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“Le calciatrici iraniane sono in pericolo”: l’allarme e gli appelli

Secondo alcune fonti le calciatrici iraniane sarebbe in grave pericolo: ecco cosa sta succedendo e gli appelli per la loro protezione

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Appelli e allarme per le calciatrici iraniane

Appelli e allarme per le calciatrici iraniane | Instagram - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Le calciatrici iraniane sarebbero in serio pericolo. Nelle scorse ore alcune atlete hanno utilizzato il gesto internazionale di richiesta d’aiuto, il “Signal for Help”, un segnale silenzioso nato per denunciare situazioni di violenza o coercizione. Secondo diverse segnalazioni, le calciatrici temono ripercussioni al loro rientro in Iran dopo essersi rifiutate di cantare l’inno della Repubblica Islamica. La preoccupazione riguarda anche le loro famiglie, che sarebbero oggetto di pressioni e minacce. Per le giocatrici, il ritorno in patria potrebbe significare arresti, repressioni o altre punizioni.

L’appello internazionale per la sicurezza delle calciatrici iraniane

A denunciare la situazione è stato anche Reza Pahlavi, che sui social ha parlato apertamente delle minacce rivolte alle atlete. “Le giocatrici della nazionale femminile di calcio iraniana stanno subendo forti pressioni e continue minacce da parte della Repubblica Islamica dopo il loro coraggioso rifiuto di recitare l’inno del regime”, ha scritto. Pahlavi ha quindi invitato il governo australiano a garantire la sicurezza delle atlete e a fornire loro supporto, sottolineando i possibili rischi di gravi conseguenze in caso di ritorno in Ian.

Il gesto di protesta delle calciatrici iraniane durante la Coppa d’Asia

La vicenda è iniziata durante la partita inaugurale della AFC Women’s Asian Cup in Australia. Prima dell’incontro del Gruppo A contro la Corea del Sud, le giocatrici iraniane sono rimaste in silenzio durante l’esecuzione dell’inno nazionale, con lo sguardo fisso davanti a sé. Il match si è poi concluso con una sconfitta per 3-0.

L’allenatrice Marziyeh Jafari e le sue calciatrici hanno successivamente evitato commenti sulla situazione politica interna, compreso il tema del conflitto e la morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Il silenzio della squadra è stato duramente criticato dai media di Stato iraniani, che hanno definito le atlete “traditrici”.

Le partite successive e l’incertezza sul ritorno

La nazionale iraniana era arrivata in Australia prima dell’escalation delle tensioni internazionali. Dopo la partita d’esordio, ha affrontato anche l’Australia e le Filippine, perdendo entrambe le gare e venendo eliminata dal torneo. Nei due incontri successivi, tuttavia, le giocatrici hanno cantato l’inno e hanno eseguito il saluto militare, gesto che molti osservatori interpretano come il segno di forti pressioni ricevute.

 

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Non è ancora chiaro quando e in che modo la squadra farà ritorno a Teheran. Nel frattempo, numerose voci del mondo dello sport e della società civile hanno chiesto protezione per le atlete. Tra queste anche Craig Foster, che ha sollecitato l’intervento della FIFA e delle autorità australiane per garantire la sicurezza delle calciatrici iraniane.

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