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Sparatoria a Milano, Salvini: “Chi sbaglia in divisa deve pagare più degli altri”

Il caso Rogoredo riaccende il confronto su responsabilità e trasparenza nelle forze dell’ordine, tra indagini sull’agente Cinturrino e richieste di pene esemplari

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Milano, 23 febbraio 2026 – Si infiamma il dibattito politico e sociale dopo la sparatoria avvenuta il 26 gennaio scorso a Rogoredo, dove il pusher Abderrahim Mansouri è stato ucciso da un agente di polizia, Carmelo Cinturrino, ora indagato per omicidio volontario. Il caso ha scosso Milano, riportando al centro dell’attenzione la questione della condotta delle forze dell’ordine e delle responsabilità individuali all’interno della polizia.

Salvini difende le forze dell’ordine ma chiede pene più severe per chi sbaglia

immagine

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenuto durante una visita al Villaggio olimpico di Milano, ha ribadito il suo sostegno alle forze dell’ordine, sottolineando che sono centinaia di migliaia di donne e uomini in divisa che rischiano quotidianamente la vita per la sicurezza dei cittadini. “Io non mi pentirò mai di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine”, ha dichiarato, precisando però che “se uno su centomila commette un reato, per me paga, e paga anche il doppio”. Salvini ha aggiunto che un eventuale comportamento criminale da parte del poliziotto Cinturrino sarebbe “un oltraggio ai suoi colleghi in divisa”, evidenziando che “chi sbaglia paga, e se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più”.

Il ministro ha inoltre difeso lo scudo penale, affermando che l’iscrizione nel registro degli indagati “non deve essere automatica”, ma ha riconosciuto che nel caso di Rogoredo “c’è qualcosa che va oltre” e che le testimonianze dei colleghi dell’agente lo dimostrano. Salvini ha sottolineato l’importanza di distinguere tra “una mela marcia” e la maggioranza degli agenti che operano con dedizione e rischio, replicando a chi parla di “sbirri assassini” e attacchi alle forze dell’ordine. Alla domanda se avrebbe rifatto il post social di sostegno a Cinturrino, il vicepremier ha risposto “assolutamente sì”, ribadendo la sua posizione di lealtà verso chi indossa la divisa, salvo che non emergano prove di comportamenti delinquenziali.

Il profilo di Carmelo Cinturrino e le accuse emerse

Carmelo Cinturrino, assistente capo di 41 anni, è il membro più esperto della squadra operativa del commissariato Mecenate, specializzata nella zona di Corvetto e Rogoredo, nota per essere un’area critica per lo spaccio. Conosciuto nel quartiere con il soprannome di “Luca”, Cinturrino vanta numerosi arresti e riconoscimenti, tra cui un encomio del capo della polizia Franco Gabrielli nel 2017. Tuttavia, le indagini hanno portato alla luce accuse gravi: si ipotizza che l’agente possa aver avuto rapporti ambigui con alcuni spacciatori, esercitando una forma di controllo su di loro tramite richieste di pizzo e arresti mirati solo a certi soggetti.

Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, anche altri colleghi, giovani e meno esperti, avrebbero subito l’influenza di Cinturrino e chiuso gli occhi di fronte a comportamenti irregolari. Diversi pusher e abitanti del quartiere hanno riferito che Mansouri temeva l’agente e che l’omicidio potrebbe essere stato una vendetta. Le accuse si basano anche sulle dichiarazioni dei quattro colleghi indagati, che hanno parlato di arresti forzati, pestaggi e regolamenti di conti all’interno della squadra.

L’inchiesta prosegue con l’obiettivo di fare chiarezza su quanto accaduto e stabilire eventuali responsabilità, mentre la vicenda alimenta un acceso confronto sulla necessità di garantire sicurezza senza però trascurare il rispetto della legge anche da parte di chi è chiamato a farla rispettare.

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