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3I/ATLAS, la cometa “impossibile”: perché qualcuno parla di astronave aliena

L’astrofisico Avi Loeb rilancia l’ipotesi più estrema sul terzo oggetto interstellare noto, ma tra “coda al contrario” e segnali radio gli astronomi invitano alla cautela.

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3I/ATLAS

3I/ATLAS | Shutterstock - alanews

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Giornalista e autore per Alanews.it, si occupa di attualità, politica, economia e società con particolare attenzione all’analisi dei fatti e alla verifica delle fonti. Il suo lavoro si concentra sulla cronaca e sull’approfondimento dei temi che influenzano il dibattito pubblico, con uno stile chiaro, rigoroso e orientato alla comprensione dei fenomeni contemporanei. Attraverso articoli, analisi e contenuti multimediali contribuisce alla produzione editoriale di Alanews, seguendo i principali eventi nazionali e internazionali e raccontandoli con un approccio informativo indipendente e basato sui principi del giornalismo professionale.

Partiamo dai fatti, quelli solidi: 3I/ATLAS esiste davvero ed è un oggetto interstellare, cioè non nato nel nostro Sistema Solare. È stato individuato dal progetto ATLAS e poi “promosso” a caso globale perché rappresenta il terzo oggetto di questo tipo riconosciuto dagli astronomi (dopo 1I/‘Oumuamua e 2I/Borisov).

Il motivo per cui la storia prende subito una piega da thriller è semplice: quando un corpo arriva “da fuori” e corre su un’orbita che non sembra legata al Sole come le comete di casa nostra, si aprono due strade. La prima è la più noiosa e anche la più probabile: un visitatore naturale, fatto di ghiaccio e polveri, con caratteristiche magari rare ma spiegabili. La seconda è quella che incendia i social: “e se non fosse naturale?”.

A complicare il tutto ci sono state immagini e osservazioni che, in alcuni momenti, hanno mostrato una coda dall’aspetto insolito, alimentando l’idea dell’“oggetto anomalo”.

La “coda al contrario” di 3I/ATLAS e le stranezze che fanno discutere

Uno dei dettagli più citati nelle discussioni online è la cosiddetta “coda al contrario”: in alcune foto, 3I/ATLAS sembra avere una scia che punta verso il Sole, l’opposto di ciò che ci aspettiamo da una cometa classica. Qui però entra in gioco la fisica (e un po’ la prospettiva): in astronomia esiste il fenomeno dell’anti-tail, una “coda” di polveri che può apparire in direzione del Sole per un effetto di geometria di osservazione e distribuzione delle particelle. In altre parole: è un’immagine spettacolare, ma non è automaticamente una prova di qualcosa di artificiale.

3I/ATLAS, la cometa “impossibile”: perché qualcuno parla di astronave aliena
3I/ATLAS, la cometa “impossibile”: perché qualcuno parla di astronave aliena

E poi c’è la parte radio. Nelle scorse settimane si è parlato di un “segnale” captato dagli strumenti: parola che, su internet, equivale spesso a “alieni”. In realtà, il quadro più condiviso è molto più prosaico: emissioni compatibili con la chimica delle comete, come prodotti della loro attività quando il Sole scalda ghiacci e gas.

A rilanciare l’interpretazione più estrema è Avi Loeb, astrofisico di Harvard già noto per aver acceso il dibattito su ‘Oumuamua. Loeb ha elencato una serie di “coincidenze” e anomalie che, messe insieme, secondo lui rendono legittimo almeno porsi la domanda: e se 3I/ATLAS non fosse solo una cometa?

Gli elementi di discussione

Tra i punti più discussi c’è il passaggio relativamente vicino a Giove previsto per metà marzo 2026: Loeb e un coautore hanno persino pubblicato un lavoro tecnico in cui ragionano sulla possibilità di osservare meglio 3I/ATLAS proprio in quella finestra, citando una distanza minima dall’orbita di Giove di circa 0,358 unità astronomiche (circa 53,6 milioni di km) il 16 marzo 2026. È dentro questo tipo di contesto che Loeb costruisce la suggestione: un oggetto che passa “nel posto giusto” potrebbe, in teoria, sfruttare l’occasione per rilasciare sonde o “satelliti” (ipotesi che lui stesso presenta come speculativa).

Traduzione: non è “la prova degli alieni”, ma una teoria volutamente provocatoria che sta facendo rumore perché tocca un nervo scoperto: sappiamo ancora pochissimo di come siano fatti, e come si comportino, gli oggetti interstellari.

Perché la maggioranza degli scienziati resta scettica

Qui arriva il punto chiave per non farsi trascinare dal click facile: ad oggi, non c’è alcuna evidenza verificata che indichi un’origine artificiale. La lettura più prudente resta quella naturale: una cometa interstellare con comportamenti particolari, da studiare meglio, e con qualche “effetto ottico” (come l’anti-tail) che può confondere fuori contesto.

La stessa discussione sul segnale radio, per come è stata riportata e analizzata, va nella direzione di processi fisici compatibili con un oggetto cometario, non con un dispositivo tecnologico.

Il succo, quindi, è questo: 3I/ATLAS è un visitatore reale e prezioso perché ci permette di “spiare” materiale arrivato da un altro sistema stellare. Ma trasformarlo subito in un’astronave aliena è un salto enorme. Molto più sensato, per ora, è seguire gli aggiornamenti delle osservazioni e capire quali anomalie resteranno tali anche quando avremo dati migliori—e quali, invece, rientreranno nella normalità (a volte sorprendente) delle comete.

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