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Conte rivela scontri con Salvini sui Decreti Sicurezza: ‘Testo insostenibile, fallimento che creò invisibili’

L'ex Premier svela retroscena inediti degli anni di governo, dall'approvazione dei contestati Decreti Sicurezza alla crisi del Papete, passando per la sua 'fragilità' e la

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Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

Giuseppe Conte si racconta in un’inedita e profonda intervista, svelando retroscena e ammettendo fragilità personali e professionali mai esternate pubblicamente. L’ex Presidente del Consiglio non si sottrae, in particolare, al racconto delle tensioni vissute durante il governo gialloverde con Matteo Salvini, con rivelazioni esclusive sugli scontri nati attorno ai Decreti Sicurezza e dettagli inediti sulla crisi del Papete.

I Decreti Sicurezza e lo scontro con Salvini: un testo ‘insostenibile’ co-scritto con il Quirinale

Il punto di maggiore attrito con l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini è emerso chiaramente sul tema dei Decreti Sicurezza. Conte non ha esitato a definire il testo originario presentato dalla Lega come «un testo che non era sostenibile. Convenzioni, principi costituzionali, principi europei, eccetera.» L’ex Premier ha rivelato come, per evitare un aperto contrasto e garantire la tenuta del governo, si sia trovato a lavorare direttamente con il Quirinale e lo staff del Presidente Mattarella per ‘decostruire’ gli elementi incostituzionali della proposta. «Quindi Palazzo Chigi, Presidenza del Consiglio, Quirinale […] con il suo staff, gli staff hanno lavorato per trovare una formula che fosse, come dire, più compatibile ai nostri principi costituzionali,» ha spiegato Conte, sottolineando il ruolo cruciale della Presidenza della Repubblica nel bilanciare le istanze politiche con la conformità alla Costituzione.

Conte non ha risparmiato critiche all’esito finale di quei decreti, definendoli un vero e proprio «fallimento». «Alla fine, per omaggiare questo proclama di ‘vedete come siamo forti noi, non permettiamo qui che si venga più in Italia così facilmente’, alla fine abbiamo non so quante migliaia di persone gli abbiamo, come dire, considerate invisibili, sono andate per strada, addirittura non più censite,» ha affermato, evidenziando come l’approccio restrittivo abbia paradossalmente generato maggiore insicurezza sociale. «È meglio censire le persone che ci sono, perché se le rendi poi invisibili perché non gli dai la protezione, non riesci a rimpatriarle, e certe vanno in giro per strada e sono persone anonime che poi non hanno da lavorare, non hanno nulla e che cosa fanno? Non crea più sicurezza, la nostra mente crea più insicurezza.»

Le frizioni con Salvini non si limitavano ai Decreti, ma riguardavano un più generale «rispetto dei ruoli». Conte ha raccontato episodi di forte tensione durante le sedute del Consiglio dei Ministri: «Se iniziamo un Consiglio dei Ministri, e stiamo tutti qui e tu un attimo prima eri a fianco perché abbiamo fatto un pre-consiglio e ci siamo confrontati. Poi un attimo inizia il Consiglio dei Ministri, ci spostiamo nella sala del Consiglio. Io vedo che mentre noi siamo nel Consiglio dei Ministri sei giù, sei sceso giù a dichiarare alla stampa sui temi all’ordine del giorno dicendo già la soluzione perché tu imponi quella soluzione. Io non te lo permetto. E quando sali su davanti a tutti i ministri, io ti richiamo e ti dico che non ti devi permettere di farlo più.» Una rivelazione che dipinge un quadro di tensioni interne ben più accese di quanto percepito pubblicamente.

La crisi del Papete: l’annuncio privato e i ‘pieni poteri’ di Salvini

La fine del primo governo Conte, culminata nella celebre crisi del Papete, viene ricostruita dall’ex Premier con nuovi dettagli. Conte ha rivelato che Salvini gli comunicò l’intenzione di ‘staccare la spina’ in un incontro privato, avvenuto in una data particolare: «È il giorno del mio compleanno, lo ricordo perché è l’8 agosto.» Nonostante l’annuncio, il dialogo si svolse in modo «molto sereno», con Conte che invitò Salvini a riflettere sulla decisione, quasi percependo una sua incertezza. Tuttavia, il giorno successivo, la conferma della rottura arrivò, seguita poi dalla pubblica rivendicazione di ‘pieni poteri’ da parte di Salvini.

Conte critica duramente quell’atteggiamento: «In quel momento chiaramente dimostra di essere in una dimensione in cui chiaramente era un po’ esaltato dalla convinzione che spettasse a lui decidere le sorti della vita politica e istituzionale italiana. Non considerando invece che ci sono dei passaggi istituzionali, c’è il Presidente della Repubblica.» L’ex Premier evidenza come la ricerca del consenso e di una legittimazione quasi plebiscitaria avesse offuscato il rispetto per le dinamiche istituzionali e il ruolo del Presidente della Repubblica.

Fragilità e la gestione del successo: ‘Nessuna scuola ti insegna’

Al di là delle dinamiche politiche, Conte ha offerto uno spaccato intimo della sua persona, ammettendo pubblicamente una vulnerabilità inaspettata per un uomo di potere. «Io non sono stato mai un eroe, non ho la vocazione a fare eroe, neppure alla Santità, come dice Camiot, però un uomo sì. Nessuno mi può togliere il fatto che sia un uomo vero, quindi anche con la mia forza mentale sicuramente, ma anche con la mia fragilità,» ha dichiarato, mettendo in luce il peso delle responsabilità e la difficoltà di gestire l’improvviso successo politico. «Purtroppo non esiste una scuola che ti insegni a gestire il successo». Una riflessione che lo ha portato a lanciare un podcast dedicato alla rinascita, raccogliendo le esperienze di personaggi noti.

Un’altra rivelazione significativa riguarda la sua capacità di guardare sempre avanti, anche di fronte a successi straordinari. Ricordando i 209 miliardi ottenuti dall’Europa, ha commentato: «Quella felicità durò un attimo, mentre io uscivo da quel Consiglio Europeo […] io dentro di me avevo già il pensiero che adesso dovremmo spendere 209 miliardi in un paese in cui chiaramente non c’è grande capacità di spendere risorse pubbliche, grande capacità di spesa amministrativa. Sarà una sfida.» Un pragmatismo che, secondo le sue stesse parole, lo porta a concentrarsi immediatamente sulle sfide future, senza godere troppo del presente.

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