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Detenuto di 265 kg muore a Torino: “Nessuno lo voleva”, denuncia il fratello

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La cella di una prigione

La cella di una prigione | Pixabay @Ichigo121212 - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Torino, 21 ottobre 2025 – È deceduto recentemente nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino Francesco De Leo, il detenuto pugliese di 51 anni noto per le sue condizioni di grave obesità, che raggiungevano i 265 chili. De Leo stava scontando una pena fino al 2040 per reati di truffa, ma la sua vicenda ha messo nuovamente in luce le difficoltà strutturali del sistema penitenziario italiano nel gestire detenuti con esigenze particolari.

La lunga permanenza in ospedale e la carenza di celle adeguate per il detenuto di 265 kg

Per mesi, Francesco De Leo è rimasto ricoverato nell’ospedale Santa Croce di Cuneo, piantonato da agenti di polizia penitenziaria, poiché non erano disponibili celle idonee per ospitarlo all’interno degli istituti penitenziari. Solo nei primi giorni di ottobre è stato trasferito a Torino, dove la direzione del carcere di Torino – Le Vallette ha predisposto una cella appositamente adattata alle sue condizioni fisiche.

Il cartello di un pronto soccorso
Shutterstock.com

Questa situazione ha sollevato dure critiche, in particolare da parte dell’avvocato difensore Luca Puce, che ha seguito il caso: “Il sistema carcerario ha dimostrato ancora una volta la propria inadeguatezza strutturale nel garantire i diritti fondamentali di ogni detenuto. Non si tratta di colpa del personale, ma di carenze organizzative di lunga data”. Anche il sindacato Osapp aveva denunciato l’impatto sull’organico, sottolineando che a Cuneo erano stati distolti dieci agenti al giorno per il piantonamento di De Leo, aggravando la situazione di un personale già sotto pressione.

Le parole della famiglia e le prospettive legali

Il fratello di Francesco, Domenico De Leo, ha espresso il suo dolore e la sensazione di abbandono: “Nessuno lo voleva, nessuno si prendeva cura di lui come avrebbe dovuto”. Ricorda di averlo sentito solo pochi giorni prima della morte, affaticato e senza più assumere l’insulina necessaria per la gestione del diabete.

Le cause della morte, avvenuta nonostante i tentativi di rianimazione messi in atto dai sanitari del 118, evidenziano le difficoltà cliniche legate alle condizioni di salute del detenuto.

L’avvocato Puce non esclude l’avvio di un’azione risarcitoria in sede civile, puntando a far emergere le responsabilità nella gestione della detenzione di persone con gravi patologie e condizioni fisiche particolari.

Torino e le sfide del sistema penitenziario

La morte di Francesco De Leo riporta al centro del dibattito pubblico la questione della adeguatezza delle strutture detentive italiane e la necessità di interventi strutturali per garantire dignità e sicurezza anche a detenuti con disabilità o gravi condizioni di salute.

Torino, città capoluogo del Piemonte e uno dei principali poli industriali e culturali italiani, ospita il carcere Lorusso e Cutugno, uno degli istituti più grandi del Paese, ma come evidenziato dal caso De Leo, anche qui permangono limiti organizzativi che richiedono attenzione e interventi mirati da parte delle istituzioni.

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