Ad aprile 2026 l’inflazione ha toccato il 2,7% su base annua, quasi il doppio rispetto al mese precedente. Non è solo un numero su un grafico: è il peso reale che famiglie e consumatori sentono sulla pelle ogni giorno. Bollette che salgono, spesa che si fa più cara, conti che non tornano. L’Istat conferma: i prezzi aumentano e, con loro, il costo della vita per milioni di italiani.
A spingere verso l’alto i prezzi sono soprattutto i beni di uso quotidiano: pane, pasta, latte, frutta. Ma non solo. Anche carburanti e servizi di tutti i giorni, come parrucchiere o lavanderia, segnano un aumento significativo: +4,2% su base annua, rispetto al 3,1% di marzo. Il “carrello della spesa”, che raccoglie alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, sale leggermente, da +2,2% a +2,3%. In pratica, ogni famiglia deve mettere mano al portafoglio un po’ di più, con un peso che si fa sentire soprattutto tra chi ha meno margine.
Energia alle stelle, cibo fresco sempre più caro
Il capitolo energia è quello che preoccupa di più. Dopo un anno di cali, luce, gas e carburanti tornano a salire del 9,2% su base annua. Il gasolio per riscaldamento schizza del 38,1%, quello per auto del 27,8%. Anche la benzina, che aveva visto una serie di ribassi, torna a crescere, seppur di poco . Chi è passato al mercato libero non è risparmiato: il gas naturale, che un anno fa aveva segnato un calo del 12,7%, registra ora un aumento del 4,4%. Sul fronte alimentare, i prodotti freschi non trattati industrialmente – frutta, verdura, pesce – crescono del 5,9%. In particolare, ortaggi e legumi segnano un +6,2%, il pesce +3,2%, la frutta +2,9%. I prodotti confezionati, invece, rallentano, con un modesto +0,7%.
Inflazione di fondo frena, ma il clima resta teso
Non tutto corre. L’inflazione di fondo, quella che esclude le voci più volatili come energia e cibo fresco, rallenta, passando dall’1,9% all’1,6%. Anche i servizi mostrano segnali di calo: attività ricreative e culturali scendono dal 3,0% al 2,6%, i trasporti dal 2,2% allo 0,6%. Questi dati dicono che, per ora, non si sta assistendo a un aumento generalizzato dei prezzi, ma piuttosto a tensioni concentrate su materie prime e fattori stagionali. Un dettaglio che vale la pena tenere d’occhio, perché indica un momento di pressione mirata, non ancora un surriscaldamento dell’economia.
