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Omicidio Rogoredo, almeno 2 Dna sulla pistola: indagini in corso

Gli inquirenti analizzano i profili genetici trovati sull’arma, mentre emergono nuovi dettagli sulle versioni degli agenti e sulle dinamiche dell’omicidio a Rogoredo

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Sparatoria a Rogoredo

Sparatoria a Rogoredo | Ansa/Andrea Fasani - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Milano, 20 febbraio 2026 – Proseguono le indagini sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo dal poliziotto Carmelo Cinturrino. Dai primi risultati delle analisi genetiche emerge che sulla replica della pistola a salve rinvenuta sulla scena sono stati identificati almeno due profili Dna. Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano e dalla Squadra Mobile della Polizia, mantengono riserbo sull’identità delle persone coinvolte.

Analisi genetiche e nuovi sviluppi sulle indagini

Le tracce genetiche rinvenute sulla pistola a salve sono attualmente oggetto di approfondite comparazioni. Oltre ai due profili genetici già attribuiti, sono infatti presenti altre tracce complesse che richiedono ulteriori accertamenti, rendendo i dati disponibili ancora parziali. Parallelamente alle analisi tecniche, gli investigatori stanno esaminando il contesto e il passato delle persone coinvolte, incluso il poliziotto Cinturrino, il quale è al centro di un’indagine per un presunto verbale d’arresto falso risalente al 2024, relativo a un pusher poi assolto.

Le versioni rese dagli altri quattro agenti indagati, ascoltati di recente, hanno ribaltato le precedenti dichiarazioni e risultano, secondo fonti qualificate, univoche e concordanti. Questi sviluppi rafforzano l’ipotesi di un tentativo di ricostruzione della dinamica differente da quanto emerso inizialmente.

Chi era Abderrahim Mansouri ucciso a Rogoredo

Abderrahim Mansouri, noto come «Zack», apparteneva a una famiglia con profonde radici nel traffico di droga nel quartiere Corvetto. Non aveva mai richiesto il permesso di soggiorno e aveva scontato una pena per spaccio nel carcere di Cremona. Da anni era considerato un punto di riferimento nella rete criminale che gestiva il mercato degli stupefacenti tra Rogoredo e Corvetto, con un ruolo di supervisore e rifornitore di pusher locali.

Il poliziotto Carmelo Cinturrino, che ha sparato, era già stato coinvolto in un caso controverso nel 2024: un arresto a Corvetto che il Tribunale di Milano ha definito viziato da “affermazioni non corrispondenti alle immagini di videosorveglianza”, con conseguente assoluzione dell’arrestato e invio degli atti alla Procura per eventuali valutazioni penali. Attualmente, non risulta che Cinturrino abbia precedenti iscrizioni nel registro degli indagati.

Le indagini hanno inoltre evidenziato una serie di incongruenze nelle ricostruzioni degli agenti coinvolti sulla gestione della scena del crimine, in particolare sul ritardo nella chiamata ai soccorsi e sulla presenza della pistola a salve nelle mani di Mansouri, ipotizzata come messa successivamente per motivi ancora da chiarire. Le testimonianze e le verifiche sulle telefonate confermano un intervallo di 23 minuti tra lo sparo e l’intervento medico, elemento cruciale per gli sviluppi del procedimento giudiziario.

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