Più di 1.700 persone sono state poste in quarantena a bordo di una nave da crociera attraccata a Bordeaux a causa di un sospetto focolaio di norovirus, uno degli agenti più diffusi delle gastroenteriti acute non batteriche. L’episodio ha riportato l’attenzione su un virus altamente contagioso che, soprattutto in ambienti chiusi e comunitari, può diffondersi rapidamente.
Che cos’è il norovirus
Conosciuti anche come “virus di Norwalk”, i norovirus appartengono alla famiglia dei Caliciviridae e sono virus a singolo filamento di RNA. Il nome deriva dalla città di Norwalk, in Ohio, dove nel 1968 fu registrata una vasta epidemia di gastroenterite.
Il virus venne isolato e identificato ufficialmente nel 1972 e oggi rappresenta una delle principali cause di infezioni gastrointestinali nel mondo. Sono stati identificati tre genogruppi in grado di infettare l’uomo — GI, GII e GIV — suddivisi in oltre 30 genotipi differenti.
Le infezioni si verificano soprattutto in ambienti chiusi o ad alta densità di persone, come ospedali, case di riposo, scuole e navi da crociera, contesti nei quali il contagio può propagarsi in tempi molto rapidi.
Diagnosi più rapide grazie ai test molecolari
Per anni individuare il norovirus è stato complesso. Il virus, infatti, non è coltivabile in laboratorio e poteva essere identificato soltanto tramite microscopio elettronico o attraverso la ricerca di anticorpi nel sangue.
Negli ultimi anni, però, la diagnostica ha compiuto importanti passi avanti grazie allo sviluppo di test rapidi basati su marcatori molecolari, che consentono di rilevare il virus con maggiore precisione e in tempi più brevi.
I sintomi del norovirus
Il periodo di incubazione varia generalmente tra 12 e 48 ore, mentre l’infezione dura da 12 a 60 ore.
I sintomi sono quelli tipici della gastroenterite acuta: nausea, vomito — particolarmente frequente nei bambini — diarrea acquosa, crampi addominali e, in alcuni casi, febbre lieve.
Nella maggior parte dei casi la malattia si risolve spontaneamente entro uno o due giorni senza conseguenze rilevanti. La principale complicazione resta la disidratazione, particolarmente pericolosa per bambini, anziani e persone fragili con patologie metaboliche o cardiocircolatorie.
Attualmente non esistono né una terapia specifica né un vaccino preventivo contro il norovirus.
Un virus estremamente contagioso
Il norovirus è considerato altamente infettivo: bastano infatti poche particelle virali per provocare l’infezione.
La trasmissione avviene principalmente per via oro-fecale, ma può diffondersi anche attraverso aerosol, acqua contaminata, alimenti infetti o superfici contaminate.
Molte epidemie sono associate al consumo di frutti di mare crudi — soprattutto ostriche — ma anche di verdure fresche, frutti di bosco, germogli, spezie, cibi freddi e acqua contaminata.
Prevenzione e igiene: le regole fondamentali
La prevenzione si basa soprattutto su rigorose misure igieniche nella manipolazione e nella distribuzione di alimenti e bevande.
I norovirus sono particolarmente resistenti nell’ambiente: possono sopravvivere anche a temperature superiori ai 60 gradi e restare presenti nelle feci fino a 72 ore dopo la guarigione.
Per limitare il rischio di contagio, gli esperti raccomandano di lavarsi accuratamente le mani, evitare di lavorare a contatto con alimenti durante episodi di gastroenterite e nei tre giorni successivi alla guarigione, disinfettare superfici e utensili, utilizzare alimenti di provenienza certificata ed eliminare eventuali scorte contaminate.
