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Usa, l’ex segretario della Difesa Mattis: “Attenzione a dichiarare vittoria, Hormuz può finire all’Iran”

L’ex capo del Pentagono mette in guardia sugli effetti di una ritirata Usa: rischio escalation e controllo iraniano dello Stretto, snodo vitale per il petrolio mondiale

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Jim Mattis

Jim Mattis | Photo by Gage Skidmore licensed under CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/deed.en) - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Washington, 24 marzo 2026 – L’ex segretario alla Difesa statunitense Jim Mattis ha lanciato un avvertimento significativo riguardo alla situazione geopolitica nel Medio Oriente, in particolare sul controllo strategico dello Stretto di Hormuz, arteria cruciale per il commercio petrolifero globale. Nel corso di una conferenza tenutasi a Houston, Mattis ha sottolineato come una prematura dichiarazione di vittoria da parte degli Stati Uniti potrebbe tradursi in un controllo de facto dello Stretto da parte dell’Iran.

Il monito di Jim Mattis sullo Stretto di Hormuz

Jim Mattis, che ha guidato il Pentagono durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump fino alle dimissioni nel 2019, ha affermato che terminare ora le operazioni militari in Medio Oriente significherebbe lasciare all’Iran la possibilità di rivendicare la proprietà dello Stretto di Hormuz e di imporre una tassa su ogni nave in transito. Questa via d’acqua è vitale, poiché dal suo passaggio transita circa il 20% del petrolio mondiale. Mattis ha definito la situazione “difficile” e ha ammesso di non vedere molte alternative praticabili per gli Stati Uniti.

Contesto attuale e tensioni regionali

Il monito di Mattis arriva in un contesto regionale fortemente instabile, caratterizzato da una serie di attacchi e controattacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran. Solo poche settimane fa, gli Usa hanno effettuato raid su siti nucleari iraniani, entrando apertamente in un conflitto che Israele aveva già innescato da giugno con attacchi mirati alle infrastrutture atomiche di Teheran. L’Iran ha risposto con missili contro Israele e ha minacciato di considerare legittimi obiettivi militari tutte le basi statunitensi nella regione.

Questa escalation ha generato timori di un possibile controllo iraniano dello Stretto di Hormuz, cruciale per il mercato energetico globale e per la stabilità geopolitica. Nel frattempo, si sono intensificati gli sforzi diplomatici, con interlocuzioni tra leader mondiali e iniziative di mediazione da parte di paesi come il Pakistan e l’Oman, mentre l’Unione Europea sottolinea l’importanza della de-escalation e della libertà di navigazione nella regione.

In questo quadro complesso, le parole di Mattis risuonano come un monito a non sottovalutare il rischio strategico implicato da una ritirata prematura o da una dichiarazione affrettata di vittoria nel teatro mediorientale.

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