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Rai, le motivazioni sulla mancata trasmissione di “No Other Land” sollevano polemiche

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Basel Adra e Yuval Abraham, registi di No Other Land

EPA/CLEMENS BILAN

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 23 ottobre 2025 – La decisione della Rai di non trasmettere il documentario palestinese No Other Land nella data prevista del 21 ottobre ha suscitato un acceso dibattito e critiche verso la gestione della programmazione da parte dell’emittente pubblica. Il documentario, vincitore dell’Oscar al miglior documentario nel 2025, racconta la difficile realtà di Masafer Yatta, un villaggio in Cisgiordania soggetto a continue demolizioni e violenze da parte delle forze israeliane e dei coloni. La Rai ha motivato lo spostamento della messa in onda al 15 novembre con la necessità di non turbare il “clima di speranza per la pace” dopo l’accordo per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

La controversa giustificazione della Rai

Il 21 ottobre su Rai 3 non è andato in onda il documentario, spostato senza preavviso, dopo un precedente rinvio dal 7 ottobre al 21 dello stesso mese. Adriano De Maio, nominato a maggio 2023 direttore della Direzione Cinema e Serie TV della Rai, ha spiegato il motivo dello slittamento in una dichiarazione all’agenzia AGI:

“La prevista collocazione di No Other Land il 21 ottobre non era in sintonia con il clima di speranza per la pace che poi è stata firmata. I contenuti del film avrebbero rischiato strumentalizzazioni, con l’alzarsi del livello delle manifestazioni di piazza anche violente. Ho chiesto di rinviare la collocazione per trasmetterlo in un clima più stabile e disteso perché possa essere apprezzato per la storia di amicizia tra due popoli che possono vivere in pace”.

Il logo della Rai
Shutterstock.com

Questa motivazione ha sollevato molte perplessità e critiche, soprattutto perché il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza è in vigore dal 10 ottobre, e le manifestazioni pacifiche a favore della Palestina in Italia si erano svolte due settimane prima del rinvio, senza particolari tensioni. Inoltre, il documentario affronta una realtà che si trascina da decenni, quella delle violenze e delle demolizioni in Cisgiordania, che non si sono fermate con l’accordo di tregua.

Il racconto di “No Other Land” e la sua rilevanza politica

No Other Land è un’opera corale israelo-palestinese, diretta da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal, che documenta con immagini raccolte tra il 2019 e il 2023 la lotta degli abitanti di Masafer Yatta contro lo sfratto forzato e le demolizioni imposte dalle forze israeliane per trasformare il territorio in un’area militare. Il film, distribuito in Italia da Wanted Cinema con il supporto di Medici Senza Frontiere e Amnesty International, è stato presentato al Festival di Berlino 2024 e ha ottenuto una straordinaria accoglienza critica, con un punteggio del 100% su Rotten Tomatoes.

Il documentario si sofferma sulle tensioni quotidiane, i soprusi dei coloni e la repressione militare, mostrando anche i rapporti complessi tra i registi israeliani e palestinesi, che tentano di raccontare una convivenza difficile ma possibile. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, le demolizioni e le violenze sono aumentate, sottolineando l’urgenza del tema.

Dal 5 novembre, No Other Land sarà disponibile sulle piattaforme di streaming, consentendo un accesso più ampio al pubblico interessato alla vicenda palestinese. La programmazione Rai, tuttavia, continua a suscitare attenzione e dibattito nel contesto della comunicazione pubblica su temi geopolitici delicati.

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