuito la mancanza di intesa a un clima di profonda sfiducia, dovuto anche a una guerra di 40 giorni avviata due volte in nove mesi da Usa e Israele, secondo l’agenzia turca Anadolu. Ha definito «naturale» l’assenza di un’intesa in un solo incontro, sottolineando che nessuno nutriva tale aspettativa.
La ministra degli Esteri australiana Penny Wong ha invitato a mantenere il cessate il fuoco in Medio Oriente dopo il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Wong ha definito «deludente» la conclusione senza accordo dei negoziati di Islamabad, secondo un comunicato ufficiale. Ha sottolineato che la priorità resta continuare il cessate il fuoco e riprendere i negoziati.
Secondo fonti diplomatiche, i colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad sono naufragati sul tema dello Stretto di Hormuz. Il passaggio marittimo resta un punto di forte attrito, con l'Iran che non intende cedere la propria influenza nella zona, riferiscono media locali. Le trattative si sono così bloccate senza progressi significativi.
Jafar Miadfar, responsabile del dipartimento emergenze iraniano, riferisce che circa 2.115 minori sono rimasti feriti negli attacchi Usa-Israele in Iran, secondo l'agenzia Mehr. Tra le vittime, 124 hanno meno di cinque anni e 24 meno di due. Altri 5.000 feriti sono donne, con la maggior parte degli attacchi concentrati nelle province di Teheran, Khuzestan, Lorestan, Isfahan, Kermanshah e Ilam.
Dopo un incontro di 21 ore a Islamabad, il vicepresidente Usa JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf non hanno raggiunto un accordo sulla fine del conflitto, riferiscono fonti ufficiali. L'incontro si è concluso con una stretta di mano definita storica, ma resta incerta la sorte del cessate il fuoco di due settimane. Secondo media locali, la trattativa non ha prodotto risultati concreti al momento.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che «la diplomazia non finisce mai», secondo l’agenzia IRNA. Baghaei ha definito la diplomazia uno strumento per tutelare gli interessi nazionali. Ha aggiunto che le consultazioni tra Iran, Pakistan e altri Paesi vicini e amici continueranno.
I colloqui tra Stati Uniti e Iran si sono interrotti senza accordo, riferisce un comunicato ufficiale dopo la rapida partenza di JD Vance. Tra i nodi principali, l’opposizione americana a impegnarsi a fermare le azioni israeliane in Libano e le condizioni Usa sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz, giudicate inaccettabili da Teheran. L’interruzione avviene dopo il bombardamento indiscriminato di Beirut, che ha causato centinaia di vittime e suscitato condanne internazionali per la violazione del cessate il fuoco. Il Pakistan invita a mantenere aperti i canali di comunicazione e auspica un’estensione della tregua, mentre l’attenzione resta rivolta alle prossime mosse di Donald Trump, secondo fonti diplomatiche.
L'Agenzia Nazionale Libanese riferisce che un raid israeliano sulla città di Qana, nel sud del Libano, ha causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre. Le squadre di protezione civile stanno evacuando i feriti verso ospedali a Tiro, secondo la stessa fonte. Israele ha inoltre condotto attacchi separati in altre località del distretto di Tiro, ferendo tre persone a Ma’raka. Qana è già stata teatro di massacri israeliani nel 1996 e nel 2006, ricorda l'agenzia.
L'agenzia Mehr riferisce che la delegazione iraniana, composta dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha lasciato la capitale pakistana. La partenza segue quella del vicepresidente Usa JD Vance, che ha dichiarato di non aver raggiunto un accordo e che gli iraniani hanno respinto le richieste di Washington, secondo media locali.
Il ministero della Salute libanese riferisce che almeno 2.020 persone sono morte e 6.436 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani dal 2 marzo. Tra le vittime ci sono 165 bambini, 248 donne e 85 operatori sanitari, secondo fonti ufficiali. Sabato le forze israeliane hanno ucciso 97 persone e ferito 133, aggiunge il ministero.
Iran e Stati Uniti hanno deciso di non rivelare molti dettagli sulle trattative, riferisce media locali. In passato, le negoziazioni si concentravano sul dossier nucleare e sull'uranio arricchito, ma ora l'approccio è più ampio e include altre questioni controverse. Per la prima volta viene menzionato lo Stretto di Hormuz, che l'Iran intende controllare con un nuovo regime, limitandone l'accesso ai suoi avversari, secondo fonti iraniane. Questa decisione potrebbe avere un impatto sul mercato energetico globale.
L'esercito israeliano riferisce di aver colpito un «lanciarazzi carico e pronto al lancio» nella località di Jwaya, nel sud del Libano. Secondo fonti militari israeliane, il lanciarazzi è stato distrutto prima di poter colpire Israele. L'attacco si inserisce nel contesto dell'offensiva israeliana in Libano, nonostante un cessate il fuoco di due settimane nella guerra Usa-Israele contro l'Iran. Hezbollah aveva lanciato razzi contro Israele in sostegno all'Iran, provocando vaste operazioni israeliane e un'invasione di terra dall'inizio di marzo.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha minimizzato le aspettative sull’esito dei negoziati con gli Usa, spiegando che dopo un solo incontro non era previsto un accordo. Baghaei ha detto in conferenza stampa che le parti hanno raggiunto un’intesa su alcune questioni, ma permangono divergenze su temi importanti. Ha aggiunto che i colloqui si sono svolti in un clima di sfiducia dopo 40 giorni di conflitto, e che l’esito dipende dalla «serietà e buona fede della controparte».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha confermato che Teheran continuerà i contatti con il Pakistan, anche dopo i colloqui di pace mediati da Islamabad tra Usa e Iran. Baqaei ha dichiarato alla televisione di Stato iraniana che i rapporti con il Pakistan e altri Paesi della regione «proseguiranno».
Gli Stati Uniti confermano di prendere sul serio i colloqui di pace con l'Iran, nonostante le dichiarazioni di indifferenza del presidente Trump, secondo fonti ufficiali. Trump ha affermato che gli Usa hanno già ottenuto una vittoria militare, ma questa posizione appare più retorica che reale. Il punto critico resta lo Stretto di Hormuz, ancora sotto controllo iraniano, e Washington richiede a Teheran impegni non solo a non sviluppare armi nucleari, ma anche a non tentare di accedervi, spiegano fonti diplomatiche. La partenza di JD Vance dai negoziati non implica la loro conclusione, che potrebbe proseguire a distanza.
Il vicepresidente Usa JD Vance ha lasciato Islamabad dopo 21 ore di trattative con l’Iran, che ha rifiutato le condizioni di Washington, riferisce un portavoce del ministero degli Esteri iraniano. Esmaeil Baghaei afferma che le parti hanno trovato un’intesa su diversi punti, ma permangono divergenze su due o tre questioni. Il Pakistan invita Usa e Iran a rispettare il cessate il fuoco e a proseguire gli sforzi per una pace duratura. Media iraniani segnalano che le richieste «eccessive» degli Usa hanno impedito un accordo, con il controllo dello Stretto di Hormuz e i diritti nucleari iraniani tra i nodi principali.
La ministra degli Esteri australiana Penny Wong ha esortato Stati Uniti e Iran a mantenere il cessate il fuoco e a riprendere i colloqui, definendo «deludente» la conclusione senza accordo delle trattative a Islamabad, secondo media australiani. Wong ha sottolineato che la priorità è proseguire il cessate il fuoco e tornare al tavolo negoziale, auspicando una rapida risoluzione del conflitto. Ha inoltre avvertito che un’escalation aggraverebbe il costo umano e l’impatto sull’economia globale.
Il vicepresidente statunitense JD Vance ha lasciato il Pakistan dopo il fallimento dei negoziati con l'Iran. Fonti ufficiali riferiscono che le trattative non hanno portato a un accordo. Vance ha interrotto la sua visita senza annunci di ulteriori incontri.
Secondo Axios, il piano in 10 punti proposto dall’Iran non prevede la rinuncia totale al programma nucleare, ma gli Usa chiedono che Teheran abbandoni ogni diritto a un programma nucleare, anche a scopi medici. L’Iran sostiene di aver già un decreto del leader supremo che vieta lo sviluppo di armi nucleari, ricorda Axios. La diffidenza reciproca complica i negoziati, e l’ultimatum Usa rischia di allontanare le parti. L’Iran dovrà rispondere pubblicamente alla proposta Usa, ancora poco chiara, mentre esistono fazioni contrarie alla fine del conflitto.
Secondo il canale 12 israeliano, un drone partito dal Libano ha fatto scattare le sirene nella regione della Galilea superiore. Le forze israeliane hanno poi abbattuto il velivolo. Non sono stati segnalati danni o vittime, riferiscono media locali.
Il vice primo ministro pakistano Ishaq Dar ha esortato Iran e Stati Uniti a mantenere l’impegno al cessate il fuoco, secondo fonti ufficiali. Dar ha sottolineato la speranza che le parti proseguano con spirito positivo per raggiungere pace duratura e prosperità nella regione. Ha inoltre confermato che il Pakistan continuerà a facilitare il dialogo tra i due paesi nei prossimi giorni.
Il vicepresidente JD Vance ha lanciato un ultimatum all'Iran al termine della conferenza stampa a Islamabad, definendo la proposta statunitense «la nostra offerta finale e migliore». Vance ha aggiunto che spetta agli iraniani decidere se accettarla, secondo fonti ufficiali. L'incontro si è concluso poco dopo la dichiarazione.
Il Pakistan conferma la volontà di mantenere aperto il canale diplomatico nonostante la fine delle trattative tra Stati Uniti e Iran, secondo fonti diplomatiche pakistane. Un alto diplomatico ha sottolineato che la conclusione dei colloqui non significa la chiusura delle comunicazioni, evidenziando l’opportunità offerta dagli sforzi pakistani per coinvolgere i Paesi regionali più colpiti dal conflitto. Il premier pakistano ha inoltre ribadito l’impegno al cessate il fuoco da parte di Libano, Houthi e alleati iracheni dell’Iran. Secondo diplomatici pakistani, Netanyahu avrebbe in parte ostacolato i delicati negoziati tra Iran e Stati Uniti.
Il vicepresidente americano Jd Vance ha dichiarato che gli Stati Uniti «non hanno raggiunto un accordo» con l’Iran. Vance ha sottolineato che non esiste una «promessa definitiva» da parte di Teheran sull’abbandono dell’arma nucleare. Ha annunciato il suo ritorno negli Usa dopo aver presentato all’Iran «un’offerta finale e la migliore possibile».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha detto ai media locali che l'Iran e gli Usa hanno raggiunto un’intesa su alcuni punti, ma permangono divergenze su due o tre questioni importanti. Baghaei ha sottolineato che i negoziati si sono svolti in un clima di sfiducia dopo 40 giorni di conflitto, perciò «nessuno si aspettava un accordo in un solo incontro».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha sottolineato che il successo dei negoziati a Islamabad dipende dall’assenza di richieste «eccessive e illegali» da parte degli Stati Uniti. Lo ha scritto su X, evidenziando la necessità di riconoscere i diritti legittimi dell’Iran. Baqaei ha aggiunto che la buona volontà americana è fondamentale per il processo diplomatico.
Il vicepresidente Usa J.D. Vance terrà a breve un discorso in streaming dalla Casa Bianca per aggiornare sui colloqui di pace a Islamabad, riporta il Guardian. Vance ha guidato la delegazione americana negli incontri con il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Secondo Human Rights Watch, Israele ha utilizzato fosforo bianco in Libano, dove continuano intensi raid aerei nel sud, inclusi attacchi che hanno causato la morte di 13 persone in un doppio colpo. Fonti locali riferiscono che la pressione americana ha portato a una temporanea calma a Beirut, ma la situazione nel sud resta critica con oltre un milione di sfollati. Il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, sostiene che i negoziati non debbano avvenire sotto il fuoco, posizione condivisa dai manifestanti nelle strade di Beirut.
L’agenzia Tasnim cita una fonte informata secondo cui «la palla è nel campo americano» e l’Iran «non ha fretta» di proseguire i negoziati. La fonte accusa gli Usa di aver sottovalutato la situazione, come in guerra, e avverte che nulla cambierà nello Stretto di Hormuz finché Washington non accetterà un accordo ragionevole. Al momento non è stata fissata data o sede per un nuovo round di colloqui.
La questione dello Stretto di Hormuz è stata centrale nei colloqui di Islamabad, ma la posizione degli Stati Uniti rimane «genuinamente incerta», secondo analisti. In dieci giorni Trump ha espresso due posizioni opposte: prima ha detto che lo Stretto non interessa agli Usa e che altri Paesi devono gestirlo, poi ha affermato che è essenziale per le trattative. Il Pentagono ha riferito che navi americane hanno attraversato lo Stretto senza essere abbattute, ma l'Iran nega questa versione, secondo media locali.
Il governo iraniano ha annunciato su X che i colloqui, sospesi dopo 14 ore, hanno visto uno scambio di documenti tra esperti tecnici e proseguiranno nonostante «alcune differenze residue», senza indicare la data di ripresa. Un giornalista della tv di Stato iraniana ha riferito a Reuters che i negoziati riprenderanno oggi.
Un funzionario pakistano anonimo ha riferito all’agenzia Afp che i colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad «procedono nella giusta direzione» con un clima «cordiale». L’incontro è in corso nella capitale pakistana per cercare una soluzione al conflitto in Medio Oriente.
Un funzionario vicino alla delegazione iraniana ha detto all’agenzia Fars che gli Stati Uniti cercano «una scusa» per lasciare il tavolo negoziale. La fonte ha aggiunto che Washington non vuole abbassare le proprie pretese nonostante «la sconfitta e lo stallo» nel conflitto con l’Iran. Secondo la stessa fonte, Teheran non ha in programma ulteriori incontri.
Il vicepresidente Vance sottolinea che il canale di negoziazione tramite il Pakistan «rimane aperto e questo è importante». Fonti ufficiali riferiscono che i mediatori pakistani non si ritireranno, nonostante la fine di questo ciclo di colloqui. Il presidente Trump ha dichiarato che «abbiamo già vinto» e non segue attivamente i negoziati, preferendo concentrarsi su altri impegni.
Press TV iraniana riferisce che i colloqui a Islamabad si sono conclusi senza accordo a causa delle «eccessive richieste» degli Stati Uniti. Tra i punti di disaccordo figurano lo Stretto di Hormuz, i diritti nucleari e altre questioni, secondo la stessa fonte. Non sono stati forniti dettagli su possibili sviluppi futuri.
Il vicepresidente Usa Vance ha indicato che Washington ha distrutto la capacità iraniana di sviluppare un programma nucleare e ora cerca un impegno di Teheran a non perseguirlo mai, secondo fonti ufficiali. Questo rappresenta un cambio di strategia, passando dal fermare l’arricchimento all’escludere qualsiasi tentativo futuro. Vance ha definito la proposta Usa un’offerta finale, lasciando aperta una possibilità ma con condizioni rigide. Si attende la versione iraniana per chiarire l’esito dei negoziati.
L'agenzia Fars, citando una fonte vicina alla delegazione iraniana, riferisce che gli Stati Uniti hanno chiesto «tutto ciò che non riuscirono a ottenere» durante la guerra nei colloqui a Islamabad. Secondo il corrispondente a Islamabad, l'Iran non ha accettato le condizioni americane su stretto di Hormuz, energia nucleare pacifica e altri temi.
I colloqui tra Stati Uniti e Iran non hanno portato a un accordo, ma secondo fonti ufficiali non si è registrata una rottura definitiva. Il vicepresidente Usa ha definito l'offerta come «la migliore e ultima», mentre fonti riferiscono che esistono una proposta e una controproposta in discussione. Le trattative, durate circa cinque round, hanno affrontato temi come il programma nucleare, l'influenza iraniana nella regione e la questione dello stretto di Hormuz, su cui l'Iran non intende cedere. Secondo media locali, gli Usa avrebbero adottato una posizione massimalista, complicando il raggiungimento di un'intesa.
L’agenzia Fars riferisce che la conclusione dei negoziati dipende dal cambiamento da parte americana delle «richieste irragionevoli», con lo stretto di Hormuz tra i temi più controversi. Esperti di entrambe le parti stanno lavorando per trovare un’intesa, mentre il mediatore pakistano cerca di avvicinare le posizioni. I team negoziali hanno sospeso i colloqui per consultare i rispettivi esperti sui testi proposti.
Il vicepresidente Usa Mike Pence ha dichiarato che la squadra negoziale ha mantenuto contatti costanti con il presidente Trump durante i colloqui, secondo media americani. «Abbiamo negoziato in buona fede e lasciamo qui una proposta semplice, il nostro ultimo e migliore'offerta», ha detto. Pence ha aggiunto che resta da vedere se l’Iran la accetterà.
Un alto funzionario della Casa Bianca ha confermato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan sono proseguiti per oltre 15 ore e continuano. La dichiarazione smentisce i media iraniani che avevano annunciato la conclusione dell'incontro e la sua ripresa in serata. I negoziati sono ancora in corso, secondo fonti ufficiali.
Il vicepresidente Usa Vance riferisce che le due parti hanno discusso diversi temi, ma «non siamo riusciti a raggiungere un accordo con l’Iran». Secondo Vance, gli Stati Uniti sono stati «abbastanza flessibili e accomodanti». Il presidente Trump aveva chiesto di agire in buona fede per ottenere un’intesa, ma «purtroppo non abbiamo fatto progressi».
Il vicepresidente Usa Vance ha detto che Washington cerca una conferma che l’Iran non miri a dotarsi di armi nucleari. «Il punto centrale è ottenere un impegno affermativo che non svilupperanno armi nucleari né gli strumenti per ottenerle rapidamente», ha spiegato secondo media americani. Ha aggiunto che, sebbene le strutture di arricchimento iraniane siano state distrutte, manca ancora una volontà di lungo termine da parte di Teheran.
Gli Stati Uniti e l’Iran non hanno trovato un’intesa durante le negoziazioni di 21 ore in Pakistan, secondo fonti informate, come riferito da Axios. Il mancato accordo mette a rischio il cessate il fuoco di due settimane stabilito la scorsa settimana, con il rischio di un’escalation del conflitto. Tra le divergenze, l’Iran ha chiesto il controllo dello Stretto di Hormuz e si è rifiutato di rinunciare alle scorte di uranio arricchito. Il vicepresidente Vance ha definito le discussioni «sostanziali» ma ha sottolineato che l’Iran non ha accettato i termini Usa, in particolare l’impegno a non sviluppare armi nucleari.
Il vicepresidente Usa Vance ha ringraziato il premier e il capo dell’esercito pakistano per l’ospitalità durante i negoziati, definendoli «ospiti incredibili», secondo fonti ufficiali. Vance ha spiegato che, nonostante 21 ore di discussioni sostanziali, non è stato raggiunto un accordo perché l’Iran ha scelto di non accettare le condizioni americane. Ha precisato che gli Stati Uniti hanno chiarito le proprie linee rosse e le concessioni possibili, ma Teheran non le ha accolte.
Esmail Qaani, comandante della Quds Force dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, ha dichiarato che l’asse di resistenza è più forte e coeso che mai, secondo media iraniani. Ha aggiunto che Israele crede di poter indebolire la resistenza con la pressione, ma «la cultura della resistenza rafforza chi la subisce». L’asse include Hezbollah in Libano, i ribelli Houthi in Yemen e gruppi armati allineati all’Iran in Palestina, Siria e Iraq.
Il generale pakistano Zahid Mahmood in pensione ha detto che la pace duratura in Medio Oriente dipende dalla risoluzione della questione palestinese, secondo un'intervista. Mahmood ha sottolineato che senza affrontare il conflitto fondamentale non si potrà raggiungere una pace positiva, ma solo una tregua temporanea. Ha inoltre evidenziato l'importanza della cooperazione regionale per evitare impatti negativi, come il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz.
Stati Uniti e Iran riprenderanno i colloqui nella tarda serata di oggi in Pakistan, riferiscono media iraniani. Dopo una maratona negoziale di 15 ore, i due Paesi proseguono le trattative ad alto livello, secondo l’agenzia Tasnim. Mehr aggiunge che il prossimo round dei colloqui si svolgerà sempre domenica.
Baghaei ha concluso il suo intervento ringraziando il Pakistan e invitando gli Stati Uniti a dimostrare buona fede, secondo media locali. «Il successo di questo processo diplomatico dipende dalla serietà e buona fede della controparte, dall’astenersi da richieste eccessive e illegittime e dal riconoscimento dei diritti legittimi dell’Iran», ha scritto.
Baghaei ha riferito che nelle ultime 24 ore si sono svolte discussioni su vari aspetti delle trattative principali, tra cui lo Stretto di Hormuz, la questione nucleare, le riparazioni di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine completa del conflitto contro l'Iran e nella regione. Lo ha scritto su X, social network precedentemente noto come Twitter.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha definito «intensa e lunga» la giornata di trattative a Islamabad con gli Stati Uniti. Secondo Baghaei, le negoziazioni sono proseguite senza interruzioni grazie alla mediazione del Pakistan, con numerosi scambi di messaggi tra le parti. L’incontro è iniziato sabato mattina e continua tuttora, riferisce il diplomatico.
Manifestazioni contro i colloqui diretti tra Libano e Israele si sono svolte a Beirut e in altre città, secondo media locali. Il primo ministro Nawaf Salam ha rinviato una visita a Washington per motivi di sicurezza interna, temendo tensioni nel Paese. Hezbollah e Amal hanno invitato a evitare proteste per non favorire possibili sfruttamenti da parte di Israele. Intanto, l’esercito israeliano ha intensificato le operazioni nel sud, con raid aerei e avanzate a Bint Jbeil.
Le trattative tra Stati Uniti e Iran si sono protratte per un secondo giorno, con uno scambio di testi a livello tecnico, riferiscono fonti iraniane. Dopo 14 ore di colloqui, le parti sembrano aver concordato un quadro generale, mentre gli esperti lavorano sui dettagli. Le discussioni dirette hanno affrontato temi come il congelamento degli asset iraniani e il cessate il fuoco in Libano, nonostante le differenze persistenti. Fonti locali descrivono un processo con alti e bassi ma in corso.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di intervenire «con durezza» contro qualsiasi nave militare che transiti nello stretto di Hormuz, secondo la tv di Stato Irib. La minaccia segue il passaggio di due navi da guerra americane nella via navigabile, considerata strategica e minata da Teheran. Le Guardie Rivoluzionarie hanno precisato che il transito sarà consentito solo alle navi civili «a determinate condizioni».
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha stretto la mano al vicepresidente Usa Jd Vance durante un incontro a Islamabad, riferiscono due alti funzionari iraniani al New York Times. I partecipanti hanno descritto il clima dell'incontro come «cordiale e sereno».
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che tratteranno «severamente» qualsiasi nave militare che transiti nello Stretto di Hormuz, secondo la tv di stato. Il monito arriva dopo che il Comando Centrale Usa ha riferito che due navi da guerra americane hanno attraversato la via d'acqua per rimuovere mine attribuite a Teheran. Il Comando Navale delle Guardie ha dichiarato di avere «piena autorità» per gestire la zona in modo «intelligente».
Una fonte della sicurezza iraniana ha riferito alla Cnn che la situazione nello Stretto di Hormuz non cambierà finché Iran e Stati Uniti non raggiungeranno un «quadro comune» per i negoziati. La fonte ha spiegato che le «richieste eccessive» americane, incluso il controllo del passaggio marittimo, hanno finora impedito un accordo condiviso. Ha aggiunto che Teheran ha comunicato a Washington che lo status dello Stretto e il numero di navi autorizzate a transitare resteranno invariati finché non si troverà un'intesa. La fonte ha avvertito che senza una «prospettiva realistica» da parte statunitense, lo Stretto potrebbe rimanere chiuso, sottolineando la capacità iraniana di imporre tale misura.
Il Comando centrale Usa riferisce che i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy stanno transitando nello Stretto di Hormuz per avviare un'operazione di sminamento. Secondo un post sui social media, le navi hanno iniziato a «stabilire le condizioni» per le attività e droni sottomarini si uniranno alla missione nei prossimi giorni.
Iran e Stati Uniti continueranno domenica a Islamabad i negoziati per un accordo di pace, secondo media iraniani. Si tratta dei primi colloqui diretti tra Washington e Teheran da decenni. L'area dello Stretto di Hormuz resta un punto critico, ma finora sono stati diffusi pochi dettagli sulle discussioni, riferiscono fonti iraniane. Il presidente Trump afferma che gli Usa conducono trattative «molto profonde» e sostengono di aver vinto la guerra indipendentemente dall'esito.
Benvenuti alla nostra copertura in diretta del cessate il fuoco nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Seguiteci per aggiornamenti, analisi e reazioni dal Medio Oriente e oltre. Le nostre ultime notizie da sabato 11 aprile sono disponibili. Fonti locali riferiscono di fumo dopo bombardamenti di artiglieria in Libano.
