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Primo morto per overdose da nitazeni a Brunico: i rischi dell’oppioide “più potente del fentanyl”

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Nitazeni

Nitazeni | Alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Brunico — Un giovane trentenne di Brunico è morto quasi un anno fa dopo aver assunto nitazeni, ma la notizia è emersa soltanto di recente in seguito all’arresto di un 30enne ritenuto il pusher che avrebbe rifornito la vittima. L’arresto, eseguito dai Carabinieri della città, ha riacceso l’allarme su una famiglia di oppioidi sintetici tra le più potenti mai comparse nel mercato illecito.

Secondo gli inquirenti, il caso di Brunico potrebbe essere il primo decesso attribuibile ai nitazeni documentato in Italia. Le autorità stanno ricostruendo la filiera d’acquisto: il sospetto è che lo spacciatore abbia procurato la sostanza tramite canali online, compresi mercati del dark web, e l’abbia poi venduta in provincia. Gli investigatori sottolineano come i nitazeni possano essere distribuiti mescolati ad altre droghe o venduti come “eroina” o “fentanyl”, rendendo quasi impossibile per l’utente riconoscere il pericolo a occhio nudo.

Cosa sono i nitazeni

I nitazeni sono una classe di oppioidi sintetici sintetizzati per la prima volta negli anni Cinquanta a scopo analgesico sperimentale, ma abbandonati per la loro estrema potenza e il profilo di rischio elevato. Alcuni analoghi noti includono isotonitazene, etonitazene, protonitazene e metonitazene. Rispetto agli oppioidi più noti, in particolare alla famiglia del fentanyl, i nitazeni possono risultare, a parità di dose, molto più potenti: in alcuni casi la loro attività è stata stimata superiore a quella del fentanyl, rendendo letali quantità di pochi milligrammi.

Rischi e meccanismi di pericolo

Gli effetti principali dei nitazeni sono quelli tipici degli oppioidi: analgesia, sedazione, depressione respiratoria. Proprio la depressione respiratoria è la causa principale delle morti per overdose: l’oppiaceo rallenta il respiro fino a interromperlo. Negli episodi riportati all’estero, persone che credevano di assumere eroina o pillole di altro tipo sono state esposte a dosi di nitazeni molto più forti del previsto, con conseguenze fatali o ricoveri per insufficienza respiratoria. Anche la risposta all’antidoto classico, il naloxone (Narcan), può essere complicata: in alcuni casi sono necessarie dosi multiple o ripetute somministrazioni, perché la potenza e la durata d’azione del composto superano quelle previste per eroina o fentanyl.

Dove si trovano i nitazeni

Negli ultimi anni i nitazeni sono comparsi in diverse nazioni come componenti di polveri, pillole contraffatte e miscele con altre droghe. Reperibili attraverso canali internazionali di produzione illecita e spesso importati via dark web, lì vengono venduti a gruppi o singoli spacciatori che poi li distribuiscono sul mercato locale. Autorità sanitarie e forze dell’ordine in varie giurisdizioni hanno segnalato sequestri e decessi collegati a nitazeni, con la sostanza che talvolta arriva mascherata da “eroina” o integrata in pasticche che imitano farmaci o benzodiazepine.

Avvisi sanitari e risposte locali

La comparsa di nitazeni ha già spinto organismi sanitari in diversi Paesi a emettere allerte: dalle raccomandazioni per aumentare la disponibilità di naloxone, all’adozione di test rapidi per rilevare i nitazeni nel mercato illecito, fino a campagne di informazione rivolte a chi fa uso di sostanze. Studi recenti e risorse pubbliche evidenziano la necessità di strumenti di riduzione del danno, come kit di test, accesso a servizi di scambio siringhe e programmi di trattamento, per limitare morti evitabili.

Il mercato nero in crescita

L’arresto a Brunico e i casi esteri rivelano un fenomeno più ampio: i nitazeni stanno entrando nella catena di approvvigionamento globale di droghe illecite, sfruttando il commercio elettronico nascosto e la domanda di oppiacei potenti a basso costo. Il mercato nero risponde rapidamente all’innovazione chimica, e quando una sostanza è più potente o più economica dei suoi concorrenti tende a essere adottata perché garantisce “resa”, a costo di aumentare il rischio per l’utente. Gli esperti avvertono che, senza una risposta coordinata tra magistratura, polizia, sanità pubblica e servizi di riduzione del danno, l’impatto in termini di vittime potrà crescere.

La tragedia di Brunico mette in luce una dinamica allarmante: droghe sintetiche nuove e potentissime, facili da comprare online, stanno arrivando nelle strade italiane. Informazione, prevenzione, strumenti di riduzione del danno e indagini internazionali sui canali d’importazione sono oggi misure urgentissime per contrastare un rischio che, come dimostrano i fatti, può trasformarsi rapidamente in morte.

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