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Referendum giustizia, 135 comitati per il sì: “Cresce l’interesse per la riforma”

Cresce il dibattito sulla riforma della giustizia: tra eventi pubblici e iniziative contrapposte, i cittadini si preparano a scegliere sul futuro dell’assetto giudiziario

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Cartelli pubblicitari per il referendum sulla giustizia a Torino

Cartelli pubblicitari per il referendum sulla giustizia a Torino | ANSA/ALESSANDRO DI MARCO - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Roma, 2 marzo 2026 – In vista del referendum sulla riforma della giustizia fissato per il 22 e 23 marzo, i Comitati Civici per un Giusto Sì hanno raggiunto quota 135 in tutta Italia in poco più di un mese, organizzando oltre 60 eventi sul territorio. A sottolineare questo risultato è Domenico Menorello, vicepresidente vicario del Comitato, che interpreta il dato come la conferma dell’interesse diffuso, soprattutto da parte di molti cattolici, verso l’aspetto antropologico della riforma.

Il referendum sulla giustizia: una sfida per la centralità della persona

Il quesito referendario si concentra su una revisione costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, ridefinendo l’organizzazione interna della magistratura senza intaccarne l’autonomia e indipendenza. La riforma prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno dedicato ai giudici e l’altro ai pubblici ministeri, con l’introduzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale che si occuperà dei procedimenti disciplinari.

Il 22 e 23 marzo sarà quindi chiamata in causa la centralità della persona come riferimento della giustizia italiana e il primato del Parlamento, cioè del popolo, nella definizione del ‘bene comune’. Menorello osserva come il referendum voglia contrastare quella che definisce una “(in)giustizia ideologica”, che spesso elude il ruolo del Parlamento introducendo nuove regole in materie delicate come la vita e la concezione umana.

Da decenni, secondo il vicepresidente, l’Italia è attraversata da una forte contrapposizione tra un sovranismo giudiziario, che non rappresenta tuttavia tutta la magistratura, e la democrazia rappresentativa, che deve essere tutelata attraverso l’equilibrio tra i poteri sancito dalla Costituzione. La riforma, conclude Menorello, si muove proprio in questa direzione.

Confronto pubblico e iniziative in vista del voto

Per approfondire il dibattito e promuovere una partecipazione informata, domani 3 marzo alle 14:30 a Roma, presso la sala refettorio del Pio Sodalizio dei Piceni (Via S. Salvatore in Lauro 15), si terrà un incontro intitolato “Un sì per più giustizia e più libertà”. L’evento, organizzato dai Comitati civici cattolici per il sì in collaborazione con altre realtà referendarie, vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti del mondo giuridico e politico come Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, Luigi Salvato, già procuratore generale presso la Cassazione, e Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Il fronte opposto

Parallelamente, si intensificano le iniziative di chi sostiene il no al referendum. Per esempio, venerdì 6 marzo prenderà il via una grande maratona radio, tv e social “100 voci per il No”, promossa dall’ANPI nazionale e articolata in una giornata di interventi di artisti, magistrati, giornalisti, sindaci e accademici. Tra i partecipanti figurano personalità come Giovanni Bachelet, Gianfranco Pagliarulo, Rosy Bindi, Gad Lerner e Paolo Fresu. La maratona sarà trasmessa in diretta su molteplici piattaforme, tra cui il canale YouTube dell’ANPI nazionale e vari profili social.

In questo clima di confronto acceso, il referendum assume un ruolo cruciale per il futuro sistema giudiziario italiano. Si tratta infatti di un referendum costituzionale confermativo che non prevede quorum di partecipazione e si concentra sull’intero impianto della riforma, senza possibilità di votare parzialmente. Votare sì significa approvare la nuova legge costituzionale e consentirne l’entrata in vigore, mentre votare no mantiene lo status quo.

Per approfondire: Referendum costituzionale: le nuove regole sulla magistratura e la separazione delle carriere

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