Roma, 6 marzo 2026 – Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pittsburgh ha sviluppato un collirio vivente in grado di riparare i danni alla cornea sfruttando la biotecnologia e l’uso di batteri geneticamente modificati. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Cell Reports, rappresenta un passo importante nel campo della terapia oculare e apre nuove prospettive per la cura delle patologie corneali.
Danni alla cornea: un collirio innovativo a base di batteri modificati
Il collirio contiene Corynebacterium mastitidis, un batterio normalmente presente nella palpebra umana, modificato geneticamente per produrre interleuchina 10, una sostanza con potenti proprietà antinfiammatorie. L’innovazione consiste nel fatto che questi batteri, una volta applicati, possono rimanere sulla superficie oculare, rilasciando costantemente il farmaco e favorendo la guarigione del tessuto corneale danneggiato.
Come evidenziato da Anthony St. Leger, coordinatore della ricerca, si tratta della prima dimostrazione che un microrganismo commensale oculare possa essere usato come vettore per una terapia farmacologica. Questo sistema, definito come una vera e propria “medicina vivente“, richiede una sola applicazione e garantisce protezione e supporto alla rigenerazione oculare.
Sfide e sviluppi futuri
L’efficacia del collirio tradizionale è limitata dalla continua pulizia operata dalle lacrime, che diluisce e rimuove rapidamente i farmaci applicati, costringendo a ripetute somministrazioni. Al contrario, il collirio vivente supera questo problema grazie alla capacità dei batteri di colonizzare stabilmente la superficie oculare.
Tuttavia, la tecnologia è ancora in fase preliminare: i ricercatori stanno lavorando per sviluppare “interruttori” genetici che consentano di disattivare o rimuovere i batteri in modo sicuro al termine della terapia. Solo dopo aver risolto queste criticità sarà possibile procedere con sperimentazioni sull’uomo.
Parallelamente, studi recenti confermano che il microbiota oculare, e in particolare il Corynebacterium mastitidis, svolge un ruolo fondamentale nel modulare l’immunità locale e nella protezione contro infezioni fungine e batteriche. La manipolazione genetica di questo batterio apre inoltre nuove vie per comprendere meglio la relazione tra microbioma e salute oculare, con potenziali applicazioni anche per malattie intraoculari come il glaucoma.
Il progetto, guidato da St. Leger e dai suoi collaboratori, rappresenta una frontiera innovativa nella ricerca oftalmologica e un esempio concreto di come la biotecnologia possa rivoluzionare le terapie tradizionali, offrendo soluzioni più efficaci e durature per i pazienti affetti da danni alla cornea.
